lunedì 6 dicembre 2010

Ecatombe Jonica (Parte I)

In fondo ce l'aspettavamo tutti, inutile negarlo. Basta fare una retrospettiva sui tagli effettuati da un decennio a questa parte per rendersi conto che la disfatta fosse prossima, dietro l'angolo. E il preavviso c'era stato, e anche eclatante. Con la VCO del 1° marzo 2010 la jonica aveva già perso due collegamenti a lunga percorrenza, con il taglio delle antenne degli ICN 751 "Tommaso Campanella" per Milano Centrale e ICN 761 "Scilla" per Torino Porta Nuova. Proteste vibranti all'epoca, ma solo da parte degli utenti costretti a subire tali perdite, non certo da una Regione che sembra restare indifferente alle esigenze di mobilità della propria popolazione che sembra destinata a portare l'intera Calabria, di qui a qualche orario, al totale isolamento ferroviario non solo e non tanto con il resto d'Italia quanto al suo interno.

Se tutti ce l'aspettavamo, nessuno penso arrivasse ad immaginare di trovarsi di fronte ad una "Caporetto" ferroviaria dalle dimensioni così catastrofiche, che se fosse confermata nel corso del tempo, impedirebbe al sistema ferroviario calabro nel suo complessi riorganizzarsi e risorgere. Toni disfattisti? Forse, ma profondamente giustificati a ben guardare. Chi scrive infatti è una persona al di sopra di ogni sospetto. Non il classico cittadino calabrese che, a torto o a ragione, continuamente vessato, si sente isolato e abbandonato a sé stesso. Né posso essere annoverato tra i tanti cittadini del sud italia che sentono lo Stato lontano e, magari afflitti, da un complesso di inferiorità nei confronti dell'Italia più sviluppata, si rassegnano a posizioni vagamente recriminatorie di mero vittimismo.

Come cittadino del centro italia che scende sovente in quella Calabria Jonica per motivi familiari, e per tali ragioni si trova spesso a fare il pendolare tra l'Umbria e la Calabria, penso di aver titolo per esprimere tutto il mio sconcerto al riguardo.


Andiamo con ordine. Con la modifiche all'orario del 12/12/2010 avverrà quanto segue:

- Soppressione dell' exp 890/893 Lamezia Terme C.le - Catanzaro Lido - Reggio Calabria C.le via Roccella (antenna del 895 Roma T.ni - Reggio Calabria C.le)
- Soppressione dell' exp 953/954 Metaponto - Sibari - Crotone - Catanzaro Lido (antenna del 951/956 Roma T.ni - lecce)
- Soppressione dell'IC 555/556 Paola - Cosenza - Sibari - Crotone (antenna del IC 550/551 Roma T.ni - Reggio Calabria C.le).
In un sol colpo di spugna cancellati tutti i collegamenti diretti tra la Jonica e Roma. E quel che è peggio, questi treni non andranno sostituiti con treni regionali, ma con autolinee.

A questi si aggiunge la soppressione dell'exp 986/983 Reggio Calabria C.le - Bari C.le.

Si è cercato di dare una parziale contropartita prolungando l'ICN 782/787 "Freccia del Levante" Milano - Crotone fino a Reggio Calabria C.le via Jonica. Peccato che dietro questo contentino si celino più di una furberia che rischierà di fornire all'utenza del luogo un servizio altamente inadeguato. La nuova "Freccia del Levante" Milano - Crotone - Reggio Calabria via Jonica, che a Bari si fonderà con l'ICN 798 Torino - Lecce (dopo 1h e mezza di sosta) condenserà in un unico convoglio ben 5 treni (Crotone – Milano, Catanzaro Lido – Torino, Reggio C. – Torino, Reggio C. – Milano, Reggio C. – Bari). Il che comporta, in primis, la soppressione dell'exp 905/908 "Freccia Adriatica" Catanzaro Lido - Crotone - Bari C.le (antenna del 901/906 Torino Porta Nuova - Lecce anch'esso soppresso). Secondo ma non ultimo un fisiologico e naturale scadiemtno del servizio offerto nel suo complesso. Se tanti treni vengono sintetizzati in un solo collegamento, la qualità complessiva media del servizio viene fisiologicamente a peggiorarsi. Anche perché il nuovo treno tutto jonico non potrà mai avere una dotazione all'altezza delle sue reali esigenze, in una linea rimasta all'alimentazione originaria diesel con le locomotive "D445" dalla limitata rimorchiabilità (max 7 carrozze), provate strutturalmente anche dai moderni sistemi di sicurezza della circolazione che ne hanno minato, “piantando” le locomotive in corsa, le condizioni meccaniche e strutturali.


In estrema sintesi il quadro delineato è il seguente:

Crotone (e di riflesso tutta la Jonica Nord) perde in un sol colpo 3 collegamenti pax (905/908, 953/954, 555/556) scendendo da 5 a 2 (il confermato IC 615/618 "Murge" e il 782/787 "Freccia del Levante" gravemente peggiorato). Discorso a parte per il confermato exp 1643/1644 Crotone - Milano C.le, per la sua qualità di periodico.

Catanzaro Lido che già a marzo aveva perso due treni (751/753 e 761/763) passando da 5 collegamenti pax ai 3 attuali (890/893, 953/954, 905/908) si ritroverà con 1 solo collegamento a lunga percorrenza (ICN 782/787 ... delle cui condizioni si è sopra discusso). E se ritrova il collegamento diretto con Milano (ma a quale prezzo ....) perde il rapido collegamento diretto con Roma.

La Jonica sud un solo collegamento aveva (890/893 con Roma) e 1 se ne ritrova (l'ICN 782/787 per Milano) ma anche qui .... il gioco non sembra valere la candela, per le considerazione sopra espresse.



venerdì 3 dicembre 2010

Gioia (Tristezza) Tauro


Anche l'ultima residua e indomita pagina della gloriosa storia delle Ferrovie Calabro Lucane sembra volgere fatalmente al termine. Non un temporale violento di fine estate, soltanto un epitaffio di vento carico di profonda mestizia. La resistenza è stata strenua e solitaria, in questo lembo di terra relegato ai margini estremi della Calabria. Lontano dei grandi disegni suburbani di reti ferroviarie convertite a traffico metropolitano, nel rispetto di un antico progetto più volte spezzato, e sovente messo a repentaglio dall'avanzar del tempo, nel progressivo retrocedere di una modalità di trasporto che, come nessun altro, ha forgiato luoghi e comunità, attraversandoli in modo discreto, ma non per questo indifferente ai loro destini.


