lunedì 27 giugno 2011

Corsivi sul Tacito (parte II)

1.1 Terni - Firenze Santa Maria Novella



Mi accomodo sul treno. Carrozza 7, posto 55. Ultimo controllo ai titoli di viaggio, di cui mi sono premunito la sera prima, per evitare problemi durante le coincidenze al volo. Otto biglietti per un viaggio in giornata non sono pochi. Il treno parte regolarmente da Terni alle 5:08. Scivolando via silenzioso nella notte, con una manciata di passeggeri a bordo. Si arrampica, senza tentennamenti, nella stretta gola verso il valico. Scorrono Giuncano a salire, Baiano di Spoleto a scendere sull'altro versante. Prima sosta a Spoleto, dove salgono 2 persone. Si riparte alla volta di Foligno, dove il cumulo di persone da raccogliere è più cospicuo. Sosta ad Assisi, altro carico, e il cielo si è quasi del tutto schiarito. Dal lato esterno rispetto al fabbricato viaggiatori, fa capolina la cupola della Basilica di Santa Maria degli Angeli, dove è monumentata la "Porziuncola" dove San Francesco, da giovane, andava a pregare.



E' la volta di Ponte San Giovanni, con una rincalzatrice "Made in FCU".





Mentre imbocchiamo la via RFI per Terontola, da Sant'Anna scende una 776 in singola. Me ne accorgo all'ultimo secondo, scatto una foto, ma viene fuori il ritratto di uno "spettro". La linea prende a salire verso la città di Perugia, che ci attende ad una manciata di minuti di distanza. Sul binario 3 è parcheggiato un ETR 450, pronto a prender servizio come ES 9321 per Roma Termini.





In uscita, in alto a destra, è visibile la fermata del Minimetrò, per l'interscambo con il centro città:





Si prosegue per l'ansa attraversando la periferia perugina di Pian di Massiano, con le fermate Università e Capitini, e lo stadio in mezzo, per poi virare a destra attraverso San Sisto e riprendere la strada verso il nord- ovest. Transito per Ellera - Corciano, dove un tempo si diramava la ferrovia per la centrale di Pietrafitta, poi diventata passeggeri per Tavernelle, nell'ottica di un prolungamento verso Chiusi mai realizzato, che ha decretato, fra i tanti altri motivi, la chiusura della ferrata dopo appena una decina di anni di vita. Ci avviciniamo al Trasimeno, a Magione incrociamo con una ALe proveniente da Terontola, in sosta sul binario 1. Poco avanti, si inizia, finalmente, ad intravedere il lago.



Scorci delle isole "Minore" e "Maggiore", tra Passignano e Tuoro:





Terontola segna l'ingresso in Toscana e sulla dorsale. Sulla sinistra appare il doppio binario della LL Roma - Firenze.





Arrivo ad Arezzo, dove la l'ex Belga LFI in livrea "piscina" attende, sul binario 6, il suo turno per Sinalunga, mentre sui binari alti sosta materiale regionale.





In uscita, sul lato Firenze, sulla destra il terminal container fa la sua bella mostra.



Imbocchiamo l'interconnessione per la DD, lasciando la LL sulla destra:







Il Tacito prende a sgambare, fino alle porte di Firenze. Campo di Marte preannuncia un altro mondo, su cui soffermarsi.





Imbocchiamo a sinistra per Santa Maria Novella. Una coppia di 403 fa bella mostra, affiancate dal "papero" ETR 600.









Quel che cela Santa Maria Novella è degno di una trattazione a parte. Diamo il degno congedo all'IC 580 Tacito, ricevuto al binario 13, in attesa di riprendere alla volta di Milano Centrale.





giovedì 23 giugno 2011

Corsivi sul Tacito (parte I)



La sveglia suona alle 4:00. Insolitamente presto, come quando sta per andare in scena qualcosa di straordinario. Mi alzo, faccio un caffè, di corsa mi vesto. Macchina fotografica, borsello, tutto a posto. Sono le 4:30, salgo in auto. Verso la stazione. Sono le 4:40, intorno tutto tace. Sul binario 3 è pronto l'IC 580 "Tacito" Terni - Milano C.le. Il mio treno. E' l'occasione buona per scattargli alcune foto. Dati i suoi orari di partenza e arrivo a Terni, non c'è altro modo, se non prenderlo, o recarsi appositamente in stazione quando si attende, o si accompagna, qualcuno.





