lunedì 28 marzo 2011

Corsivi del 05.03.2011 (parte prima)



La sveglia suona alle 5:00. Mi alzo, una rapida rinfrescata in volto, vado in cucina a farmi un caffè forte e caldo. In sala tutto è pronto. Lo zaino, la borsa della macchina fotografica. Do un'ultima occhiata scaramantica agli effetti da portare con me in viaggio. Le stampe con gli roari dei treni, i biglietti stampati, divisi per singolo itinerario. In queste cose sono dannatamente preciso, non mi faccio trovare impreparato, non attendo l'ultimo momento per correre in biglietteria mentre il treno, pronto sul binario, sta per partire. Mi vesto e scendo in auto che sono le 5:30 abbondanti. Arrivo in stazione intorno alle 5:40. Intorno il mondo sembra ancora dormire, immerso nel buio appena diradato dalle luce gialle e arancioni.

1.1 Terni - Roma Tiburtina




Sulle banchine incontro i primi contrafforti di pendolari per Roma, che sono soliti affollare i treni nella fascia oraria tra le 6:00 e le 8:00. Oggi il loro numero è drasticamente ridotto, in quanto molto di sabato non lavorano. Ai binari 1 e 5 stazionano due doppie di ALn 776 FCU titolari, rispettivamente, del regionale per Antrodoco delle 5:41 e per Perugia Sant'Anna delle 5:50. Mi guardo intorno in cerca di indizi che al momento non trovo. Trascorre un buon quarto d'ora e viene annunciato il RV 2323 proveniente da Ancona per Roma Termini. Il mio treno. Partito dallo scalo dorico alle 3:37 e in partenza da Terni alle 6:09. Intanto L'indicatore luminoso di itinerario segna il "2" (1 per Sulmona, 2 per Orte, 3 per Perugia Ponte San Giovanni via FCU).



Il viaggio inizia in perfetto orario. Mi accomodo in una MDVE di 2°, sistemando i miei modesti bagagli al seguito. Questa prima parte di viaggio è di puro e semplice trasferimento, né approfitto pertanto per ripassarmi gli orari dei vari itinerari, dei tempi a disposizione tra un cambio e l'altro, anche per focalizzare idealmente gli scali dove ho tempo a sufficiente a disposizione per fare qualche foto a terra agli impianti. Intanto scorrono in linea retta Narni-Amelia, Nera Montoro, e Orte, dove un folto gruppo di passeggeri affolla la banchina. Da qui sarà tutta un tirata in DD fino a Roma. Il tragitto per Roma l'ho percorso così tante volte per le ragioni più svariate che risulta difficile trovarvi motivi di ulteriori stimoli, oltre a quelli già noti. Forse l'unico motivo di reale interesse è la discesa a Tiburtina, dove solitamente transito, al posto di Termini. Tiburtina è una stazione in completo rifacimento, dal punto di vista del fascio binari per via della rete AV con le conensse problematiche di attraversamento urbano per il traffico passante, più in generale per il fabbricato e le aree adiacenti nel suo complesso, oggetto di adicale rifacimento. Arrivo al 2° scalo romano sul binario 14 in perfetto orario, alle 7:06. Mi guardo intorno, pronto al 15 il regionale per Pescara che di lì a breve andrò a prendere. Al binario 16 sfreccia un treno LP in transito con due 402A in testa in direzione Termini.





Intanto lo scalo brulica di movimenti prettamente regionali. Io ne approfitto per dare un'occhiata soprattutto ai lavori infrastrutturali che cambieranno volto a Tiburtina, prima di prendere posto sul treno.





1.2 Roma Tiburtina - Pescara Centrale





Titolare del R 2372 per Pescara delle 7:54 è la E464 053. La mia carrozza è affollata di un gruppo di ragazzi provenienti da mezza italia e diretti a Montesilvano per uno stage per un villaggio turistico. C'è gente che ha percorso centinaia di chilometri e pernottato la notte a Roma, altra che ha rimandato la discesa a casa, con una forte componente del meridione, che fraternizza e si scambia impressioni e notizie, eccitata per quella che potrebbe essere l'occasione della vita, o forse solo una delle tante opportunità mancate. Mi chiedo cosa penserebbero sapendo che il sottoscritto spende due giorni della sua vita sui sedili dei treni senza apparente fondata ragione. Sorrido all'idea e mi guardo intorno. Il primo tratto attraverso la periferia est romana, da Prenestina a Salone fino a Lunghezza non riveste particolare interesse, intriso com'è di ferrovia suburbana, affiancata dalla nuova linea AV per Napoli. Oltre, la prospettiva cambia radicalmente mentre la linea inizia a salire per guadagnare la quota di Tivoli.