Sarà che quaggiù non è mai arrivata la rivoluzione copernicana dalle automotrici M4 (figurarsi i nuovi Stadler, espressione di un'altra galassia ferroviaria), sarà che le M2 con l'originaria motorizzazione Breda erano sovrane indiscusse e indisturbate, sarà che i locomotori LM4 con la livrea giallo crema - rosso accattivante, armoniosa, elegante sembrano non aver smania di vendere la loro storia al primo passante.



Anche il deposito - officina è a misura d'uomo, mai troppo grande, dando a tratti l'impressione di poter respirare l'aria delle antiche manovalanze, tipico di chi non ha fretta di riscrivere la sua storia. Quelle M2 adagiate lungo i binari, carri di ogni genere accantonati in cerca d'autore, sembrano comporre, a corollario, un'antologia che rimanda al percorso interrotto delle Calabro Lucane.


Decenni di storia di vita ordinaria legati ad un filo in procinto di essere spezzato. Sono viaggi, vite, bisogni, paesi, non solo binari e stazioni. Non sono solo treni. E' tutto un patrimonio di risorse e ideali da gettare alle ortiche. Palmi e Cinquefrondi, altri due nomi da inserire nella bacheca dei ricordi.


Non mi abituerò mai ai colpi di spugna gettati sul tappeto, lavati via senza alcun rimpianto. Dicono che sia l'era delle grandi possibilità, di spostarsi da un capo all'altro, di vedere e scoprire il mondo dalla finestra di casa. Io mi guardo intorno e vedo un'era incompiuta e sradicata, senza capo né coda, fortemente individualista ai limiti dell'egoismo sfrenato, dove .... se non sai organizzarti da solo ... resti a piedi, a terra o tra le mura di casa. Fine della corsa.

mercoledì 6 ottobre 2010

C'era una volta ...


Il 1968 è passato alla storia come il teatro di grandi battaglie e importanti conquiste. La rivolta studentesca, la contestazione giovanile, l’emancipazione femminile, il riscatto da usi e costumi ereditati dalle generazioni passate, non più aderenti al nuovo sentire; la predicazione del sesso e dell’amore libero, la speranza, mista ad illusione, per un mondo diverso, migliore. Ma per un piccolo lembo dell’Umbria meridionale, il 1968 fu un anno funesto. Comunità isolate, operose, selvagge, fieramente arroccate, persero il filo che le aveva intessute nel corso degli anni. Il trenino azzurro, simbolo del progresso amico che unisce senza invadere, che attraversa senza stravolgere, capolavoro d’ingegneria e ardita testimonianza dell’eterno connubio tra la natura e l’uomo, spesso nemici, capaci di singolari opere d’arte quando perseguono lo stesso disegno. Di tutto questo cosa è rimasto? I ricordi indelebili di chi l’ha vissuto. E qualche viadotto incastonato tra le montagne, gallerie a strapiombo sul fiume che scorre incessante, incurante dei mutamenti apportati dall’uomo a un’ambiente modellato nel corso dei secoli. Questa è la Storia. Poi c’è la Memoria, luogo fluttuante,sospeso e incantato, dove tutto è presente, fatalmente impresso.. 


Certe esperienze è impossibile descriverle. Vanno vissute e preservate, al più sognate. Certi pensieri incontrano geniali intuizioni, generando visioni che lasciano il segno. Allora nascono opere capaci di andare oltre l’utilità contingente guardando al futuro sempre più incombente. Certe ferrovie sono il placido susseguirsi di binari e stazioni, treni e vagoni. La Spoleto – Norcia era un capolavoro di tecnica e arte, ambiente e paesaggio, ingegneria del limite delle possibilità umane che una natura sublime ha saputo attraversare, senza scalfire. Era ed è ancora oggi, al di là delle opportunità non comprese e irrimediabilmente perdute, delle decisioni prese, delle firme in calce apposte. Perché non basta rimuovere i binari per sopprimere un simbolo divenuto mito. L’incanto di ieri è lo stupore di oggi, percorrendone i sentieri, estasiati di fronte alla collezione di opere intatte. Per non ripetere lo stesso errore due volte, stavolta per sempre. 

giovedì 23 settembre 2010

Pensieri in quota


Quanti sono i luoghi in cui il tempo sembra essersi fermato, sebbene la vita intorno ancora brulichi inquieta, distratta e distante. In disequazione costante con l'ambiente che li circonda. Così, come mi sento io ... adesso.


We lost the skyline .... my friend. Come una battaglia perduta in partenza che non possiamo fare a meno di non combattere, comunque vada. Come un abbraccio in alta quota.


Il tempo passa, e l'assurdo mulina le sue sporche leggi. Ma sopra le nuvole tutto e chiaro e limpido, fresco e pulito. Lo stesso dicasi nei luminosi carteggi della memoria.


Nonostante tutto sono ancora qui, trincerato nei sogni che faticano a scemare nei bisogni asserragliati di un'alba migliore.

mercoledì 16 giugno 2010

Sala ... d'aspetto


Fortunatamente non c'ero, ho preso in mano una storia già scritta e conclusa. Allora è più facile immaginare, senza il peso schiacciante dei ricordi, intrisi di nostalgia; al massimo mi capiterà di attraversare le flebili nebulose della malinconia, per un viaggio mancato di poco.


Si dice ci sia una stagione per tutto. Questa è stata lunga e, a tratti, anche gloriosa. Quel che resta, per chi non l'ha vissuta, è l'immaginazione. Ti affacci dal colle a mirare, che è al contempo vedere e pensare, ovvero guardare oltre, secondo il dettame dell'Infinito di leopardiana memoria. Pensiline e binari sono un punto di partenza, non più di arrivo. Un diaframma dove lo sguardo si ferma e l'immaginario parte, come fu la siepe sul Monte Tabor.