Il Tacito è l'unica cosa buona fatta dalle nostre ferrovie da alcuni anni a questa parte per l'Umbria. Il treno che ha sdoganato il piccolo cuore verde d'Italia dal suo defilato provincialismo. Collegandola in modo diretto con il nord della nostra nazione. Un treno solo, ma buono, di quelli che lasciano un solco. L'Umbria, prima di allora, non aveva mai avuto collegamenti a lunga percorrenza degni di tal nome, limitandosi a doppiare i principali servizi interregionali, da Roma ad Ancona e Perugia, eccezion fatta per la striscia orvietana che, trovandosi sulla dorsale, ha sempre goduto di alcuni collegamenti da Napoli e Roma per Firenze, Bologna, Milano e il Triveneto. Ma nella zona interna alla regione, ai tempi degli IC esistevano i Roma - Ancona, e in misura minore i Roma - Perugia. Poi arrivarono gli ES che altro non fecero che rilevare i precedenti collegamenti, con gli stessi tempi e fermate. Con l'unica variante del prolungamento di un paio di treni da Ancona a Rimini e Ravenna. Colpa della sua posizione leggermente defilata e al ridosso dalla capitale, e del suo scarso peso demografico. Dirottare all'interno i treni passanti è sempre stata faccenda gravosa, e Roma a sud e Firenze a nord sono sempre state, relativamente vicine, e a portata di servizio regionale. In tal senso, l'istituzione di un collegamento diretto dall'Umbria a Bologna, alle città dell'Emilia e a Milano, è stata una rivoluzione copernicana. Eppure, nonostante questo, il Tacito è sempre stato visto dalla stampa locale con ironia e disincanto, non perdendo occasione per denigrarlo. Colpa della sua traccia non certo veloce, se paragonata a quella di altri Ic allora in giro per l'Italia, presto peggiorata dalle iniziali 6 ore e 30 alle attuali 6 ore e 50, poi divenute stabili. Eppure basterebbe dare un'occhiata allo stato delle infrastrutture per comprendere la ragione di certe scelte. Partendo dalla Roma - Ancona, che proprio oltre Terni diventa una linea problematica. Da qui inizia il tratto a binario unico, che è anche la parte più lenta della linea, che attraversa un valico, con una pendenza media dell 22 x mille, con punte del 28 sul lato Spoleto. Pendenze probitive? No di certo, ma sufficienti per non spuntare prestazioni da scattista. La linea sale subito all'uscita da Terni, per incunearsi un una valle angusta e chiusa dalle montagne, dove non batte mai il sole. Se a questo si aggiunge che sotto scorre un fiume, il Torrente Serra, si comprende presto che tale tratto, per buona parte dell'anno, versa in condizioni di aderenza precarie, con binari viscidi, d'inverno spesso gelati. Dai 130 metri di Terni si sale ai 600 dei Balduini, per scendere ai 310 di Spoleto, in meno di 30 km. Da Spoleto a Campello la linea prosegue per una decina di km. ancora a binario unico, per poi trovare, fino a Foligno, l'unico tratto veramente buono di linea in terra umbra. A doppio binario, in larga parte su viadotto. Ma sono poco più di 10 km. Dopo Foligno ritorna la linea lenta a binario unico, che deve fare i conti con l'attraversamento problematico di Perugia, che comporta un largo giro e pendenze importanti. Per guadagnare la quota dalla frazione di Ponte San Govanni alla parte bassa del capoluogo, in località Fontivegge, si è dovuta creare una linea, nella seconda metà del secolo XIX che facesse un giro largo, culminante in una grande ansa. Anche dopo, costeggiando il Trasimeno, le cose non migliorano di molto. E l'ingresso a Terontola, sulla Roma - Firenze LL, defilato alla dorsale DD, senza interconnessioni, comporta il transito sulla linea lenta fino ad Arezzo. Morale della favola, da Terni il Tacito prende a correre in maniera decente solo nel tratto terminale da Arezzo a Firenze, dove percorre la DD. Quindi il paragone con altri treni instradati sulla direttrice Orte- Chiusi non ha mai avuto ragione d'esistere. Che poi, per giustificare il suo mantenimento, in caso di conflitti di circolazione lo si imbuchi un paio di volte per lasciar strada ai collegamenti più veloci, facendogli perdere un poco di tempo .... "amen". Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. O no?