La linea effettua un semicerchio che aggira la gola della Villa Gregoriana in cui si getta a cascata l'Aniene. Sono rapidi flash tra una galleria e l'altra in cui non è facile focalizzare lo sguardo in questo paesaggio spettacolare e inconsueto. Purtroppo le condizioni sono al limite della ripresa per un appassionato fotografo ferroviario. Il cielo umido e brumoso in odor di pioggia di una mattinata invernale, i vetri sporchi dei finestrini, i limiti di inquadratura aggravati dal movimento del convoglio, il tutto nell'impossibilità di affacciarsi. Ne conseguono scatti scadenti, senza alcuna velleità da reportage. Ma nel testimoniare amatorialemnte il transito mantengono vivo il ricordo di un'avventura che di lì a poco si stava facendo strada.



Superata la prima impegnativa ascesa la linea riprende decisa verso l'Abruzzo per guadagnare la Piana del Fucino. Ci sono scorci interessanti di dialogo tra ferrovia e autostrada che a tratti si guardano e si costeggiano scambiandosi impressioni. Superato Tagliacozzo la linea effettua un'ampia curva in cui il fascio binari si allarga per ospitare la stazione di Avezzano. Con le sue generose dimensioni, per il suo ruole di interscambio con la linea per Roccasecca via Sora, Avezzano rappresenta sicuramente lo scalo più importante e più interessante di questa prima metà di trasversale ferrata abruzzese.





Il viaggio prosegue liscio e regolare quando, nella cornice di un tempo da cani, si affaccia la prima gradita sorpresa. Arrivati a Cocullo, cadono copiosi fiocchi di neve, e il paesaggio intorno è imbiancato.





Inizia qui un'appassionante discesa verso Sulmona irta di curve e transiti su viadotti che gettano lo sguardo sull'ampia vallata sottostante in un confronto aspro e serrato con la vicina autostrada. Ora te la ritrovi sotto di alcuni metri, poi ti sovrasta con i suoi arditi piloni di cemento armato, seguendo vincoli meno stringenti che la ferrata può solo sognarsi di ambire.









Arriviamo finalmente a Sulmona, campeggiata dal grande deposito sul lato Roma. Il secondo nodo ferroviario abruzzese, per quanto depotenziato dalle sorti di alcune secondarie che qui hanno origine e termine, fa sempre la sua buona impressione, soprattutto dopo aver valicato le montagne d'Abruzzo di piccolo avamposti sperduti, d'inverno spesso coronati dalla neve. E testimonia l'importanza l'assunta dallo scalo in altre epoche, quando la "Transappenninica" nelle sue varie componenti non era certo una fantasiosa linea oggi fuori luogo. Viene nostalgia al pensiero dei diretti per Terni, oggi spezzati a l'Aquila, o ai regionali per il Molise, oggi limitati a Castel di Sangro, nei rimasugli di una linea ormai prossima alla chiusura.









Il viaggio si ammorbidisce e la linea, a parte alcuni interessanti scorci nella valle di Bussi e Popoli, con sguardi sul percorso del fiume Pescara, tende a distendersi in vista dell'arrivo finale. La ferrata spiana, il paesaggio si fa industriale, e in questo ultimo tratto precedente alla confluenza nell'Adriatica, lo scalo di maggior rilievo è rappresentato da Chieti.