C'è un bellissimo saggio su Leopardi scritto da Cesare Luporini nel lontano 1947. L'ultimo capitolo è un viaggio (più metafisico che letterario) nel microcosmo de l'Infinito. L'autore chiude quel suo itinerare nella potente parabola leopardiana con queste testuali parole: "Naufragio senza spettatore: né Dio né uomo"


E' un'esperienza sensoriale .... là dove le parole non arrivano. E allora non sprechiamole invano.

giovedì 27 maggio 2010

Il cielo su Catanzaro



Sfogliando le pagine della cronaca su carta o ai TG, mi rendo conto che siamo sempre la "Piccola Italia" cialtrona, corrotta, intrisa di malessere e malaffare, soprattutto ... mal rappresentata.


Una delle cose che più mi lascia l'amaro in bocca è che anche su internet, dove un tempo fiorivano splendide pagine di vita privata quotidiana unica e inimitabile, una quantità sempre maggiore di persone rinuncia a compilare il diario della propria esperienza per arrogarsi a improvvisata tribuna politica, in modo tanto dilettantesco quanto irritante, difendendo a spada tratta personaggi e problematiche indifendibili. Con il misero risultato di essere presi in giro due volte da chi ci governa. Quanti paladini delle cause perse dimorano nel nostro strano "paese" (e quanto tempo la gente ha da buttare).



E allora torno alla "Piccola Italia", intesa come insieme di angoli e scorci locali, spesso sconosciuti ai grandi filosofi dei massimi sistemi, dove sovente si annidano opere di ingegneria operosa, concepite in altre epoche in cui le decisioni si prendevano (e le opere si facevano) perché servivano e per risolvere i problemi della comunità, non certo per arricchire i propri compagni di merenda.



Opere che, è bene ricordarlo, a differenza delle attuali erano destinate a "durare nel tempo", salvo l'intervento "postumo" dell'uomo stesso a distruggerle con le proprie mani, per "ricavarne" altro.



Il "cielo sopra Berlino" è protagonista di un film divenuto celebre in tutto il mondo; il "cielo su Torino" ha riempito i concerti di molte città. E il "cielo su Catanzaro"? Com'è? Riuscite ad immaginarvelo? E ... facendo un passo indietro, riuscite a immaginarvi Catanzaro, voi che non ci siete mai stati? A parte le cartoline del viadotto Bisantis che ormai conoscono anche in Cina ....



Più i luoghi sono ardui e scomodi, più la mente umana si ingegna per arrivarvici. Muovendo in pendenza e a strapiombo, che getti lo sguardo a lato ed è giù volato di sotto.



Come spesso accade, il tanto bistrattato mezzo su rotaia offre, anche in questo caso, una visuale privilegiata, incomparabile. Dove gli scorci noti, a cui si aggiungono quelli impensabili, assumono una luce nuova e rivelatrice.



Provare ... per credere

domenica 23 maggio 2010

Profumo di casa

Avrei voluto scrivere tante cose a riguardo, ma di fronte ai grandi traguardi della vita spesso si resta in religioso silenzio. Come se nessuna parola fosse in grado di rappresentare il frutto di un lungo percorso fatto di battaglie, sacrifici, rinuncie e rinvii. Sembrava un approdo lontano e indefinito, eppure nel giro di poche settimane è diventato realtà. Non è ancora finita, ma il grande passo è stato fatto. Ora restano solo le modifiche, quegli aggiustamenti necessari per conferirgli il proprio tocco, per entrarci dentro. Ma ormai è lì ed è mia (anzi nostra). Casa, dolce casa.

lunedì 10 maggio 2010

Sapore di Sila



Probabilmente io di ferrovie e di organizzazione dei servizi su rotaia non ne capisco nulla (il che è altamente probabile). Però non so rassegnarmi in modo passivo alle logiche di comodo, alle prospettive di corto respiro, all'utilità solo imminente che omette di considerare tutti i potenziali risvolti del caso. Non riesco a tacere la rabbia per l'accantonamento totale di un pezzo importante di storia.


Parliamoci chiaramente, le M4 a Camigliatello hanno tutto un altro fascino rispetto a Cosenza e Catanzaro. Ho avuto la fortuna di ammirarle lassù, placidamente ferme, accanto alle carrozze storiche, in attesa di fare ritorno al mondo civilizzato e frenetico della grande città. Era l'agosto del 2007 e per me le Ferrovie della Calabria erano soltanto un pezzo di storia, sentito ma mai masticato con i propri denti. Guardavo quelle automotrici, che possono essere belle o brutte a seconda dei gusti. Nel loro "maquillage" pesantemente graffitato non facevano certo una grande impressione all'occhio comune e fatalmente distante. Ma in quell'ammasso geometrico di metallo e motore, ancora non familiare, vedevo tutta la potenza e la suggestione di uno sbocco, di quella città, Cosenza, così distante e così vicina, mentre intorno la popolazione turistica sgomitava nell'impossibilità di parcheggiare un semplice spillo. Già allora i collegamenti con Camigliatello erano più effimeri che reali, scendendo progressivamente da 2 a 1 sola corsa giornaliera, in orari organizzati talmente male da scoraggiare deliberatamente l'utilizzo del treno, anche a chi ne fosse realmente interessato.


Si parla di incentivazione del servizio turistico sulla Sila, ma ad oggi non c'è più un collegamento diretto con la stessa. Si parla di valorizzazione, ma le "Ferrovie della Calabria" non effettuano una sola corsa le giornate di domenica e i festivi, quando i lavoratori, liberi da impegni e dalla fretta consueta, hanno la possibilità di prendere le loro famiglie a viaggiare alla riscoperta dei loro tesori, muovendosi in modo diverso, rallentato, ma altamente carico di suggestioni.