Se a questo si aggiunge l'errata scelta perpetrata per anni sul materiale di trazione, la frittata è presto fatta. Perché agli inizi ci si è ostinati a far partire il treno da Terni con la E402B, nota per le scadenti performance in condizioni di precaria aderenza, puntualmente verificatesi nella Val di Serra. Con slittamenti continui che accumulavano ritardi, causando intoppi alla circolazione di cui pagavano il prezzo i regionali in fascia pendolare. Nelle condizioni metereologiche peggiori, ci si arrangiava mettendo in testa l'inossidabile E 656, poi cambiata a Firenze con la 402B, quando il treno effettuava manovra di inversione. O, in alcuni limitati casi, con l'inedita scelta della E 652, che non era rado trovare di stanza a Terni. Scelta promiscua, trattandosi di materiale assegnato alla Cargo. Tale scelta si rivelava addirittura migliore del Caimano, essendo la Tigre assai più scattante, senza per questo perdere nelle doti di arrampicatrice. Per un periodo ci si è arrangiati con la E444R, fino a quando non si è scelta la situazione attuale, nientemeno che il miglior materiale posseduto dalla divisione Pax, dai tempi delle gloriose E444 originarie messe in circolo dalla fine degli anni '60. La 402A infatti coniuga buone doti di scalata e aderenza, a notevoli doti di allungo. Omologata per i 220 Km/h, è ad oggi il locomotore italiano più veloce in uso presso le nostre ferrovie. Il che, tuttavia, non ha risolto i problemi di aderenza comuni ai moderni locomotori elettronici a 4 assi.