Transito a Pescara Porta Nuova con l'ampio fascio binari a ricovero del materiale al servizio del principale scalo abruzzese. L'arrivo alla stazione Centrale alle 11:51 dopo 4 ore e 240 km. completa questo secondo spezzone di viaggio, corredato da una scrosciante pioggia a dirotto.

mercoledì 16 marzo 2011

Appunti corsari (End Theme)



Fortuna che il Murge c'è. E tiene "botta", e tiene "banco". In questa landa di terra ferroviaria dove non solo le relazioni regionali, ma anche e soprattutto quelle interregionali tra punti di frontiera, al contempo nodi di scambio, sono diventate chimera. Basta consultare l'orario per accorgersi che la domenica, l'unico modo per raggiungere Taranto passa per l'Ic Murge e l'ICN Freccia del Levante. E il sabato non è tanto meglio. Da Crotone ci sono due treni, il 3728 alle 12:14 che impone il cambio a Sibari con il 12742 con arrivo alle 16:01, e il 3816 delle 16:18 con arrivo alle 20:06 (poco prima della Freccia del Levante). Tutto sommato buono il secondo per l'arrivo in serata, ma partire ad ora di pranzo per arrivare a metà pomeriggio .... non sembra essere il massimo. Alla fine, gli orari decenti per viaggiare su questa direttrice, ce l'hanno sempre e soltanto i treni a lunga percorrenza. Ma Taranto non è il terminal fisiologico e naturale della Jonica?



Da Cosenza la situazione è ancor più imbarazzante. Con il regionale delle 7:35 (8502), attraverso due cambi a Sibari (con il 12734) e a Metaponto (con il 3581) si arriva a Taranto alle 12:36, dopo un'odissea di cinque ore nette per coprire ... meno di 200 km. Poi c'è una fascia di treni più decenti ma ad orari più discutibili. Il Regionale 3812 parte alle 11:45 per essere a Taranto alle 14:46. Altro soluzione appena un'ora dopo, partenza alle 12:43 con il 8504, cambio a Sibari con il 12742 e arrivo alle 16:01. Orari a dir poco scomodi; paradossale che il treno della mattina preso imponga due cambi e 5 ore di viaggio, e poi a cavallo di pranzo si impongano un diretto e un treno con un cambio e percorrenza inferiore di ben due ore. Da non prendere assolutamente in considerazione la successiva soluzione prospettata da Trenitalia alle 14:03 con il 8506 per Sibari (arrivo 15:03), essendo tarata per la coincidenza con il 8507 per la jonica alle 15:13, consentendo il collegamento tra Cosenza, la sua provincia, Crotone e Catanzaro Lido. Restare bloccati a Sibari a quell'ora comporterebbe attendere l'arrivo dalla Jonica del 3816 (tempo di riferimento di partenza da Crotone alle 16:18). Il che comporta un arrivo a Taranto alle 20:06, dopo appena 6 ore e 03 minuti.



In questo scenario desolante, il Murge intanto è il prossimo indiziato tra i treni a rischio taglio della sezione Crotone. Saranno le solite chiacchiere allarmistiche. Forse, speriamo, ma dopo quanto accaduto nell'ultimo anno c'è da aspettarsi il peggio ...e non tanto per la soppressione del treno in sé quanto per la risposta "regionale" che verrebbe data dalla DTR Calabria per rimpiazzare il buco, che stavolta diverrebbe realmente voragine ai limiti dell'incolmabile.

lunedì 14 marzo 2011

Appunti corsari (Main Theme)



Domenica 27 febbraio, nel tentativo disperato di tornare a casa dalla Calabria, decido di prendere l'IC 618 "Murge" Crotone - Milano C.le. Approfittando dell'oggettiva difficoltà di trovare una soluzione decente per il rientro che non comportasse l'ausilio intermedio dei bus o spaventosi buchi d'orario, ho deciso di alzarmi la mattina di buona lena e farmi un ampio giro. Se non altro per lo sfizio di vedere parti di linea e stazioni che in vita mia non avevo ancora percorso. L'unico dubbio che mi ha assilltato fino all'ultimo momento è stato quello di scegliere tra la soluzione di 1° o 2° classe. 20 euro la differenza in palio. Non sono uno che lesina per viaggiare decentemente quel poco che capita di fare un vaggio lungo e dispendioso; per contro non sono abituato a spendere soldi invano quando se ne può fare a meno, essendo abbastanza adattabile nelle esigenze del viaggio. Alla fine ha prevalso il primo aspetto, optando per la comodità anche a costo di una maggiorazione del prezzo. E devo dire che mai scelta fu più sensata e mai soldi furono meglio spesi. Quando il Murge arriva a Corigliano, nella carrozza 1 di 1° ci sono dentro "solo" 2 persone, e poco cambierà fino a Taranto, mentre la gente non si risparma, soprattutto in stazioni come Policoro - Tursi a salire in quelle di 2°. Fino a Foggia viaggio da solo nel mio scompartimento; a Foggia salgono due persone, ma una scende subito alla fermata successiva di San Severo. Restiamo quindi in due persone fino a Civitanova, quando entrano tre persone nel nostro scompartimento. Ma ormai sono quasi arrivato, scendo alla successiva, Ancona. Insomma, un viaggio sul velluto.



