mercoledì 9 marzo 2011

Appunti corsari (Intro)

Continua il percorso avviato di equidistanza tra le tematiche ferroviarie e gli altri aspetti generali del mio cammino di uomo. Nondimeno, il cosiddetto "mondo dei treni” inteso nei suoi aspetti più generali, nella sua veste di modalità di trasporto quotidiana e comune, ovvero paesaggio a margine di uno spostamento, campeggia indomito nella sua fiera neutralità e indifferenza, nello scorrere dei viaggi che si alternano o si ripetono, nei momenti che man mano si accumulano. E allora di richiamo in rimando, tra contingenza e occasionalità, cambi di programma e scelte istantanee dell’ultima ora, avvengono incroci strani, imprevedibili.



La settimana scorsa sono riuscito a scendere in Calabria, dove mancavo da sei mesi. Un semplice viaggio di trasferimento, di moglie e figlia, in procinto di trascorrere due-tre settimane laggiù. La risalita programmata per l'indomani, di mattina presto. In definitiva, una discesa senza programmi e senza pretese, in cui restavo appena una mezza giornata. Avevo rinunciato a fare programmi, in attesa di tempi migliori. Ma la sorte si nasconde dietro l'angolo, rimescolando le carte in tavola. Accade allora che i lavori sulla Salerno - Reggio Calabria impongono l'uscita obbligatoria da Casalbuono fino a Lauria. Uno scherzo destinato ad allungare la percorrenza del viaggio di una buona mezz'ora. Ma che consente inaspettatamente al sottoscritto di costeggiare alcuni resti del tratto terminale della ferrovia Sicignano - Lagonegro, dove fanno capolino diverse gallerie e alcuni piccoli ponti. Attraversata Lagonegro, nel tentativo di guadagnare nuovamente l'autostrada seguendo il percorso indicato, risalendo di quota, dopo un tornante, gettando lo sguardo verso il paese, si erge maestosa la mole del Viadotto Serra delle linea Lagonegro - Spezzano delle ex Ferrovie Calabro Lucane. Basterebbe questa visione a ripagare del giro allungato edel tempo perduto. Senonché poco più avanti l'ex tracciato interseca la statale, e mi ritrovo sulla sinistra un casello al Km. 3 con un breve tratto di trincea. Un'apparizione talmente inaspettata che per un attimo perde la cognizione della strada che sto percorrendo, rischiando l'incidente con un auto che procede in senso contrario. Più avanti, perfettamente conservata, la stazione di Nemoli, a cui sono da aggungersi un paio di caselli ristrutturati.


Il pomeriggio ho appuntamento con Vittorio, il quale, data l'impossibilità mia personale di muovermi per una serie di giri da farsi, e l'oggettiva mancanza di tempo per un tour ferroviario, decide di salire a Corigliano con il treno per un breve saluto e un caffè in compagnia. Mentre il regionale è annunciato in stazione, controllo il tabellone orario delle partenze. L'arrivo del treno è previsto alle 16:14, e il primo treno utile per il rientro è alle ... 20:12. C'è infatti un treno alle 16:36 che non effettua fermata a Torre Melissa, costringendo il nostro a farsi venire a prendere a Cirò. E comunque non lo avrei mai fatto partire con quel treno, facendogli sobbarcare un viaggio di due ore tra andata e ritorno, per stare insieme solo venti minuti. Il successivo regionale da Sibari per Roccella delle 18:42 (orario perfetto in considerazione che avevo degli impegni alle 19:00) non viene effetuato il sabato e i festivi. Che era poi anche il treno su cui puntava Vittorio, non considerando che era sabato. Appurato che il regionale delle 20:12 è il nostro treno e per le 19:00 dobbiamo rientrare per dei giri da fare, realizziamo di avere a disposizione due ore e mezza per le nostre cose. Poche? Tante? Ce le facciamo bastare, come sempre. Sulla scorta di quanto accaduto in mattinata, mi viene l'illuminazione. Comprendo che è la giornata della Lagonegro - Spezzano. E poiché possiamo allontanarci di poco, dirigo l'auto verso Cassano allo Jonio, dove due estati fa ero solito salire per le cure termali. Ricordavo che lungo la strada a salire per il paese avevo intravisto un ponte di chiare fattezze ferroviarie, attualmente inglobato in una strada poderale a servizio di un campo. Decido di tornare sull luogo per fugare ogni dubbio. E d'altro canto, la presenza in rapida successione di due caselli poco più avanti non lascia dubbi. Incameriamo i primi resti e puntiamo verso il paese alla ricerca della stazione. La strada continua a salire, e ad un certo punto sulla destra cè una strada che scende. Che accende un campanello d'allarme, ma io proseguo sulla strada che conduce a Castovillari. Vittorio getta lo sguardo sotto e avvista il celebre viadotto di Cassano culminante con la galleria, con la stazione del paese sull'altro versante del manufatto. Come dire, Petilia a parti invertite. Impegniamo un tornante cercando disperatamente un angolo dove poterci fermare e realizzare. Do qualche peripezia lo troviamo, parcheggiamo e facciamo un piccolo pezzo di strada a ritroso fino alla curva. Sotto il paese di Cassano si staglia come un'aquila appollaiata su un poggio. Più sotto, guardando avanti dritto, ammiriamo il viadotto, la galleria, con l'area della stazione. E ci gasiamo. Senza mappe e ricerche, ormai siamo in grado di trovare tutto a naso.



A questo punto abbiamo due scelte. Continuare sui solchi della vecchia ferrovia andando verso Civita e Frascineto, alla ricerca eventuale delle rispettive stazioni, o puntare tutto su Castrovillari, seguendo il percorso diretto della statale. Optiamo per questa seconda ipotesi in considerazione che il tempo a disposizione è poco, e che a Castrovillari c'è garanzia di fare bottino, sapendo in anticipo dove andare a cercare, essendoci stato l'anno prima e avendo trovato tutto senza appunti e mappe. Viceversa, non avevamo cognizioni sulle stazioni di Civita e Frascineto, che destiniamo a tempi migliori, da accompagnarsi alla discesa in luogo al viadotto e alla stazione di Cassano, individuati dall'alto. Castrovillari si rivela una perfetta parata di cimeli noti, ma non per questo meno preziosi. Spendiamo una buona mezz'ora tra l'area della stazione, il viadotto e il casello al Km. 80. Si avvicina l'ora del rientro, chiudiamo il pomeriggio in bellezza con una visita alla stazione RFI di Sibari, dove al bar ci attende il tanto atteso caffè. E penso che stavolta che treni e ferrovie sembravano banditi, ho rovesciato una situazione che lasciava poco spazio all'iniziativa. Qunato basta per dire che ... anche stavolta, non si torna a casa a mani vuote. Ed è ormai chiaro che, anche la Lagonegro - Spezzano Albanese, ha i giorni contati.

Aspettando l'indomani. Ma questa è un altra storia, meritoria di essere raccontata a parte.

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