Peccati di gioventù? Forse. Il Tacito ha innovato anche per la scelta del materiale. Da queste parti i collegamenti IC sono sempre stati fatti con gli ETR o le ALe, lasciando a svernare materiale glorioso, presto in età da pensione. Non sono così lontani i tempi in cui gli IC Roma - Perugia si effettuavano con gli ETR 240, i Roma - Ancona con le ALe 601. Poi rimpiazzati con gli ES ETR 450. Materiale, per sue caratteristiche di peso e trazione, meglio attrezzato per scalare la rampa dei Balduini tra Terni e Spoleto. Per un periodi si è scelto di far partire (e arrivare), da Terni 6 carrozze, aggiungendone 3 a Firenze, contestualmente alla manovra di inversione. Si è infine deciso di lasciare la composizione attuale, con 8 carrozze per l'intera tratta tra Terni e Milano. Ma se il Tacito è stato spesso denigrato, lo scenario mutato nel corso degli anni lo sta riscattando, rendendo giustizia alle ragioni di un collegamente a cui è stato chiamato. Analizziamo i suoi punti di forza. Grazie alla sua partenza alle prima luci dell'alba in quel di Terni, consente di arrivare alla stazione centrale di Firenze relativamente presto, in orario pendolare, alle 8:17. E questo apre tutta una serie di possibilità di viaggio, con il cambio nel capoluogo toscano, per la Toscana stessa, ivi compresa la Liguria. Arriva ancora relativamente presto alla stazione centrale di Bologna, alle 9:42, moltiplicando le possibilità di viaggio per il Veneto, il Trentino e il Friuli. Collegando l'Umbria a tutte le principali città emiliane. Arriva, tutto sommato, ad orario accettabile a Milano C.le, alle 12:10, consentendo il collegamento in giornata al capoluogo lombardo, dove è possibile permanere per 5 ore e mezza, in tempo, organizzandosi, per sbrigare impotanti faccende e colloqui di lavoro. Oltre ad aprire altre strade per il Piemonte, la Lombardia, la Svizzera. Non male per un diurno. Certo non è il primo treno papabile in arrivo al capoluogo meneghino. Per fare prima si potrebbe scendere a Roma o salire a Firenze e cambiare con un Es. Però a prezzo di un cambio e di pagare almeno il doppio, elemento quest'ultimo da non sottovalutare. Anche il suo rientro tardi in terra umbra, nella fascia compresa tra le 23 e le 0:35, consente di rientrare da buona parte del centro nord Italia sfruttando le possibilità della giornata, La partenza alle 17:45 da Milano consente a molti di rientrare il venerdi pomeriggio direttamente a casa, dopo una settimana lavorativa passata fuori. A scendere gli orari si fanno eccellenti. Parma (19:19), Reggio - Emilia (19:34), Modena (19:49), Bologna C.le (20:29), Prato (21:14), Firenze S.M.N. (21:47), Arezzo (22.27). La fascia oraria strategica tra il tardo pomeriggio e la prima serata, per tornare da queste città in Umbria, o per spostarsi tra queste città dopo un pomeriggio trascorso fuori per lavoro, per studio, o anche diletto. Non è un caso se il Tacito, Umbria a parte, è un treno molto apprezzato e utilizzato, soprattutto a scendere, tra l'Emilia e la Toscana. In una dorsale dove i collegamenti veloci sono stati progressivamente spostati verso gli ES e l'Av, tagliando fuori molte città medio grandi, andando ad imporre il cambio nei grandi nodi di Bologna e Firenze, con il regionale. Anche perché tra Roma - Firenze - Bologna stanno rimanendo gli sparuti IC che salgono su da Napoli, diretti o a Milano o in Veneto e Friuli. Che ormai si contano sulle dita di una mano. E non è finita. Il Tacito è l'unico IC passante su Firenze ad entrare a S.M.N., evitando la doppia fermata in periferia a Campo Marte e Rifredi, e chiunque conosca un minimo la geografia della zona può comprendere l'importanza di tale scelta, andando ad evitare il cambio coi regionali metropolitani che si caricano l'intera toscana. La scelta congeniale degli orari, consente "potenzialmente" l'utilizzo di un'unico materiale, evitando di mandare in giro per mezza italia una coppia di convogli che incrociano in mezzo, con risparmio di mezzi e di soldi. E, non ultima, la scelta ottimale del capolinea a Terni, dettata sì da ragioni geografiche di servire l'intera regione, ma che consente di risparmiare sui costi delle manovre. Data la sua natura di vivace scalo merci, dove le operazioni di inversione, composizione di treni, gancio e sgancio di carri, movimentazioni dai raccordi alla stazione agli stabilimenti e per le destinazioni di fuori sono pane quotidiano, consente di risparmiare sull'utilizzo del personale addetto alle manovre, impiegando il personale cargo localmente stanziato. Non secondario, laddove esiste solo un treno passeggeri che necessita di tali accorgimenti, in un'era in cui tali operazioni sono viste con il fumo negli occhi da parte di Trenitalia, e collegamenti strategici storici sono saltati anche in virtù di questa ragione.