In tempi di vacche magre beccare la GC di 1° è un lusso che non posso permettermi, ma va più che bene la Z visto la relativa tranquillità cche mi si prospetta durante il viaggio. Titolare di questa parte del viaggio la D 445 1019. A Corigliano saliamo in 4-5 persone; affluenza ben più cospicua a Sibari, ma la punta si ha a Policoro Tursi. Si replica discretamente anche a Metaponto. Questa prima parte del viaggio mi vede spettatore distratto e in disparte, essendo una parte di linea coperta più volte in passato. Intendiamoci, certi scorci di mare non lasciano mai indifferenti anche dopo innumerevoli sguardi. Valga per tutti Roseto Capo Spulico.



In realtà da Metaponto gli scorci sono abbastanza monotoni, e gli scali insignificanti, fino a Taranto. Qui il viaggio cambia di prospettiva e intensità. Già dai primi contrafforti delle gru portuali in lontananza si respira un'altra aria. Lo sviluppo commerciale e, soprattutto, industriale di Taranto, rendono la sua morfologia ferrovia alquanto particolare e interessante. Mostrando però ben presto anche i limiti di una posizione infelice, tanto nello schacchiere della lunga percorrenza, che, a ben guardare, anche della dorsale di traffico regionale. Un'impianto sicuramente baricentrico al centro cittadino, non certo attinente al ruolo che lo stesso dovrebbe svolgere in quell'area di interesse interregionale.



Il primo elemento che campeggia è la realizzazione del raccordo di connessione tra la Jonica e la Taranto - Bari per saltare l'ingresso in città e la relativa manovra di inversione. La ferrovia jonica intanto si incunea a levante dove prima affianca poi si fonde ai binari della linea per Bari, costeggiando le ampie banchine portuali da un lato,e mostrando i massicci bastioni siderurgici dall'altro. L'arrivo è preceduto dalle officine per la manutenzione dei rotabili, dal deposito, comprensivo di un nutrito materiale storico ottimamente conservato da un associazione del luogo dedita allo scopo; segue un ampio fascio ricoveri che precede la curva che immette alla stazione.



Che, tutto sommato, a ben guardare, sembra l'aspetto meno rilevante di quel paradiso - inferno ferroviario. La stazione infatti assume dimensioni e proporzione alquanto ordinarie che concentrano poco più dei binari necessari all'espletamento del servizio passeggeri. Intendiamoci, Taranto è e resta uno scalo di tutto rispetto, se consideramo i suoi 7 binari passanti dotati di banchine e pensiline coperte (senza contare binari tronchi per il servizio regionale sul lato Brindisi) a cui fanno di contorno altri tre binari di appoggio. Ma si ha come l'impressione che il baricentro sia altrove, e questo a ben guardare è un segnale del lento ma inensorabile declino che sta interessando anche questo scalo. Sarà poi l'aspetto non proprio curato della stazione, o forse anche il vuoto desolante caratterizzante l'impianto in quella porzione di giornata (pur riconoscendogli l'attenuante della domenica mattina). L'unico movimento intercorrente durante la manovra di inversione e cambio trazione, è l'arrivo di un Regionale da Bari, composto da E 464 + carrozze PR. Scendo dal treno ma resto incollato al binario 1 dove si consuma lo sgancio della D 445 1019 e il conseguente aggancio della E 444R 073, già avvistata nell'ampia curva precedente l'ingresso nella stazione. La prima parte del viaggio si è virtualmente conclusa.