Sarà che il sottoscritto, se fosse cosentino, non avrebbe problemi a prendersi il trenino per salire a Camigliatello lasciando volentieri l'impiccio della macchina nel periodo di affollamento turistico, sarà che sono un sognatore romantico e nostalgico, sarà che prima di abbandonare una strada devo averle provate tutte ... ma il sottoscritto ha una gran voglia di ripensare il servizio ferroviario sulla linea della Sila.


Lascerei durante la settimana il servizio limitato a Spezzano della Sila. Il sabato prolungherei almeno un paio di corse su Camigliatello, con un servizio che fermi a Centro, Casali, pedace, Serrapedace, Spezzano Piccolo. Spezzano Sila, Celico, San Pietro in Guarano, Moccone (facoltativa), Camigliatello Silano. La domenica istituirei lo stesso servizio, un paio di coppie, ovviamente ad orari accessibili e di incentivo. Soprattutto nei periodi tra primavera e autunno con il pienone estivo, e d'inverno con la neve, potrebbe funzionare. Ovviamente le cose non si promuovono da sole, ci vuole testa e voglia di farle girare, In analoghi periodi, istituirei anche un paio di coppie giornaliere tra Camigliatello e San Giovanni in Fiore con fermata a San Nicola Silvana Mansio (e possibilità di break al bar). Tutto questo da aggiungersi al servizio turistico storico con treno a vapore. Ma il turismo deve diventare un concetto ordinario, non limitato e di nicchia. E l'incentivo e la valorizzazione è una battaglia che si combatte ogni giorno, iniziando a riprendersi la propria storia e il proprio tempo, e guardando con occhio diverso il paesaggio straordinario che spesso silente ci scorre davanti. Cosenza non deve più restare separata dalla sua montagna; e la Sila non deve più rinunciare alla sua città. Imparando a lasciare da parte la fretta, lo smog e la gomma.


Ma io non ne capisco nulla di ferrovie e di treni ...

venerdì 23 aprile 2010

Il silenzio (della potenza)


Quanti sono 40 anni? Riuscite ad immaginarveli, accantonati lì, ignari e ignorati, mentre tutto intorno il mondo si evolve e cambia? Quanta acqua passa sotto i ponti, mentre l'oblìo tesse infaticabile i rovi dell'incuria? Le giornate sembrano passare tutte uguali, fino a quando qualcosa non smuove la patina in superficie e la storia riaffiora, portando alla luce brandelli sparsi di memoria.


Quanti momenti del genere accadono nella vita di ognuno? Con il passato che affiora imponente, nella sua placida, apparente compostezza, reclamando attenzione.


L'animo umano anela spiragli in cui affacciarsi. Finestre di comprensione, in cui il dato reale riempie di fantasia i tasselli mancanti, quando c'è tutto un percorso da intuire per ricostruire. Cosa ne sappiamo noi? Niente.


Di fronte alle prospettive di un lungo viaggio mancato ogni dato acquisito perde di significato, se in mezzo è passato il lungo mare del tempo. Resta l'assorta contemplazione, rispettosa e sognante, per un pezzo di storia recuperato.


Possiamo anche rimanere senza parole, tra la polvere e i rovi, avvolti nel silenzio della potenza.

giovedì 22 aprile 2010

La potenza (del silenzio)


Con la Sila ho un rapporto particolare, privilegiato. Sarà che quassù salgo puntualmente ogni anno, sarà che qui ho iniziato cinque anni fa a muovere ignaro i primi passi sul variegato mondo FCL, guardandolo curioso dall'esterno, sarà che qui, anche dove il servizio è cessato, sono rimasti i binari a scandire un dettato duro a morire.



Fatto sta che questi scenari sono e rimangono una sorta di rifugio ideale, difficilmente comparabile. Me ne sono accorto la scorsa estate, tornandoci con Vittorio. Eravamo reduci da una giornata memorabile a Cosenza con il giro in cabina fino a Rogliano, l'ingresso al deposito direttamente in treno con lo scoop del revamping M4 all'interno delle officine. Oggi a distanza di un anno, dopo ulteriori incursioni al deposito con tutto quello che si è avvicendato nel mezzo, tale avventura sembra pane quotidinano e non fa più notizia, ma all'epoca fu un evento che a suo modo aprì una breccia, e quelle foto della automotrici in lavorazione per giorni fecero il giro dei siti e forum ferroviari.



Ma si sa come vanno queste cose. L'appassionato del genere è interessato al mero bottino che fa scoop sul momento. Che presto viene archiviato e sostituito da altro. Alle spalle tutto diventa piatto e uguale, indistinto. Sarà per questo che non mi sono mai immedesimato nel filone, finendo per fare le cose a modo mio, spesso per conto mio. Mantenendo vivi e lucidi i fotogrammi nel mezzo.



Molte cose sono successe, altre uscite si sono aggiunte, ognuna con il suo carico di soddisfazioni, ognuna con la sua specifica unicità per come è stata raggiunta. Ma se tutto ha un senso, io sono qui e non mi sottraggo.



Rileggendo quel giorno a distanza di tempo, quel che più mi è rimasto impresso non è il viaggio in cabina fino a Rogliano, né la visita alle officine cosentine pur nell'apoteosi di mezzi ivi presenti. Nulla è valso tanto come quella passeggiata a piedi sulla linea in uscita dalla stazione di Camigliatello, quel tratto chiuso al traffico ma ancora armato di binari, sopra il viadotti, nella galleria ... nella potenza del silenzio custodita dagli alberi della Sila.



(Foto di Vittorio Lascala scattate con la mia fotocamera .. sarà un caso?)

lunedì 19 aprile 2010

Odore di nafta



Nella mia vita ho sempre proceduto a strappi, alternando momenti di cambiamenti convulsi e radicali a lunghe fasi di assorta contemplazione, che non di rado sono scivolate nella meditazione stanca. Non so in quale delle due dimensioni mi trovi più a mio agio, ma tutto sommato le vedo inscindibili nel mio divenire. Accade allora che nei momenti di fiacca anelo grandi progetti sparsi in molteplici direzioni; al contrario nell'incalzare pressante degli accadimenti vorrei fermarmi a lato e a margine, al riparo da ogni pressione. Sarà che nel corso degli anni ho lavorato per ricavarmi uno spazio interamente mio, al riparo da tutto e tutti, in cui ritirarmi; una dimensione da cui osservare con sereno distacco il mondo che avanza coniugandolo alle mie recondite inclinazioni.

