mercoledì 7 giugno 2017

Il mondo dei treni


"Mi piace viaggiare in treno
veloce lasciare
stazioni e gallerie
correre accanto al mare entrare
in città rallentare passare
tra le case, spiare un balcone.
Mi piace guardare il treno
restare fermo al passaggio a livello
fare un gioco quello di contare  le lettere
fino all'ultimo vagone
sperare che l'ultima sia proprio
l'iniziale del tuo nome. "

Silvia Vecchini

Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno - Silvia Vecchini, Marina Marcolin, Topipittori

Così si esprime Silvia Vecchini nel suo "Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno", illustrato da Marina Marcolin, edito da Topipittori. La poetessa umbra descrive alla perfezione il rapporto arcano e simbiotico che si instaura tra l'immaginario del bambino e il lungo cavallo d'acciaio che egli vede srotolarsi dinanzi lo sguardo. A me preme sottolineare come Silvia, nel suo ideale emozionario a portata di bimbo, nello scavo quotidiano del suo sguardo attento alle piccole cose che gli si muovono intorno, consideri il "treno" elemento fondante e insostituibile nell'immaginario prodigioso dell'infanzia. Del resto basta leggerla la sua poesia, è una tale sequela di impulsi e sguardi, capace di far saltare in aria ogni accenno di punteggiatura, arrivando ad accavallare persino l'ingresso dei versi, pur di stare al passo delle emozioni. Ta-tan ta-tan, ta-tan ta-tan.

1) Mi piace viaggiare in treno

2) Veloce lasciare stazioni e gallerie

3) Correre accanto al mare

4) Entrare in città, rallentare

5) Passare tra le case

6) Spiare un balcone

7) Mi piace guardare il treno

8) Restare fermo al passaggio a livello

9) Fare un gioco, quello di contare le lettere fino all'ultimo vagone (sperare che l'ultima sia proprio l'iniziale del tuo nome).


La domanda sorge spontanea. Quante emozioni scatena un treno, tutte insieme, in un bambino?

Tralasciando la numero 3 (che dipende da dove la ferrovia insiste, il mare non c'è sempre), verrebbe da rispondere, comunque, tante.


E pensare che sono solo alcune, quelle descritte, tra le tante in opzione. 

Basterebbe sfogliare "Molly e Mae" di Danny Parker, illustrato da Freya Blackwood, edito da Terre di Mezzo, per rendersi conto che in treno ci si arrampica sui sedili, ci si sgattaiola sotto, si corre su e giù lungo i corridoi delle carrozze, si tracciano linee e disegni quando il vetro si appanna, ci si siede persino a leggere un libro, o a fare un qualunque gioco. Tanto per dirne qualcuna.

Molly e Mae - Danny Parker, Freya Blackwood, Terre di Mezzo
Molly e Mae - Danny Parker, Freya Backwood, Terre di Mezzo

Treni, stazioni e ferrovie costutuiscono un laboratorio itinerante, capace di connettere il bambino in presa reale con il tempo che scorre e lo spazio che si apre. Un'esperienza in perenne trasformazione,  capace di tenere in contatto il mondo esterno, fisico, con la propria sfera emotiva, interiore. 

 

Quando Eleonora era bambina non trascorrevo molto tempo a leggergli libri; frequentava una Scuola dell'Infanzia molto attenta in tal senso, che io e mia moglie scegliemmo con cura, e ci siamo sempre fidati del lavoro delle sue maestre. In compenso abbiamo trascorso molto tempo insieme a sfogliare il grande libro del mondo, andando continuamente in giro, alla scoperta di luoghi e suggestioni. Ogni settimana aveva cose nuove da raccontare, il suo linguaggio si arricchiva in continuazione, tracimando per fluidità e portata le migliori aspettative delle sue insegnanti che ogni volta dicevano: "ma che gli avete fatto fare?".



Una volta eravamo in stazione a Terni, stavamo passeggiando lungo il primo binario; era appena arrivato un treno merci da Civitavecchia, per l'acciaieria, Ele aveva compiuto da poco i tre anni e mezzo. C'era un manovratore venuto a sganciare il locomotore dai carri che di li a poco sarebbero stati presi in carico da un altro locomotore, per essere condotti all'interno dello stabilimento. Il simpatico manovratore, vedendo quella biondina riccioluta di mia figlia, col sorriso gli chiese:

"Bambina, ti piacciono i treni?"

E lei, senza farsi pregare:

"Si, ma qui non ci sono i treni storici come a Pittoia!"