Ripartiamo in senso inverso andando ad impegnare i binari della linea per Bari. Guardo con estrema attenzione il poderoso complesso siderurgico, che mi rende Taranto una città affine. Sono idealmente legato a questo tipo di città, come la mia Terni o la stessa Crotone le quali, pur avendo avuto un'indiscutibile e remota storia, finiscono con il restare identificate con il massiccio sviluppo industriale che le stravolge, finendo per caratterizzarle anche a posteriori, una volta che lo stesso entra in crisi lasciando il luogo che l'ha ospitato in piena crisi di identità.



Mentre prosegue il viaggio in direzione di Gioia del Colle, appena passata la stazione di Massafra, è possibile ammirare i maestosi viadotti in muratura della vecchia linea a binario singolo e a trazione diesel collegante lo scalo jonico alla città di Bari, che affiorano dalle gravine. E' imponente il confronto tra la discrezione armoniosa di questi manufatti, perfettamente inseriti nel paesaggio circostante, e lo stridere dell'imponente viadotto in curva sopraelevato su cui la nuova linea a doppio binario elettrificato prende a salire.







Superata Gioia del Colle, dove il treno effattua fermata, e Acquaviva delle Fonti, la linea prosegue per un breve tratto dritta per poi impegnare un'ampia curva e retrocedere in parte, nel tentativo di guadagnare il nodo di Bari. Si transita per Modugno e per la stazione di Modugno città (dove avviene l'interscambio con la rete delle Ferrovie Appulo Lucane).



Siamo ormai arrivato a Bari Centrale, dove il treno viene ricevuto al binario 5. E inizia anche qui la manovra di inversione. Scendo per sgranchirmi le gambe ed effettuare qualche scatto volante, senza tuttavia allontanarmi dal binario. Al binario 6 è pronto l'ES City 9822 "Freccia Bianca" per Milano Centrale, che partirà dopo di noi, per poi superarci durante una delle tante fermate in linea.









Ripartiamo in senso inverso andando ad impegnare l'Adriatica. La zona a nord di Bari è ricca di città popolate, e questo comporta un nutrito stuolo di fermate al treno a stretto giro di posta (Molfetta, Bisceglie, Trani e Barletta). Per poi arrivare a Foggia. L'occhio cade sul 1° binario tronco lato nord al Flirt delle Ferrovie del Gargano, in servizio sulla Foggia - Lucera, linea ricostruita e riaperta nel luglio del 2009 dopo ben 42 anni di chiusura.



A Foggia salgono due persone ad animarmi lo scompartimento. Si prosegue, con sosta a San Severo. E io dirigo lo sguardo al deposito delle Ferrovie del Gargano campeggiano svariate elettromotrici Stanga, accompagnate da uninusuale, gradita sorpresa. Nel mezzo, abbandonata, una ex elettromotrice Stanga della Ferrovia Centrale Umbra, che ha conservato tanto la colorazione che il logo FCU.







Il viaggio prosegue abbandonanto la Puglia per far breve irruzione in Molise (con sosta a Termoli), Abruzzo, (Vasto - San Salvo, Pescara Centrale, Giulianova) per approdare finalmente alle Marche. Inizio a sentire, e a ricoscere, un ambiente noto e familiare. Da San Benedetto a Porto San Giorgio - Fermo, con una gradita sorpresa che mi desta. Contiguo alla linea FS, di poco precedente l'ingresso in stazione, restaurato e perfettamente conservato riconosco il fabbricato terminale della ex ferrovia a scartamento ridotto Porto San Giorgio - Fermo - Amandola. A Civitanova Marche il mio scompartimento si affolla con tre nuovi innesti, ma fortunatamente sono quasi arrivato. E infatti da li a poco mi alzo e sosto sul corridoio. Arriviamo ad Ancona alle 16:14 e finalmente, dopo 9 ore di viaggio, scendo dal Murge e respiro una boccata d'aria.