In questo periodo mi sento così. Sto saltando a piedi pari il fosso più importante di una vita e come al solito tutto questo avviene in maniera brusca e repentina, come se fossi inseguito dall'incalzar degli eventi che bracca e minaccia. E io, nella felicità dell'imminente realizzazione, tra le stratificazioni di altri pensieri caduti nello stesso periodo, vorrei essere altrove. In un luogo dove tutto procede lento e pigro, a misura d'uomo, dei suoi pensieri, alieno dalla fretta. L'immagine che mi viene in mente, per usare una metafora ferroviaria, è quella delle linee lente, secondarie, che dopo aver costeggiato all'uscita della stazione la linea veloce che prosegue netta e dritta per un breve tratto, poi piegano all'interno, verso luoghi più appartati, con percorsi anche tortuosi e scoscesi. E ti affacci dal finestrino, e ti godi il paesaggio, e nel susseguirsi del viaggio hai tempo di leggerti un libro oppure fare e disfare idealmente la tua vita intrecciando le fila del proprio pensiero. Qualcosa che sembra porsi al di fuori del tempo, di poco o nulla intaccato dalle repentine vulgate tecnologiche a cui ci votiamo, che dall'oggi al domani decretano importanza e insussistenza di un luogo o di un tracciato.

Premetto che in questo periodo mi frega poco o nulla di treni, con i loro annessi e connessi. Se solo potessi mi prenderei un mese per me stesso, portandomi dietro due libri, quattro dischi e un taccuino, in un qualunque luogo alieno da memorie e ricorsi, in cui passeggiare, sedermi a contemplare l'intorno, scrivere e appuntare le mie sensazioni, riprendere quei percorsi interiori che da troppo tempo ho accantonato invano. Perché aspiro ad altro, dove nessuno può metterci mano.

venerdì 12 marzo 2010

Treni-Taglia ... che l'erba cresce

Il misfatto è recente, ed ha creato scalpore, e fisiologica mobilitazione. Dal 1° marzo Trenitalia ha soppresso tutta una serie di collegamenti a lunga percorrenza riguardanti la Calabria e la Sicilia. Per restare sulla sponda Jonica, a me particolarmente cara, si è purtroppo giunti alla soppressione, più volte paventata, dei seguenti treni:

ICN 751/752 Reggio Calabria Centrale-Milano Centrale "Tommaso Campanella” con sezione jonica via Roccella;
ICN 761/768 Reggio Calabria Centrale-Torino Porta Nuova “Scilla”, con sezione jonica via Roccella.

Ne consegue che il nodo di Catanzaro Lido risulta falcidiato di due importanti collegamenti diretti con il centro/nord Italia, passando dalle precendenti 5 relazioni alle 3 attuali. In tutto il bacino della jonica sud è attualmente rimasto un'unico collegamento, dalla traccia peraltro indecente: quello fornito dall'Exp 890/893 Roma Termini - Reggio Calabria C.le.

In un lembo d'Italia dove il servizio ferroviario regionale non decolla (è anzi volutamente trascurato al limite del sottosviluppo) ci si ostina imperterriti a infierire sulle sorti di una popolazione affamata di mobilità che storicamente si è distinta nel sacrificio imposto dall'abbandono sistematico della propria terra per carcare fortuna nel Nord Italia.

Sono sinceramente e seriamente preoccupato. Penso che se oggi Catanzaro piange, di certo Crotone non ride, essendo seriamente indiziata per i tagli di un domani .... sempre più prossimo. Il più grande scalo della fascia jonica, ex tempio della lunga percorrenza, già mortificato dalla de-industrializzazione cittadina (con conseguente perdita del servizio merci) ... ridotta ad un inesistente ... indecente servizio regionale, che evita di collegarla con buona parte dei centri nevralgici dell'interesse regionale (eccezion fatta x Catanzaro Lido e 1 ... sottolineo 1 ... solo collegamento diretto con Cosenza).

Nel fare tutti gli scongiuri del caso, mostro un'ideale carrellata dei pochi treni rimasti al servizio della jonica nord, a cui è bene attaccarsi con i denti .....

Exp 953/954 Roma Termini - Catanzaro Lido (qui in sosta a Corigliano Calabro, diretto a Catanzaro Lido)





Exp 905-908 "Freccia Adriatica" Torino Porta Nuova - Catanzaro Lido (in composizione sul binario 1 di Cz Lido in attesa di ricevere dal deposito la D 445 titolare)













Icn 782/787 "Freccia del levante" Milano Centrale - Crotone e vv. (qui in sosta a Sibari, diretto a Crotone)









Ic 566/563 "Murge" Milano Centrale - Crotone e vv. (in sosta a Corigliano Calabro, diretto a Milano Centrale)









Ic 534/537 Sila "Roma Termini - Crotone" e vv. (qui a Cosenza appena giunto da Crotone in composizione ridotta a sole 2 carrozze con la 402 pronta ad effettuare la manovra di inversione)

martedì 9 marzo 2010

Dal mare alla neve

In sei anni di ricerca archeologico - ferroviaria ho assistito incantato alla scoperta di reperti impensati della nostra storia sociale recente. Mutando scenari e latitudini, ma sempre in armonia con la natura che talvolta cela ma non cancella. Rileggendo la vita trascorsa di operose comunità, spesso contrassegnate da quella smania tutta umana di fare e disfare, creare e distruggere repentinamente quanto che nel tempo perde di imminente utilità, rispetto al momento in cui fu concepito. Finendo per rinnegare le proprie intuizioni, e, quel che è peggio, la propria memoria.

In sei anni di queste ricerche ho anche scritto pagine interessanti della mia vita, nel segno dell'amicizia, del piacere di condividere una passione con menti affini, all'aria aperta. L'ultima uscita è stata particolarmente memorabile sotto molti aspetti, al di là del lascito tecnico - storico ferroviario, pur non trascurabile. Mai mi era capitato nella stessa escursione, di passare dal mare alla neve, da 0 a 1.400 metri s.l.m.