Il povero manovratore rimase di sasso. Lui magari Pistoia l'aveva sentita nominare tante volte, magari non c'era nemmeno mai stato al Deposito Rotabili Storici; e una mocciosetta gnoma gli sentenziava che i treni che si apprestava a manovrare erano davvero poca cosa rispetto alle locomotive e ai locomotori storici presenti a Pistoia.  
 
 
Ho sempre cercato di non fargli pesare la mia passione, limitandomi a quel tanto che basta, sufficiente a fornirgli strumenti per leggere il mondo e soddisfare le sue curiosità. Oggi è una piccola donna che gioca a fare la femmina, presa dalle cose della sua età, per stare dietro a "Papà". Però a suo tempo ne ha fatte di passeggiate sulle traversine abbandonate a scattare foto a ponti e gallerie, nel Far West della Tuscia. C'è salita in cabina, ne ha azionate di leve, ha sollevato e sventolato le bandiere rosse del capostazione a Roccaraso, Castel di Sangro e San Nicola Silvana Mansio. E' venuta in deposito a vedere i rotabili storici, ma è anche entrata nelle officine, a Cosenza, a vedere i treni smontati. Abbiamo indossato pettorine ed elmetti. Ne abbiamo fatti di giri insieme, seduti sulla carrozza di un treno; pochi, ma buoni. 


Spero che abbia capito che la vita è fuori, che la lettura è uno spazio interiore che è bene si coltivi da sé, senza le mie interferenze. Che le avventure condivise insieme, se le porterà dietro per sempre.

giovedì 30 marzo 2017

Marea


Alle volte non basta un "mare", ce ne vogliono due. Non importa che si susseguano, come il Tirreno e lo Jonio, oppure lambiscano entrambi i lati della città, come il Grande e il Piccolo. Il viaggio attraverso Reggio Calabria e Taranto sembra raccontarmi questo. Gli anni passano, ne ho già alle spalle più di 40, inizio quasi a sentirne il fardello, ho poca voglia di correre e sgomitare come un tempo. Allora è bello avere due orizzonti, perché se anche uno fosse irrimediabilmente perduto, resta sempre l'altro in cui fondersi, anche solo illudersi. 
 
L’oro del Sud. Non c’è punta di meraviglia senza una goccia di rimpianto.
 
 

sabato 25 marzo 2017

Nuovo binario Paradiso

Torre idrica della stazione di Capranica - Sutri
I ricordi sono li che dormono, come motori sotto il cofano. Attendono solo qualcuno che giri la chiave, tornando a farli ruggire.

Era un sabato mattina di dieci anni fa. L'11 marzo 2007 per la precisione. Avevo ancora la mia Ford Fiesta 1.2, immatricolata il 29 agosto dell'anno 2000. Aveva abbondantemente superato i 200.000 km, da qualche mese le avevo installato l'impianto a GPL. L'avrei tenuta con me 5 anni ancora, e ancora mi chiedo se ho fatto bene a disfarmene. A parte gli acciacchi a sospensioni e carrozzeria, il motore andava ancora una bomba. 

Capranica. Chi scende (Orte) e chi sale (Viterbo). Suggestioni che si diramano
Era un periodo particolare della mia vita, avevo da poco cambiato lavoro, quello che ancora oggi mi vede impiegato, anche se all'epoca era ancora a tempo determinato. Erano giorni di forte stress emotivo, il nuovo capo mi metteva sotto torchio per vedere come reagivo, se ero all'altezza del compito per cui venivo pagato. Qualche mese dopo l'avrei ringraziato per tutto quanto mi ha dato, ma in quei giorni ero abbastanza terrorizzato. Poi, un paio di mesi dopo, entrai nel suo ufficio per consegnargli la partecipazione di nozze. Il 9 giugno mi sarei sposato. E tutto cambiò di colpo, pur declinando l'invito spalancò un sorriso di compiacimento, apprezzando il mio gesto, e qualcosa mutò nel nostro rapporto: non fu più l'orco di prima, iniziò a trattarmi come un premurevole, per quanto all'occorrenza severo, padre di famiglia.  Inserendomi un premio in busta paga per il  matrimonio, un altro alla nascita di mia figlia Eleonora, appena un anno dopo.

Viadotto della ferrovia Roma - Viterbo all'uscita di Capranica
Ma quel giorno di marzo avevo tutte le ragioni per voler fuggire e cercare un luogo tranquillo. Come poteva esserlo solo un luogo sospeso nel tempo, al riparo dai rumori del mondo. Come un ex tracciato ferroviario. Venivo da due anni di escursioni frequenti sull'ex tracciato della Spoleto - Norcia, che avevo ormai percorso da palmo a palmo, e non serbava più sorprese a riguardo. Cercavo nuovi stimoli. Fu così che, senza pensarci due volte, mi diressi verso Viterbo. Destinazione Capranica.

