mercoledì 16 giugno 2010

Sala ... d'aspetto


Fortunatamente non c'ero, ho preso in mano una storia già scritta e conclusa. Allora è più facile immaginare, senza il peso schiacciante dei ricordi, intrisi di nostalgia; al massimo mi capiterà di attraversare le flebili nebulose della malinconia, per un viaggio mancato di poco.


Si dice ci sia una stagione per tutto. Questa è stata lunga e, a tratti, anche gloriosa. Quel che resta, per chi non l'ha vissuta, è l'immaginazione. Ti affacci dal colle a mirare, che è al contempo vedere e pensare, ovvero guardare oltre, secondo il dettame dell'Infinito di leopardiana memoria. Pensiline e binari sono un punto di partenza, non più di arrivo. Un diaframma dove lo sguardo si ferma e l'immaginario parte, come fu la siepe sul Monte Tabor.


C'è un bellissimo saggio su Leopardi scritto da Cesare Luporini nel lontano 1947. L'ultimo capitolo è un viaggio (più metafisico che letterario) nel microcosmo de l'Infinito. L'autore chiude quel suo itinerare nella potente parabola leopardiana con queste testuali parole: "Naufragio senza spettatore: né Dio né uomo"


E' un'esperienza sensoriale .... là dove le parole non arrivano. E allora non sprechiamole invano.