E non è ancora finita. Faccio una rapida disamina sul peggioramento della situazione nei nodi di confine regionale, per mettere a nudo un progressivo impoverimento dei collegamenti da un buon decennio a questa parte, che ha ridotto di molto le possibilità di viaggio, andando ad esaltare le potenzialità del Tacito. Fino a non molti anni fa, fino al pieno avvento degli ES sulla DD tra Roma e Firenze, gli IC impIegavano 2 ore tra Orte e Firenze. Oggi non si scende sotto le 2 ore e 30. I regionali impiegano mediamente mediamente 3 ore e 20 tra Firenze e Orte, talvolta sostando a lungo in quel di Chiusi. Orte è sempre più declassata dalla LP finendo con il perdere la sua peculiarità di porta d'accesso per l'Umbria in un senso, per la LP nell'altro. Pochi IC ormai vi fermano rispetto all'abbondanza di un quindicennio di anni fa, in cui più o meno tutti gli IC (un tempo molto più numerosi) vi sostavano. Un tempo ad ogni fascia oraria, scendendo ad Orte sia dai regionali RM - FI che dagli IC, era pronto il cambio per Terni, rendendo tutto sommato agevole il cambio. Oggi, a parte gli IR su Roma, sono rimasti due sparuti collegamenti. Si è passati dalle 4-5 carrozze PR trainate dai 424 alle misere doppie di 776 che, in orari casuali e con vistosi buchi, finiscono con il viaggiare semivuoti. Sono lontani i tempi in cui la gente del luogo si accalcava sulle PR. Spesso non vi è coincidenza tra i tempi dall'Umbria per Roma con quelli per Firenze ad Orte, siano R o IC, arrivando a sostare anche mezz'ora o un'ora abbondante allo scalo ortano. Capita che per cambiare ad Orte occorre prendere l'ES per fare pochi chilometri, risparmiando 5 minuti ma arrivando a spendere il doppio. Insomma, sempre più frequentemente, è bene farsi accompagnare o venire a prendere ad Orte, o lasciare l'auto nel piazzale antistante della stazione. Fino a pochi anni fa, era impensabile da Terni, per recarsi a Firenze, guardare a Foligno. Oggi, orari alla mano, può convenire farsi 40 minuti di treno a Foligno e trovare la coincidenza, facendosi altre 3 ore abbondanti di treno. Ecco allora che in tutto questo, le 3 ore e 9 minuti che separano Terni dal capoluogo toscano,anche in virtù dell'orario, rappresentano di gran lunga la scelta migliore per raggiunger Firenze senza peripezie e in orario accettabile. Da Foligno e Perugia, vi è poi il cadenzamento bi-orario per S.M.N, ma ci mettono lo stesso tempo che il Tacito da Terni e anche qualcosa di più. In definitiva questo treno rappresenta il primo e ultimo collegamento tra l'Umbria e il capoluogo toscano, quello che consente il maggior lasso orario di movimento, oltre ad essere la relazione più veloce. Mettendo in relazione tutta l'Umbria, spesso regionalmente divisa a nord e sud di Foligno, a seconda che si guardi a Roma o a Firenze. Tale treno infatti rappresenta il primo e ultimo collegamento per l'intera regione. L'ultimo treno che sale da Roma, il RV 23:28 delle 22:36, è infatti limitato a Foligno, tagliando fuori Assisi e Perugia. Anche qui, sono lontani i cadenzamenti biorari della tarda serata tra Roma e Ancona, che partendo da Termini alle 20:24, 22:24 e 0:24, transitandoa Terni alle 21:30, 23:30 e 1:30,arrivando ad Ancona alle 0:00, alle 2:00 e alle 4:00 di notte, consentivano l'interscambio con la lunga percorrenza adriatica. Ragion per cui il Tacito andrebbe tenuto stretto, in barba alle opinioni spicciole e dozzinali di tanta stampa locale. Ma è sempre la solita storia. Parla chi certi treni non li prende, e non può quindi apprezzare la comodità di tale scelta di viaggio. Tante volte a me il Tacito è tornato utile, per colloqui di lavoro a Firenze, per visite ad amici a Bologna e Modena. Mio padre che lavorava tutta la settimana tra Milano e Bergamo a Trezzo d'Adda, ogni venerdi sera lo usava come pendolare per tornare a casa, risparmiandomi la fatica di andarlo a prendere ad Orte. Se vi pare poco.

venerdì 10 giugno 2011

F.C.L. (Ferrovie in caduta libera)

Mi si consenta l'uso del celebre e glorioso acronimo, a costo di sembrare irriverente. Ma quel che si sta consumando da un anno abbondante in casa delle Ferrovie della Calabria, risponde alla classica "cronaca di una morte annunciata". Lentamente, ma inesorabilmente, tutti i nodi stanno venendo al pettine. E in una Regione dove la vocazione trasportistica al "ferro" sta declinando verso lo zero, non ci si poteva aspettare nulla di diverso.