Strani incroci. Ponte ad arco della ferrovia Roma - Viterbo sulla Civitavecchia - Orte all'uscita di Capranica.

Stazione di "Capranica - Sutri". Diramazione tra storia e memoria, attualità e archeologia ferroviaria. Trading post lungo il "Far West della Tuscia". La dove la "Roma - Viterbo" incrocia la compianta "Orte - Civitavecchia". Quel giorno risuonava "Crumbling Down" dei Sentenced, in auto. Introduzione gotica, riff tagliente di chitarra, buon groove, coro femminile celeste e oscuro. Bello come  le arcate del viadotto in curva sulla Roma - Viterbo, quando il binario si eleva ad abbracciare l'altro tracciato che gli scorre sotto, tirando dritto verso un destino segnato che lo vede condannato all'oblìo.
Stazione FS di Ronciglione
Stazione di Ronciglione. Qui la ferrovia arrivò nel lontano 1894, come diramazione della Roma - Viterbo. Caso ha voluto che  l'ultimo tronco di linea fosse chiuso al traffico esattamente un secolo dopo, nel 1994. Quando l'ironia supera la strategia. Vi ricordate "La vita è bella" di Roberto Benigni? Le scene della deportazione furono girate in questa stazione, con il convoglio trainato dalla locomotiva a vapore FS 940.044, assegnata del Deposito di Sulmona. Dall'altro lato, nel silenzio ciclopico della natura, un imponente manufatto in ferro sorvola la forra. Reca una targa sul corrimano. "Società Nazionale Officine di Savigliano - Torino. 1928". L' "Eiffel di Ronciglione" ricorda l'anno in cui fu inaugurato il corridoio tra il porto di Civitavecchia e le Acciaierie di Terni.


Viadotto in ferro sul Rio Vicano all'uscita di Ronciglione, lato Orte
Poi venne un altro giorno di marzo, otto anni dopo. Su quel binario salì mia figlia, con la sua macchina fotografica, e mi accompagnò nella camminata. Non so se il tempo sarà così galantuomo da preservarle i ricci; io le auguro che il vento soffi costante a scompigliarle i pensieri, sollevandole i boccoli. Perché i suoi sogni non finiscano su un binario morto.


Mia figlia Eleonora, tra Orte e Castel Bagnolo
Non esiste leggenda, senza qualcuno che ne tramandi le gesta.

venerdì 17 marzo 2017

"Tacito accordo"


Ic 599 per Terni in partenza dalla stazione Centrale di Milano
Del "Tacito" non si butta via niente.

Nemmeno quando hai fatto il biglietto Terni - Bologna a/r per andare alla "Bologna Children's Book Fair" per il 5 aprile. Tu sei già li che, biglietti alla mano, pregusti il tutto. E in ufficio ti arriva la doccia fredda. La collega ha già chiesto le ferie quel giorno, e tu devi sostituirla. Lasciare l'amministrazione sguarnita non si può, puoi solo cambiare data, e decidi il 4.

Ma i biglietti sono in "Economy", e non puoi cambiare data, pena l'applicazione della tariffa ordinaria. Sono 41,50 €. a salire e 41,50 €. a scendere, e tu che avevi pagato in tutto 39,80 €. andata e ritorno. Ti conviene rifare i biglietti in "Economy" per il 4, e gettare i vecchi nel cestino. Dove lo trovi uno che si alzi all'alba per prendere il treno alle 5 di mercolerdi 5 aprile per andare a Bologna e ripartire la sera tornando a Terni a mezzanotte inoltrata? Giusto se conosci qualcuno che, come te, quel giorno, deve salire alla Fiera in giornata.

Per fortuna che c'è tuo padre cui piace viaggiare, che in treno ci è salito e sceso su e giù per anni da un capo all'altro d'Italia tutti i fine settimana, per andare al lavoro e rientrare a casa. Domodossola, Taranto, Bagnoli, Genova, chi più ne ha più ne metta. E si che lui l'aveva tenuto a battesimo il "Tacito" vent'anni prima, quando lo avevano appena istituito, era ancora numerato 550/562 e ci metteva ancora 6h e 30 spaccate a fare Terni - Milano sia a salire che a scendere. Partiva alle 5:30 e arrivava alle 12:00; ripartiva alle 18:00 e arrivava alle 00:30. E quanto volte sei andato a prenderlo alla stazione di Terni, quando lavorava a Trezzo d'Adda e il venerdi sera scendeva a casa. Saliva in "Centrale", che per taluni è "Cattedrale", e poteva anche addormentarsi che tanto il treno finiva a Terni. E non c'era nemmeno il rischio di rimanere la notte in stazione, che so a Roma Termini, perché anche l'ultimo treno per l'Umbria era ormai partito. 