Il tempo è ormai cambiato, non c'è più il bel sole che mi ha accompagnato dalla Calabria alla Puglia, già guastato in terra d'Abruzzo. Piove insistentemente, e in stazione fa anche un certo freddo. Mi aspettano due ore abbondanti di sosta in attesa del regionale delle 18:25 per Roma Termini. Dato il maltempo rinuncio alla passeggiata alla stazione marittima, e mi concentro in qualche foto all'interno dello scalo dorico, senza strafare, vista la pioggia insistente. Mi sporgo quel poco che basta per andare a riprendere, da più vicino possibile, l'ETR 401 e l'ETR 242, mestamente accantonati all'aperto, quasi fossero due rotabili qualsiasi in attesa di essere impegnati in qualche servizio.





Ne approfitto per rifocillarmi al bar con una birra e due tranci di pizza, poi ritorno al fascio binari, ed è una sinfonia di treni a lunga percorrenza che si itnervallano sull'asse sud-nord e nord-sud. Ma interessante è anche il servizio regionale in un'ordinario pomeriggio domenicale. Un regionale per Piacenza con in testa il 632 029 è fermo sul binario con un numero impressionante di carrozze al seguito che ho volontariamente omesso di contare. Ma il pezzo forte è il regionale proveniente da Pescara Centrale e diretto nientemeno che a Milano Centrale, composto da E 464 più carrozze a due piani. Sembra uno spot di democrazia ferroviaria, quasi a simboleggiare il treno per tutti e alla portata di tutti. Alla faccia del servizio regionale confinato negli angusti confini geografici e amministrativo delle DTR di competenza.





Anche sul fascio binari tronchi del piazzale ovest dove si attestano i treni per Roma c'è movimento. Prima del mio regionale ne è in partenza un altro limitato a Fabriano alle 17:37. Si avvicina l'ora della partenza e cerco disperatamente un'obliteratrice funzionante. Ancona è piena di quelle infernali macchinette gialle,, ma per trovarne una funzionante devo trovarne una decina fuori uso, comprese le obliteratrici delle tre biglietterie automatiche nell'atrio del fabbricato viaggiatori. Si è fatto buio e salgo sul treno pronto al 3° binario tronco ovest. Mi aspettano ancora due ore e mezza di viaggio lungo una direttrice che conosco benissimo, dopo aver già solcato mezza italia in treno.



Mi distendo e mi rilasso, guardando ogni tanto fuori dal finestrino. Il curvone di Falconara conserva intatto il suo fascino, così come il fascio binari che si immette verso gli stabilimenti petrolchimici della zona. Il raddoppio della Orte - Falconara sul fronte marchigiano è ad uno stato avanzato. Certo qui gli ostacoli orografici sono molto inferiori rispetto al versante umbro; laddove esistono, come nella strettoia di Genga - San Vittore, imperversa ancora il binario unico fino alle porte di Fabriano. Il viaggio prosegue senza intoppi, a parte una sosta prolungata a Serra San Quirico, là dove inizia il tratto a binario unico, in attesa del sopraggiungere di un regionale proveniente dal fronte opposto. A Fabriano c'è un discreto movimento e, fermo al binario, è pronto l'ES per Ravenna. Siamo ormai alle porte dell'Umbria, immersa nel buio sotto una lieve coltre di pioggia. Sosta a Fossato, Gualdo e Nocera, e si arriva a Foligno. Qui regna la desolazione più totale, nessuno scende e nessuno sale. Il silenzio è spezzato da un annuncio grottesco: "Prima coincidenza utile per Assisi - Perugia con l'ES 9336 alle 21:54". Sono ancora le 20:20 e io incontrerò il treno in questione alle 21:10, ora di arrivo (con qualche minuto di ritardo) alla stazione di Terni, dove è fermo per incrocio al binario 3. Cose dell'altro mondo. Se non altro la situazione a Terni è discretamente migliore, c'è un po' di gente che sale dal treno e altra che sale, e l'ES per Perugia al binario contiguo danno un barlume di vita ferroviaria. Ma ormai che importa, Dopo un lungo viaggio tra le contraddizioni della nostra Italia ferroviaria, sono finalmente arrivato a casa.