L'amicizia con Vittorio è una grande conferma e una continua scoperta. Sempre più punti in comune ci uniscono, nonostante i 20 anni di età che ci separano. Potrei essere suo padre, potrebbe essere mio figlio, anche se a guardarci insieme non si direbbe affatto. Forse è proprio questo il segreto del nostro rapporto. E quei 650 km. che ci separano sono come una molla che si carica lentamente per poi scattare di colpo con slancio. Così quando ci ritroviamo ne abbiamo di cose da raccontarci; abbiamo soprattutto voglia di fare qualcosa di costruttivo insieme, scaricando a terra progetti, idee, frenetiche intuizioni che corrono su binari desolati e sedimi abbandonati. Le distanze spaziali si accorciano, quelle temporali si annullano. E in una giornata può accadere di tutto, la storia diventa memoria e prende vita.

Questo è un post senza immagini, di sole parole galleggianti come nuvole che scandagliano il paesaggio mentre lo sorvolano. Perché le foto scorrono e si alternano, mentre il filo itinerante resta ovunque il medesimo. Aspettando la prossima uscita, che ancora una volta sarà memorabile.

sabato 20 febbraio 2010

... in viaggio ....



Detta così può voler significare poco per uno come me che, anche quando è inchiodato a casa da impegni e responsabilità, resta comunque in perenne movimento ideale e mentale. Per uno che è abituato a capitalizzare ogni briciolo di tempo che riesce a procurarsi, si pure che gli cada incidentalmente tra le mani.

In realtà una novità c'è. Io sono tendenzialmente uno spirito libero, di vocazione solista, non per presunzione, ma sono abituato a muovermi in un certo modo, senza farmi pregare, soprattutto senza stare a pregare gli altri. Preferisco fare da solo, piuttosto che non fare perché nessuno mi segue o asseconda. Non sono uno che aspetta, se una cosa gli preme e gli viene concessa la possibilità di farla ora.

Capita invece attualmente che qualcuno mi segue, anzi mi accompagna, e rilancia. La foto che mi ritrae di spalle è altamente simbolica. Sta a testimoniare che .... anche quando sembro solo, in realtà non sono solo. Io che le mete solitamente me le scelgo e le rotte me le traccio, stavolta mi sono imbarcato al volo sulla fiducia.


mercoledì 17 febbraio 2010

Carte da decifrare Vol. 2


La ferrovia Jonica è sempre un argomento di grande attualità; ogni tanto spuntano come funghi dopo la pioggia progetti faraonici e, diciamolo chiaramente, anche poco credibili, ma la situazione, lungi dal migliorare, è già tanto quando rimane stabile senza subire peggioramenti che sono sempre dietro l'angolo. In questi ultimi 10 - 15 anni l'Italia ferroviaria ha subito drastici mutamenti, e i servizi ferroviari e la conseguente corsa alle infrastrutture si sono organizzati di riflesso. In queste lande assolate e desolate tutto tace, mentre l'odore di nafta galleggia nell'aria in uno scandire di ritmi lenti, quasi rassegnati.

Qual'è il destino della Jonica, e quali i reali margini di miglioramento?
Se ne fa un gran discutere. Qual'è la strada da seguire? Tra il tutto e il niente c'è una ragionevole via di mezzo? E soprattutto, l'applicazione di modelli ferroviari organizzati testati con successo altrove, quali reali probabilità di successo hanno? E rispondono alle reali esigenze di mobilità della collettività del luogo?



Io mi pongo spesso queste domande, sarà perché queste zone mi stanno diventando sempre più familiari, sarà perché ho una predilizione per le ferrovie e gli scenari maltrattati e decaduti. E sono giunto alle seguenti riflessioni, che proverò brevemente ad elencare di seguito.

Si parla spesso di fine della lunga percorrenza, retaggio di una concezione ferroviaria fallita e superata. Si fanno grandi teorizzazioni sulla riorganizzazione del servizio regionale attraverso l'applicazione del concetto di cadenzamento, che ottimi esisti ha avuto in diverse parti d'Italia, attraverso l'individuazione di stazioni di interscambio definite "hub" (termine di derivazione aeroportuale) verso cui indirizzare un nutrito numero di treni con coincidenza garantita, attraverso i quali, mediante un sistema di cambi, si verrebbero a creare un maggior numero di possibilità di viaggio nell'arco della giornata. Pur condividendo alcune riflessioni che sono alla base di uesti ragionameni, è poi il modo in cui questi vengono più o meno rigidamente applicati, che a mio avviso finisce con il fare la differenza. Ed è su questo che vorre soffermarmi.

a)Lunga percorrenza

Ci sono relazioni che, rispetto ad un tempo, non hanno più molta ragione di esistere. Altre che vanno preservate, sia perché sopperiscono in parte alle limitazioni del servizio regionale, sia perché assicurano collegamenti giornalieri con alcune parti strategiche d'Italia che è necessario mantenere. Bisogna ben comprendere dove andare e, di conseguenza, dove passare.

b)Regionale cadenzato

Si al principio di cadenzamento, ma tenendo conto delle esigenze di mobilità della zona e di una ridistribuzione dei servizi tra le varie zone di interesse local-regionale. Il cadenzamento va bene per affiliare la clientela e far entrare nell'immaginario collettivo il treno come un mezzo presente e stabile, efficiente a cui affidarsi. Tenendo però presente che cadenzamenti convulsi e ossessivi non hanno ragione di essere, non essendo a ridosso di aree metropolitane dove c'è una grande richiesta di mobilità di una grande utenza ad ogni ora del giorno. Soprattutto evitare di mandare un numero eccessivo di treni su scali che saranno anche "hub" in quanto diramazione di linee, ma che spesso essendo posti nel nulla possono generare meno attrattiva di alcuni collegamenti diretti tra centri di rilievo che invece avrebbero maggior e miglior bisogno di essere tra loro collegati. Ci sono centri di rilievo che negli ultimi anni sono stati notevolmente penalizzati da questa politica, e che a mio avviso meriterebbeto maggior considerazione; ci sono centro di rilievo che andrebbero tra loro collegati direttamenti senza cambi, non ogni ora ... ma comunque con un numero determinato di relazioni nell'arco del giorno, in modo da dare più possibilità di spostamento tra loro, stimolando quella mobilità ferroviaria tra questi centri oggi del tutto assente, e che di conseguenza si rivolge ad altri vettori, pubblici o privati. Tra i centri fortemente penalizzati ci sono Crotone in primis, aggiungo anche Cosenza, è a cascata tutto quello che c'è in mezzo, l'alta sibaritide, un'area fortemente popolata dove a breve distanza sono presenti i più popolosi centri della Jonica, se si escludono i capoluoghi di provincia. Riparto da qui per tracciare le linee della mia riorganizzazione dei servizi ferroviari che di miglioramento delle infrastrutture.