Ma a Terni quel treno non arrivava mai in orario, si portava sempre dietro una buona mezz'ora, qualche volta un'ora. Così si facevano le 01:00, talvolta le 01:30, tra nebbie e imprecazioni. Già allora Trenitalia si "scusava per il disagio", anche se Trenitalia non esisteva ancora. Si chiamavano ancora Ferrovie dello Stato. Fatto sta che quel treno era comodo, e fortuna che c'era. 

Così tu quei biglietti non hai più buttato, ma un bel viaggio a Bologna a tuo padre hai regalato. Il "Tacito" non ha più un nome, ha cambiato numerazione, hanno persino allungato la traccia oraria, ma oggi come allora di quel treno non si butta via niente, ed è un magnifico lasciapassare per girare l'Italia, di stazione in stazione, di città in città. Quelle che non vedi più scorrere con l'Alta Velocità.

Ora e sempre, IC 580/599. Dove "Intercity" non è solo un sigla, ma una filosofia esperenziale, metafora, essenza, perfino arte del viaggiare.

Ferma a Spoleto, Foligno, Assisi, Perugia Ponte San Giovanni, Perugia, Terontola - Cortona, Arezzo, Firenze Santa Maria Novella, Prato Centrale, Bologna Centrale, Modena, Reggio Emilia, Parma, Fidenza, Piacenza, Lodi, Milano Rogoredo e arriva a .. Milano Centrale

Ditemi voi se non è musica questa.

martedì 15 novembre 2016

E' tempo di "Miracoli"

Salutiamo il Duomo e la Torre, e ci dirigiamo verso l'auto, quando Spritz si impunta davanti al portone del B&B lasciato pochi minuti prima. Vorrebbe tornare su, vorrebbe restare lì. E' questa l'ultima immagine che ho di Pisa. Vibrante e tenera.

E' che le città sono sempre li, nel loro impassibile e storico aplomb. I nostri occhi però non sono mai gli stessi, ogni volta che ci torniamo. Alle volte è una torre pendente, altre basta solo un portone verde nel palazzo color crema sulla strada grigia. 

La prima volta avrò avuto tre anni, c'erano mamma, papà, la piazza in bella posa, e io indossavo un cappottino. E una foto vecchia di 40 anni a ricordarmela.

La seconda ne avevo 30, era il lunedi di Pasqua e non sapevo che fare, a quale santo votarmi. Così presi il treno, destinazione "Piazza dei Miracoli". Ad Orte cambiai con un IC proveniente da Napoli per il Nord, pieno fino a scoppiare, rimasi in piedi sul vestibolo fino a Firenze. Cambiai con un regionale per Pisa Aeroporto. Vetture a due piani. Scesi in "Centrale", e attraversai il centro. No, non è un gioco di parole, quel giorno faceva un freddo, tirava un vento gelido, di quelli che solo nel cuore soffiano, in certe stagioni dell'animo. Il verde dei "Miracoli" di Piazza Duomo è stata forse l'unica nota di colore di una giornata intensamente da dimenticare.

La terza volta, mia moglie era incinta di Eleonora. Sfidando ogni scaramanzia comprammo i primi articoli del corredino alla Prenatal cittadina, che non erano ancora trascorsi i fatidici tre mesi. Li scegliemmo di color arancio, così sarebbero andati bene, sia che fosse stata femmina, sia che fosse stato maschio.

Nel mezzo ne sono passate altre. Questa era la prima, insieme a mia figlia e, se vogliamo, aggiungiamoci il cane. Non chiedo nulla alla mia vita, ma mi aspetto indicazioni su cosa scrivere. D'ora in avanti.

Stairway to Heaven

"There's a lady who's sure
All that glitters is gold
And she's buying a stairway to heaven"

Led Zeppelin - Stairway to Heaven 


Statua della Vergina in cima alla facciata della Basilica di Santa Maria degli Angeli, come appare dalla stazione di Assisi

Alle incommentabili affermazioni udite su Radio Maria circa le motivazioni etiche scatenanti le recenti scosse di terremoto che sta dilaniando interi paesi al confine tra Umbria e Marche, rispondo con questa immagine provocatoria, ma non irriverente; perché quella statua della Vergine che vedete ritratta in foto, in cima alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, e imbragata con delle funi, ballò sul suo piedistallo in occasione della violenta scossa del 26 settembre del 1997; quella stessa scossa che fece crollare la volta con gli affreschi del Cimabue all'interno della Basilica Superiore di San Francesco, in Assisi. Le immagini della statua tremante fecero il giro del mondo, alla pari di quelle, forse più spettacolari e tragiche, del crollo in diretta della volta in Basilica Superiore.