Quel che accade in questi giorni a Gioia Tauro è soltanto l'epilogo di un viaggio di non ritorno, dal quale si salverà, probabilmente, solo l'hinterland di Catanzaro. E forse qualcosa dalle parti di Cosenza. Dove, di buono, è bene ricordarlo, è rimasto solo il deposito, con le annesse officine. Il resto, al netto di mirabolanti proclami, è solo storia, memoria, immobilismo e spreco.

domenica 5 giugno 2011

Appunti corsari (bonus track)



La festa del centocinquantenario dell'Unita d'Italia è stata l'occasione giusta per rimettermi in viaggio. Il ponte che si è venuto a creare con la festività del 17 marzo ha creato tutti i presupposti per una minivacanza con la famiglia. E poiché i miei erano già di stanza in Calabria da una ventina di giorni, ho nuovamente indossato le vesti del pendolare d'Italia che fa i conti con vizi e virtù delle ferrovie nazionali.



Traccia 1: Freccia Tricolore



Partenza regolare da Terni con il R 2485 delle 19:20 in arrivo alla stazione centrale capitolina per le 20:30. Termini è una bolgia, e non tanto perché mezza italia vi transita per tornare a casa per il ponte. L'istituzione della festività del giorno seguente ha scatenato una serie di festeggiamenti ad hoc in tutta Italia, dato l'elevato contenuto simbolico della ricorrenza. Uno di questi è proprio di fronte alla stazione, in Piazza dei Cinquecento. E da mezza città con la metropolitana piombano a Termini autentici fiumi di gente.



Ma è tra i binari centrali di Termini che cova una novità inedita. Un Es Av ETR 500 pellicolato per l'occasione in livrea tricolore, percorrerà l'indomani la tratta Roma - Milano per un viaggio celebrativo. Tutto intorno, steward in divisa e una calca di gente, a guardare, fotografare e filmare l'insolito treno. Grandi e piccini, famiglie, coppie e gruppi di amici, tutti animati da una sacra curiosità per quel treno che sembra incarnare il simbolo di un'Italia che si unisce viaggiando. Del resto il treno è stato storicamente il primo e vero mezzo che ha cementato il nostro come altri stati, e all'indomani dell'unificazione si sono avviate le grandi grandi costruzioni dell'Italia ferroviaria. Ed è un bene che anche la nostra compagnia di bandiera partecipi attivamente all'evento.







Di seguito alcuni scatti del treno con la sua speciale livrea









Un gustoso parallelo con il cugino ordinario, parcheggiato sul binario precedente, dall'altra parte della banchina:















Traccia 2: Exp 951 + Lp 951



Non sono tutte rose e fiori. E non è sempre festa. Veniamo alle dolenti note. Se anche Trenitalia, e più in generale le nostre ferrovie nazionali "da sempre uniscono il paese", non riservano a tutti lo stesso trattamento. Non prendevo l'Exp 951 dall'estate scorsa, quando esisteva ancora la sezione per Catanzaro Lido. Mi aspettavo, con il taglio dell'antenna calabrese, almeno un rafforzamento della sezione leccese. Quando iniziai a prendere questo treno, era composto da 8 carrozze: 1-5 per Lecce, 6-8 per Catanzaro. L'ultimo anno era stata ridotta a 6, 3 per la Puglia, 3 per la Calabria. Mi aspettavo un convoglio da 8 carrozze, il minimo sindacale per un notturno che attraversa più di mezza Italia; o quantomeno le 6 dell'ultima composizione quando ancora viaggiava con entrambe le sezioni. E perché no, magari il ripristino di qualche vettura notte che pure la sezione "Lecce" un tempo aveva, per dargli reale dignità di treno notturno. Trovarmi di fronte a un misero espresso da 5 vetture ordinarie, oltre che un pessimo colpo d'occhio, ha ribadito per l'ennesima volta il declino di una tipologia di servizi offerti da Trenitalia. Già avevo avuto brutte avvisaglie facendo il biglietto da Terni, con posto non garantito. Lo ammetto, una mia personale leggerezza farlo all'ultimo minuto. Avevo sottovaltato la portata del ponte, essendo stata istituita la festività all'ultimo minuto e ipotizzando che non tutti potessero prendersi il venerdi, l'affluenza sarebbe stata inferiore rispetto ai rientri delle grandi feste. Ma mi sbagliavo, e di grosso.