Crotone deve riacquistare quella centalità ferroviaria che gli è stata sottratta. Se vivacchia con la lunga percorrenza, è fortemente penalizzata per quel che riguarda la mobilità regionale, con i collegamenti con gli altri centri provinciali della regione. E val la pena ricordare che il servizio regionale è l'ossatura su cui dovrebbe basarsi la soddisfazione dei bisogni di mobilità della popolazione locale.

Sul fronte infrastrutturale, non credendo minimamente (pur auspicandolo) una completa elettrificazione dell'intera jonica (chi li poserà mai al giorno d'oggi 350 km di catenaria per coprire la tratta Sibari - Melito di Porto Salvo e la diramazione Catanzaro Lido - Lamezia Terme Centrale) auspico una soluzione intermedia ma di più rapida attuazione. Ovvero l'elettrificazione del tratto Sibari - Crotone. Ad oggi è un delitto che i 122 km. di tratto elettrificato non vengano minimamente sfruttati, con i convogli a lunga percorrenza tirati dai locomotori diesel a partire da Taranto. Questo permetterebbe anzitutto di unificare i servizi a lunga percorrenza terminanti a Crotone, attuale capolinea Pax, senza effettuare cambio trazione, ottenendo anche una velocizzazione e miglioramento del servizio. Particolare questo non trascuribile quando si hanno alle spalle centinaia di km. percorsi. Successivamente andrebbero rivisti i servizi a lunga percorrenza.

Partendo dai 5 collegamenti attuali, 2 diurni e 3 notturni, apportando le seguenti modifiche e/o aggiunte:

Ic "Sila" "Roma Termini - Crotone" via Paola - Cosenza
Ic Murge "Milano Centrale - Crotone" via Taranto - Bari
Icn Freccia del Levante "Milano Centrale - Crotone" via Taranto - Bari
Exp "Freccia Adriatica" Torino - Porta Nuova - Catanzaro Lido via Taranto - Bari limitato a Kr (e quindi tutto a TE).
Exp "953/954" Roma Termini - Catanzaro Lido via Salerno - Potenza limitato a Kr (e quindi tutto a TE).

Questo perché, a mio avviso, non ha molto senso prolungare questi convogli che già hanno percorso centinaia di km. di un'altra ora attraversando il nulla, quando Catanzaro Lido può essere raggiunta più velocemente ed efficacemente via Tirrenica - Lamezia che non via Jonica.

Aggiungerei due treni straordinari di rinforzo nei periodi di punta della stagione estiva:

Un Exp Milano Centrale - Crotone che parte il venerdi sera, mentre il corrispondente Crotone - Milano Centrale sarebbe di turno la domenica sera

Un coppia di Ic diurni Reggio Calabria C.le - Bari C.le e Bari C.le - Reggio Calabria C.le il fine settimana dal venerdi alla domenica (il ripristino del vecchio "Pitagora" limitatamente al venerdi, sabato, domenica, con cambio trazione a Crotone - ragionando sempre in termini di Jonica elettrificata fino a Kr)

I treni persi da Catanzaro Lido andrebbero recuperati con l'aggiunta di uno o due collegamenti via Lamezia, a servizio anche della Jonica sud (che quindi vedrebbe un aumento dei collegamenti a lunga percorrenza).

All'Icn Scilla e Tommaso Campanella e all'Exp 893, andrebbe aggiunto almeno un collegamento diurno su Roma Termini oggi mancante (un nuovo Velia).

Concludo la postilla sul potenziamento infrastrutturale con l'aggiunta di:

a) realizzazione di un raccordo ferroviario Crotone FS - Porto (che abbinato all'elettrificazione della Jonica Nord creerebbe i presupposti per un ripensamento sulle potenzialità del traffico merci ferroviario);
b) realizzazione di un'officina di manutenzione ordinaria dei mezzi a TE a Crotone (c'è tutto lo spazio necessario considerando tutto il fascio binari inutilizzato attualmente);
c) creazione del 3° binario a Corigliano Calabro e Cariati;
d) raddoppio almeno tra Sibari e Rossano
e) (eventualmente) realizzazione della bretella tra Thurio e Sibari che consenta l'instradamento diretto senza inversione di alcuni convogli provenienti da Crotone in direzione Cosenza.



Quanto alla riorganizzazione del servizio regionale sulla jonica nord:

In direzione sud:

a) cadenzamento orario multilivello tra Crotone e Catanzaro Lido (a TD) così alternato (biorario prolungato su Lamezia Terme Centrale)

Crotone avrebbe lo sbocco garantito sulla Tirrenica, quindi maggiori possibilità di collegamento con i treni veloci per il nord e per i treni veloci e regionali su Reggio Calabria;

b) cadenzamento triorario su Locri

Crotone avrebbe il collegamento diretto con la jonica sud considerando la sua parte più popolosa (Soverato + Locride) mentre la Jonica sud suddetta avrebbe il collegamento diretto con Crotone (recuperando la perdita dovuta al taglio dei due Exp prima terminanti a Catanzaro Lido (Freccia Adriatica e Exp 953/954) evitando il cambio a Catanzaro Lido.