Nessuno è al riparo della furia scatenante della natura, nemmeno le immagini sacre su cui si fonda la nostra iconografia cristiana, e contestuale pratica religiosa.

Cupola e campanile della Basilica di Santa Maria degli Angeli, come appaiono dalla stazione di Assisi
Ieri ho aspettato che la locomotiva a vapore passasse, e la folla si disperdesse, per restare un attimo solo, a meditare. Quale stazione al mondo, migliore di Assisi, per contemplare? Quando, tra gli alberi, è apparsa lei, a spalancare le braccia, dandomi le spalle. Non potevo lasciar cadere nel vuoto quella visione, così ho montato il 300 mm. sulla reflex. Mi sono appropriato di quell'immagine incorniciandola, per portarmela a casa. Quando, la sera tardi, l'ho scaricata al PC, mi sono accorto che dal tetto della Basilica fino ai piedi della "Vergine" era posata una scala. Per il Paradiso, voglio immaginare.

"And it makes me wonder".

giovedì 10 novembre 2016

"Good morning" Terontola ..

 Locomotiva FS 685.089 in testa al treno storico in partenza da Terontola per Foligno
 "Aspetta un momento a svegliarti
Voglio guardarti ancora
Aspetta un momento a girarti
Voglio sfiorarti ancora.. "

Gaetano Curreri canta la " fine di un'estate", la sua voce avvolgente si fa sfondo, paesaggio, orizzonte. Il cielo è cupo, lungo la strada inizia a piovere insistentemente. Una tipica giornata autunnale. In fondo cosa è l'autunno, se non la fine di un'estate? In verità fuori fa caldo, a Terni alle 6 di mattina ci sono già 15 gradi, diventeranno 17 un'ora dopo, doppiata Perugia. Allora forse l'estate non vuol finire, anche se siamo a novembre inoltrato. 

"... Immaginare che fai soltanto sogni belli
Dove noi siamo felici e non moriamo mai
Non moriamo mai".


(Stadio - Fine di un'estate)

Treno storico per Foligno condotto dalla locomotiva FS 685.089 in partenza da Terontola
Destinazione Terontola. Da bambino questo nome mi faceva ridere, tanto sembrava uno scioglilingua, un bizzarro gioco di parole. Che luogo è Terontola? In principio era un non luogo, poi ad un certo punto hanno posato il binario, è diventato un "borgo ferrovia" in una località di intersezione tra più linee, diventando il punto di riferimento di un'intera area. Un luogo serio, importante. Soprattutto se ci affianchi il nome di Cortona. "Terontola - Cortona", senti come suona. Imponente. Ma nonostante i nobili uffici di Cortona, la stazione era e resta Terontola. Un nome che sembra uno scherzo uscito da una storia di Gianni Rodari.  

Treno storico Terontola - Foligno in transito a Tuoro sul Trasimeno
Era il dicembre del 1866 quando fu inaugurato il tronco Foligno - Terontola, linea che oggi riveste un'importanza secondaria, ma esattamente 150 anni fa costituiva l'anello mancante per realizzare il primo collegamento ferroviario tra Roma e Firenze, le due principali città del "Centro d'Italia"; anche se l'Italia all'epoca era ancora un'idea astratta in via di realizzazione. La Roma - Firenze attraversava l'Umbria, decretandone la sua centralità ferroviaria; e fino a Foligno, Roma - Firenze e Roma - Ancona erano la stessa ferrovia. Rimasugli di orari ferroviari dell'epoca testimoniano che i primi collegamenti ferroviari internazioni tra Roma e Parigi passavano per Terni - Foligno - Assisi - Perugia. Per celebrare degnamente questo anniversario, il DLF di Perugia, in collaborazione con la Fondazione FS, ha organizzato un treno storico Terontola - Foligno , con sosta intermedia a Perugia, composto dalla locomotiva FS 685.089 (classe 1915) in testa a un convoglio composto di carrozze tipo 1928 R "Centoporte". Il supporto operativo e logistico allo svolgimento fattivo del treno, sia per quanto riguarda l'assistenza ai viaggianti che la disbriga di tutte le procedure ferroviarie e di sicurezza, a sostegno e in collaborazione con il personale di macchina, è stato garantito dall'attivismo dell'Associazione folignate "Turno C", operante in regime di convenzione con Fondazione FS. Una buona occasione per ritrovare alcuni vecchi amici, e compiacermi della bontà del loro lavoro.