Anche l'Exp 895 per Reggio Calabria era pieno come un uovo. Quella sera, a causa delle straordinarie precipitazioni cadute nei dintorni della capitale, c'è stata una interruzione di linea a Colleferro, e quindi tutto il traffico è stato deviato sulla via Formia con rientro a Caserta. Poco male per l'895 che effettua la prima fermata a Salerno, a parte un ritardo della partenza di almeno un'ora. Stessa cosa non può dirsi per gli utenti dell'Exp 951, che da Roma a Caserta funge da ultimo treno per il rientro, fermando a Ciampino, Colleferro, Frosinone e Cassino. Per loro è stato istituito un autobus sostitutivo organizzato nell'antistante Piazza dei Cnquecento (affollata di gente per il concerto che si stava tenendo). Buon per me, e altri senza posto come me, che dal corrodoio si sono miracolosamente trovati la seduta nello scompartimento. Ovviamente anche il 951, come per l'895, ha subito uno slittamento d'orario, partendo alle 00:30.





Pur avendo recuperato in linea, il treno è arrivato a Metaponto con 20 minuti di ritardo. Sono corso sul piazzale antistante alla ricerca dell'autobus sostitutivo per Catanzaro. In realtà è passato un buon quarto d'ora per le varie operazioni di carico. Sul bus eravamo una ventina di persone. Poca cosa rispetto alle tre carrozze del corrispondente treno, che nei ponti festivi viaggiavano piene con la gente nei corridoi. Il che la dice lunga sulla modifica delle abitudini di viaggio di certe persone stanche di essere ad oltranza. Sul viaggio in bus ho poco da dire. La tratta tra Metaponto e Corigliano contiene alcuni dei pezzi migliori della SS 106 Jonica, con molte delle stazioni vicine alle uscite della statale. Non è stato quindi difficile mantenere la tabella di marcia, anche perché, laddove, per la geografia urbana, l'arrivo del bus di fronte alla stazione causasse lunghi giri e conseguenti perdite di tempo, come a Trebisacce o Corigliano, la fermata è stata impostata in una zona adiacente, distante poche decine di metri dallo scalo. A Trebisacce è anche salita una persona, vittima della soppressione del treno. Arrivati a Sibari, l'autista ha anche concesso una pausa supplementare per consentire, a chi lo volesse, di prendersi un caffè o andare in bagno a fare i bisogni. E proprio a Sibari è avvenuto lo smacco. C'erano un paio di persone sul piazzale in attesa del bus, ma non quello sostitutivo del treno. Sono infatti saliti sul Simet diretto a Roma. Quando il treno non c'è, gli autobus ballano.



Traccia 3: Castellana Grotte FSE



Con la mia famiglia ci siamo concessi una breve vacanza in Puglia, ad Ostuni. Siamo partiti subito, appena un'ora dopo l'arrivo a Corigliano. Sabato 19 marzo siamo andati a trovare un'amica di Agata a Castellana Grotte, che ha casa a 100 metri dalla stazione FSE. Al punto che ho parcheggiato la Zafira proprio al piazzale antistante allo scalo. Mentre stavo scaricando l'auto, ho imbracciato la reflex per fare due scatti volanti, ma ho subito desistito. Probabilmente, in occasione dell'arrivo di qualche treno pendolare che riportava i studenti al ritorno da scuola, in stazione c'era un affollamento stimabile tra i 100 e i 150 ragazzi. In una stazioncina del genere, equivaleva a non avere uno spillo di spazio da cui riprendere qualcosa di decente. Sono rimasto meravigliosamente basito. Mi sono riservato le foto il pomeriggio tardi, alla ripartenza. Saluti verdi.