Direzione Nord

a) cadenzamento biorario tra Crotone - Sibari
b) cadenzamento triorario Crotone - Cosenza

Con ipotesi di potenziamento a regime con servizi aggiuntivi tra la Sibaritide e Cosenza


lunedì 15 febbraio 2010

Carte da decifrare



Il titolo non è provocatorio, né peregrino. Pensi alla ferrovia a Crotone e l'immaginario balza subito al grande scalo FS con il suo imponente fascio binari, oggi desolatamente vuoto, che rimanda ad un passato illustre. Eppure sono passati poco più di dieci anni da quando, ancora a metà degli anni novanta, Crotone era un fiorente capolinea Pax, con un nutrito esercito di treni a lunga percorrenza provenienti da ogni parte d'Italia che qui terminavano la loro lunga corsa. E come dimenticare i copiosi convogli merci che affollavano il più vivace e variopinto scalo della calabria jonica. Tutto giusto e tutto vero, ma se vogliamo anche scontato nella sua desolante evidenza. Il declino della Jonica ormai non fa più scalpore e su questo fronte Crotone non è altro che l'ennesimo esempio, certo il più eclatante e scellerato, di un disastro ferroviario annunciato, efferato.

Forse però non tutti sanno che in città correvano altri binari, oggi rimossi. Crotone era la terza grande città della regione, dopo Catanzaro e Cosenza, ad essere toccata dal grande progetto di rete complementare delle Ferrovie Calabro Lucane.




Qualcuno si è mai chiesto perché ancora oggi esiste una linea ferroviaria, tuttora armata, che termina in mezzo alle montagne nel cuore della Sila? In un'epoca in cui i tracciati si costruivano a costo di sforzi ciclopici solo ed esclusivamente perché indispensabili, qual'era il senso di posare i binari in mezzo alla montagna superando imponenti ascese a mezzo di ardite rampe, attraversando paesi minuscoli e lande desolate? Per osservare i boschi? Pensiero poetico, certo, ma poco realistico e non attinente alla mentalità e alle esigenze degli inizi del secolo scorso, quando ben altri e stringenti erano i bisogni, per concedersi il lusso di voli pindarici.

La verità è che la linea terminante a San Giovanni in Fiore era stata concepita in origine per collegare la città di Cosenza al porto di Crotone, attivando i commerci e soprattutto il trasporto del legname dei boschi silani verso l'imbarco marittimo. Di un collegamento su ferro Trans-Silano si iniziò a vagheggiare già alla fine del XIX, con un progetto dell'Ing. Ugolini prevedente un collegamento a scartamento ordinario e a trazione elettrica presto accantonato. Il progetto fu recuperato, riadattandolo, dalle Mediterranee Calabro Lucane, attraverso la realizzazione di una linea a scartamento ridotto non elettrificata, in linea con gli standard degli altri tracciati della rete concessa. I lavori imperversarono su entrambi i fronti. Sul lato Cosenza si arrivò nel 1931 a Camigliatelo Silano. Sul fronte Jonico la linea da Crotone giunse fino a Petilia Policastro nel 1930, arrivando a posare quasi 42 km di binario, comprensivi del tratto urbano.




Inspiegabili rallentamenti segnarono la sorte del complesso e affascinante tracciato, rimasto incompiuto. San Giovanni in Fiore fu raggiunta da Camigliatello soltanto nel 1956, a ben 25 anni di distanza, ormai troppo tardi, con la rivoluzione copernicana delle autolinee che bussava alle porte. Non fu più ritenuto conveniente posare gli ultimi trenta chilometri di binario tra San Giovanni e Petilia, anche in rapporto alle difficoltà orografiche, in relazione alla modestia dei centri attraversati. Questo segnò irrimediabilmente le sorti dell'avventura delle FCL nella città di Crotone. La linea per Petilia rimase in esercizio poco più di 40 anni, chiudendo la sua avventura nel 1972, per essere definitivamente smantellata alcuni anni dopo. Nella sua controversa avventura la ferrata visse una movimentata attività merci per il trasporto del legname dai boschi della Sila al porto di Crotone. Tronchi di pino della Sila e di faggio dei boschi del Monte Gariglione, (Sila Piccola), giungevano alla stazione di Mesoraca tramite una funicolare di 15 km proveniente dalla località di Differenze nella quale giungevano caricate sui trenini a vapore della Ferrovia decauville Gariglione-Differenze. Questa raccoglieva i tronchi nelle varie aree di deposito dei boschi in cui venivano ammassati dopo essere stati lavorati dalle segherie della SO.FO.ME (Società Forestale Meridionale). Ma lo sfruttamento dissennato dei boschi silani portò ad una contrazione del traffico merci, portando ad un progressivo declino del traffico lungo il tracciato.



La ferrovia in questione, tuttavia, aveva un altro pregio intrinseco. Nel consentire un interscambio ferroviario con la rete FS, la piccola ferrata penetrava nel centro città di Crotone, realizzando un embrione di servizio suburbano andato irrimediabilmente perduto. E' noto infatti come lo scalo FS sia posto ai margini della città, a ridosso dell'area industriale lungo la S.S. 106 "Jonica", separato dal fiume Esaro. Rendendo di fatto necessario l'utilizzo di mezzi pubblici e privati per arrivare in centro. Il che contribuisce ancora oggi a scoraggiare l'utilizzo del vettore ferroviario nelle relazioni locali dai centri contigui della provincia per andare in città, per lavoro o per studio, con un'utenza che per ovvie ragioni predilige le corriere su gomma, anche a prezzo di portare traffico e inquinamento in pieno centro.

Questa cartografia della città di Crotone ad opera della Cassa del Mezzogiorno, risalente al 1959, mostra lo sviluppo del tratto urbano della rete FCL, andato irrimediabilmente perduto (la mappa omette il raccordo tra la stazione di Crotone scalo FCL e il contiguo impianto FS, ma la riproduzione della linea cittadina è nel complesso fedele e veritiera).



Di questa meravigliosa avventura cosa resta? Poche tracce defilate, che l'oblìo dell'uomo tende a rendere invisibili all'occhio del viandante distratto, sempre più ignaro.



(le foto di Crotone Porto sono di Vittorio Lascala)