Il convoglio storico in transito al PL al Km. 68 + 551 posto all'ingresso di Passignano sul Trasimeno
La vecchia "Signora", ormai centenaria, era in splendida forma e tirava come una dannata, e ho faticato non poco nel primo tratto per stargli dietro; se a Tuoro sono riuscito ad appostarmi in tempo, a Passignano a dovuto rimediare un punto di fortuna, che il PL era già abbassato, impedendomi di raggiungere il rilevato sopraelevato sul muraglione, in uscita di galleria subito dopo la stazione. A Magione mi sono incartato da solo, sbagliando strada e ho perseverato andando per tentativi dietro alla ferrata in un punto che non conoscevo, salvo tornare sui miei passi con il treno che aveva ormai preso il largo. A quel punto ho puntato diretto a Perugia, alla stazione Capitini, confortato dall'orario; peccato che il treno, in anticipo di 10 minuti abbondanti sulla tabella di marcia, era già arrivato in stazione a Fontivegge. Dove il convoglio ha osservato una sosta prolungata di quasi due ore, anche per agevolare la regolarità della circolazione ferroviaria ordinaria sulla tratta ai treni di metà mattinata.

Locomotiva FS 685.089 in sosta alla stazione di Perugia
Io ne ho approfittato per ricaricar le pile e smaltire le tossine dopo una corsa sotto la pioggia; dopo tanti anni una locomotiva a vapore è tornata a Perugia. Sebbene l'evento sia passato in sordina, con un grado di partecipazione istituzionale e una voglia di festeggiare il pur importante traguardo giunta ai minimi storici. Degna di una Regione Cenerentola "distratta" sempre più votata alla "gomma", e scarsamente propensa ad investire sulla rotaia. Fuori dai denti e al netto di polemiche spicciole i 150 anni della "Foligno - Terontola", che poi sono i 150 anni della "Roma - Firenze" meritavano una cornice migliore; e se "treno storico" per fortuna c'è stato, è sempre grazie all'impegno volontario delle associazioni locali che ci mettono più di una pezza per salvare la faccia. Del resto, solo pochi mesi prima, correvano i 150 anni della "Roma - Ancona"; nessun treno storico a ricordare l'evento. Lo hanno fatto passare in cavalleria.


Al ponte di "Prepo" ho dato l'assalto al treno, recuperando parte del malloppo che mi aveva sottratto nel primo tratto; come mi sono lasciato Perugia alle spalle, ha ripreso a piovere a dirotto. Ho tirato dritto fino alla stazione di Assisi, per dare l'ultimo saluto al convoglio, in transito verso Foligno.

Il treno storico Terontola - Foligno in transito ad Assisi
Il treno saluta e se ne va verso Foligno
Come il treno è passato, è tornata a splendere radiosa la luce del sole. Quasi che la locomotiva, sbuffando possente, si fosse tirata dietro la malinconia insieme alle vetture. La gente accorsa ad ammirare al convoglio, era già andata via. La stazione di Assisi, tutta per me. Allora ho pensato a quanto fosse bello essere li e restarci, senza alcuna ragione. Perché tutto il resto è già storia, che siano passati solo pochi minuti o 150 anni, poco importa. Finché ne resta memoria.

"...ma poi ho camminato tanto e fuori

c'era un grande sole

che non ho più pensato a tutte queste cose...


E va bene così

senza parole... "

(Vasco Rossi - Senza parole)

lunedì 7 novembre 2016

Incroci e diramazioni


Treno storico turistico del 13.08.2016, condotto dalla FCL 353 Borsig in transito a Righio

La vita sa essere cinica e beffarda, mettendoti uno di fronte all'altro alcuni accostamenti impietosi. In questo 2016 cadono due importanti ricorrenze: i 90 anni della FCL 353 Borsig e i 90 anni (proprio questo 1 novembre del 1926) dell'inaugurazione della Ferrovia Spoleto Norcia.

La prima è l'unica unità rimasta attiva di un gruppo di 11 locomotive passato alla storia per essere il più potente tra quelle a scartamento ridotto utilizzate in Italia, con ben 800 cv alle ruote. La seconda è sempre stata riconosciuta come il "massimo sforzo della tecnica e dell'ingegneria applicato ad un tracciato ferroviario", una sorta di "Piccolo Gottardo" nel Cuore dell'Umbria, al punto da essere definito, non da pochi, come il più bel tracciato ferroviario esistito al mondo.

Treno storico turistico del 15.08.2016 nel punto di valico precedente l'arrivo a San Nicola Silvana Mansio
Solo che, nel primo caso, la nostra locomotiva non solo è ancora brillantemente in esercizio, ma proprio per i suoi 90 anni è tornata a sbuffare nel suo habitat naturale, quella Sila per le cui pendenze (e altre linee analoghe delle calabro lucane come l'ex Ferrovia del Pollino, entrambe linee da 60x1000 ad aderenza naturale) questo gruppo di locomotive era stato appositamente costruito. Nel secondo caso, invece, per una tragica fatalità, la stazione di Norcia è stata rasa al suolo da un violento terremoto. Giova ricordare che giaceva li, inutilizzata, da 48 anni, su 90. Come a dire che, in ogni caso, al di là di quello che sta accadendo sull'altopiano nursino, non c'era granché da ricordare, tanto meno festeggiare, oggi.

Treno storico turistico del 15.08.2016 nei pressi del PL Germano, tra Croce di Magara e Sculcà
Ora io non voglio infierire su quanto sta accadendo in questi giorni, ne sostenere l'assurdo che se ci fosse stata la ferrovia questo non sarebbe successo, ci sarebbero stati anzi danni importanti all'infrastruttura ferroviaria (ma anche motivi fondati un domani per rimettere in piedi la stazione e non solo lei). Ne voglio attribuire questo a chissà quale punizione divina, io che sono miscredente più che credente.

Treno storico turistico del 15.08.2016 condotto dalla FCL 353 Borsig tra le stazioni di Moccone e Camigliatello Silano
E' che io sono fatalista. Non credo alla mano celeste, o al libro del destino già scritto, credo alla "fatalità" che è una verità più umana che rimanda l'uomo alle sue responsabilità. Accade di trovarsi in certe situazioni e a certi incontri sulla base di determinate scelte che si sommano a quelle degli altri con cui ci confrontiamo e interagiamo. Ridefinendo costantemente il tutto. Scelte, atti di volontà, a volte inconsapevoli, anche ingenui, perché mostreranno in pieno le loro implicazioni e conseguenze solo molto più a valle. La fatalità riporta l'uomo in braccio a sé stesso, alle sue intenzioni e capacità, alla sua pertinacia ... o alla sua debolezza, paura, negligenza.

Intitolai proprio così il mio primo libro di poesie: "La fatalità in braccio". In omaggio a questo mio personale modo di interpretare gli accadimenti a vivere la vita.
 
Treno storico turistico San Nicola Silvana Mansio - Moccone del 15.08.2016 in transito a Righio
 E' una fatalità che la stazione di Norcia sia crollata proprio in questo momento, a un pelo del novantennale della sia inaugurazione e a quasi 50 dal suo abbandono. Ma, se le cose devono davvero accadere in un dato momento, ho ragione di credere che abbia scelto quello giusto per venire giù.

Ad ogni modo, per quanto mi pianga il cuore, non starò a rimpiangere una "non stazione" di una "non ferrovia", preferisco ricordare quella locomotiva pertinacemente preservata e rimessa in corsa che è tornata a sbuffare su una linea che, ancorché ritenuta da molti inutile al pari di come fu considerata 50 anni fa la Spoleto - Norcia, è ancora armata e ogni tanto il treno ci sbuffa.

Treno storico turistico del 15.08.2016 in discesa tra San Nicola Silvana Mansio e Righio
Bisogna lavorare per i propri sogni, anche quando ai più sembrano assurdi, non svenderli. Per questa ragione negli ultimi anni ho calpestato il sedime delle stazioni della Sila, lasciando andare al loro destino quelle della Valnerina. Agli incroci della vita non ci arrivi mai a caso, e solo dopo esserti lasciato alle spalle un lungo cammino.

lunedì 31 ottobre 2016

L'ultimo giorno?


"Io mi dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati" - Fabrizio De André, Giugno '73

Inaugurazione della stazione di Norcia - 1° novembre 1926
Inaugurazione della stazione di Norcia - 1° novembre 1926
"Nel pomeriggio del 31 luglio la Società Spoletina comunicava al personale della linea che la corsa da Spoleto a Norcia delle 19:12 si sarebbe effettuata con l'autobus invece che con il treno. Così vi fu un gran movimento sul piazzale dello scalo norcino per la formazione dell'ultimo convoglio che doveva ricondurre a Spoleto tutti i rotabili. Alle 17:10 l'elettromotrice A2, completa di viaggiatori, partiva verso Spoleto, trainando una vettura passeggeri, il carro spartineve P90 e un trabattello. Dopo aver dato il via al convoglio, il capostazione di Norcia Altobelli disponeva lo scambio per il corretto tracciato. Il gesto, apparentemente inutile, si dimostrerà quasi profetico quando, più tardi, giungerà da Spoleto un'elettromotrice al posto del programmato autobus.

Panoramica dello scalo di Norcia con il famoso curvone che precedeva l'ingresso in stazione
La stazione di Norcia nei primi anni di esercizio ferroviario

L'ultimo convoglio da Spoleto per Norcia mosse intorno alle 19:40; con mezz'ora di ritardo rispetto all'orario di marcia. La Spoletina aveva affisso, qualche ora prima, un cartello in cui si avvisavano gli utenti della soppressione dell'ultima corsa che si sarebbe invece effettuata con autobus. Ma già una quarantina di persone avevano preso posto sul convoglio ed altre erano in attesa di salirvi. A nulla valsero gli inviti del personale di servizio, i capistazione Farinelli e Naticchioni, per convincere gli utenti a raggiungere l'autobus che nel frattempo era arrivato nel piazzale esterno della stazione di Spoleto. Tra i passeggeri il rifiuto si unì alla commozione dell'ultimo viaggio sul trenino celeste.

La stazione di Norcia negli ultimi giorni di vita ferroviaria

Il macchinista Mattioli e il controllore Ottaviani furono tra i testimoni dell'ultimo sferragliante treno in Valnerina. Anche l'ingegner Basler, ormai ottantaduenne, all'ombra del grande viadotto della Caprareccia. sventolava il fazzoletto in segno di addio. L'elettromotrice, giunta a Norcia, venne ricoverata nella rimessa. Vi rimase per più di un anno."

Adriano Cioci - Spoleto Norcia, una ferrovia alpina nel cuore dell'Umbria - Calzetti Mariucci, 1997

Questo il racconto che Adriano Cioci, il massimo biografo della Ferrovia Spoleto Norcia, autore di ben due monografie sulla ferrata, ci consegna degli ultimi istanti di vita ferroviaria della stazione di Norcia, in quel lontano 31 luglio del 1968. Da allora il piccolo e grazioso manufatto, posto poche decine di metri fuori della cinta muraria, saluta i viandanti in transito e diretti verso la zona industriale, il Pian Grande di Castelluccio, le Forche Canapine, la Forca di Ancarano o Cittareale. Dopodiché fu rapidamente spogliata dell'armamento ferroviario, la zona adiacente fu adibita a "Giardino Pubblico". Negli ultimi anni, l'area è stata interessata dai lavori per il "rispristino e la conservazione dell'ex tracciato della Ferrovia Spoleto Norcia" volti a preservare i manufatti esistenti e trasformare il sedime in sentiero ciclabile e pedonale interamente fruibile. Furono stanziati alcuni anni fa dei fondi, comunitari e regionali, da destinare allo scopo. Va premesso che il fabbricato viaggiatori della stazione di Norcia fu precedentemente restaurato già alcuni anni prima ad opera del Comune di Norcia che lo utilizzò anche, per un limitato periodo di tempo, sfruttando gli spazi interni come spazio espositivo. 

Quel che resta della stazione di Norcia dopo la scossa di terremoto del 30.10.2016 delle ore 7:41
 (Fonte web)
Lo sciame sismico inaugurato la notte del 26 agosto 2016, e ripreso nel pomeriggio 26 ottobre del 2016, l'aveva seriamente lesionata; l'ultima devastante scossa di terremoto alle 7:41 del 30 ottobre 2016 l'ha definitivamente rasa al suolo. Lasciando a bordo della strada un cumulo di macerie. E, con il cuore gonfio di tristezza, dubito fortemente che potrà risorgere. Sebbene anche lei, non meno della Basilica di San Benedetto, dell'abitato di Castelluccio o della chiesa di San Salvatore nella frazione di Campi, sia testimone dell'eccezionalità di questa tornata sismica che sta mettendo in ginocchio la zona. Perché questa piccola grande stazione, aveva passato indenne gli altri due terremoti del 1979 e del 1997, ma nulla ha potuto questa volta.

La ferrovia Spoleto - Norcia è stato il mio primo e più grande amore ferroviario; e forse oggi un suo pezzo se ne è partito davvero per l'ultimo viaggio, quello definitivo, senza ritorno. Come Roger Keith "Syd" Barrett è morta due volte; nel 1968, quando ha perso il treno, e stamattina, quando un dannato sisma l'ha ridotta in un cumulo di macerie, avvolgendo i miei ricordi in una nuvola di polvere.

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)


Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)



Ex stazione di Norcia (13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)


"È troppo tardi ma è presto se tu te ne vai." - Gino Paoli, Una lunga storia d'amore