mercoledì 29 febbraio 2012

L'era della Taurus



Quel che distingue il cronista del narratore è il tempo in cui decide di parlare di una data cosa, da cui spesso deriva, in linea diretta, il tono, il ritmo, lo stato di partecipazione all'oggetto della scrittura stessa. Il cronista è sempre sulla notizia, parla dell'evento quando questo accade, ha uno stile più asciutto e schematico, a tratti ripetitivo, per contro una cadenza molto più frequente e puntuale. In un certo senso è il susseguirsi degli accadimenti a dettare la sua agenda e scegliere l'argomento del quale parlare. Anche quando approfondisce e detta impressioni, riflessioni personali, è sempre il "fatto" nella sua nudità che parla, quando si presenta, scandendone tempi e modi.




Il narratore è colui che scrive quando "sente" che intimamente è giunto il momento di parlare di una tal cosa, indipendentemente da quando questa sia accaduta e da come si sia verificata. Può restare in silenzio per lungo tempo mentre intorno il mondo ribolle di eventi e novità degne di menzione, di quelle che farebbero scattare ogni cronista. Osserva e annota in silenzio, assorbe come una spugna senza stillare una sola goccia. Quando decide di parlare di quel tal fatto, è sempre perché qualcosa in lui si accende e merita di essere raccontato. Questo accade quando il dato reale combacia con il suo mondo ideale, e allora l'oggetto trascende e incarna qualcosa che va oltre quanto è fisicamente accaduto. E la descrizione tende a calzare agli occhi e alla voce di chi la vive e trasmette, assumendo un proprio volto e una precisa fisionomia. La riconosceresti tra mille nel momento stesso in cui tuona, anche dopo mesi e mesi di silenzio.



Solo in rare circostanze le distanze tra i due ambiti si accorciano, mescolandosi nella stessa mano. Solitamente quando accade qualcosa di straordinario che esula dalla normale cronistoria di un dato campo; allora il cronista diventa testimone di qualcosa che trascende il fatto, trasmettendo la propria partecipazione; allora il narratore esce dall'eremo in cui si è confinato per parlare in tempo reale di quanto accade.



Chi scrive ha vestito, e ancora calza, entrambi i panni. Forse anche e proprio per questo ad un certo punto del suo cammino, ha separato i percorsi.  A Terni sono accadute molte cose ferroviariamente degne di nota, in questi due mesi e mezzo succeduti al cambio d'orario. Novità anche rilevanti rispetto alla quotidiana routine cui era stata relegata negli ultimi anni, da dar pane quotidiano ad ogni buon cronista senza affannarsi a cercare di cosa parlare. Tante volte sono stato sul punto di farlo, anche qui, come di là. Ma qualcosa mi ha sempre frenato, anche se non sono mai riuscito a capire bene cosa.



Poi lunedi è successo qualcosa di straordinario che mi ha illuminato. Ricordandomi perché ad un certo punto della mia vita ho deciso di cavalcare le mie inquietudini impugnando un penna, reale o virtuale che sia. Il cielo era limpido e terso quando la nuova Taurus E190.322 con il nuovo logo CFI ha solcato i binari della stazione. Da cronista ho preso parte all'evento, che ha visto impegnato in prima persona l'amministratore delegato di CFI Giacomo di Patrizi, con cui ho anche piacevolmente parlato, traendone prezione info. Ma, ci crediate o no, il ricordo impresso in quella giornata non è tanto quel locomotore da sogno, né l'avervi fortunosamente assistito a pochi passi di distanza, imboscato nel picchetto d'onore. Non è qualcosa di eminentemente ferroviario. La Taurus era li a pochi centimetri, l'ho spogliata e toccata, squadrata e adorata, in anteprima e in prima linea, per la gioia di quel piccolo cronista ferroviario in cui ogni tanto mi calo.



Assolto il mio compito, ho girato lo sguardo dall'altra parte, verso la stazione, verso i marciapiedi dei binari assiepati di gente, tra chi era in attesa del treno, e chi era appena sceso, proveniente da altrove. Ed erano tutti li, inchiodati, silenti e assorti, verso di noi, verso quello strano oggetto, dalle vaghe sembianze di locomotore di un treno. Anche i ragazzi. Li avete presenti quei ragazzi che sembrano non avere più valori, quelli che starnazzano, si spintonano tra le banchine, sorridono sguaiatamente vantandosi delle sciocchezze, che nulla temono e su quasi tutto sputano? Quelli per cui i treni sono insulsa ferraglia di cui servirsi solo se non se ne può fare a meno? Loro, i ragazzi, erano lì con gli occhi più sgranati degli altri, come se quel locomotore fosse disceso da Marte. Li ho osservati per un lungo interminabile istante. In trance e senza parole, non era un concerto dei Pink Floyd né dei Porcupine Tree, solo una scena di vita ordinaria in stazione, con annessi e connessi che questo comporta. Mentre scrivo queste parole mi chiedo cosa hanno visto, cosa hanno pensato. La materializzazione di un sogno? L'incarnazione di una nuova speranza? Di certo qualcosa di più rarefatto e difficile da smuovere di un semplice treno ...



Ho guardato nuovamente la Taurus. Non era più l'oggetto del desiderio di un cronista appassionato ferroviario, ma lo specchio di un sentimento più vasto e profondo, che di riflesso ha mostrato in tutto il suo splendore. Allora ho messo in tasca il cellulare con i video e le foto, ho archiviato in testa tutti gli appunti, e me ne sono andato, convinto di portarmi a casa qualcosa di più di un semplice articolo.



Ecco, se dovessi fare un bilancio dei primi due mesi di onorato servizio CFI sulla Terni - Civitavecchia non parlerei dei locomotori che si sono succeduti e di come hanno operato, parlerei di questo. La prima cosa che ho detto a Di Patrizi è stata: "Ci volevate voi per portare qualcosa del genere a Terni", e l'ho ringraziato. Testimone la E190.322. Da come mi ha guardato, e sorriso compiaciuto, deve aver colto la metafora insita nella parabola del nuovo locomotore.


lunedì 13 febbraio 2012

Corsivi di neve e ghiaccio (pt.2)



A distanza di una settimana siamo di nuovo punto e a capo. Anzi, se possibile anche peggio. I blocchi diffusi scontati la precedente settimana uniti ai bollettini meteo da guerra pronosticanti un ripetersi, se non un aggravarsi, delle precipitazioni nevose, ha portato Trenitalia a cautelarsi in anticipo, imponendo un taglio preventivo dei servizi in molte linee prima che cadesse un solo fiocco di neve. Lasciando a piedi migliaia di persone, e diversi capoluoghi di provincia completamente isolati. Di fronte al susseguirsi di notizie funeste, ho preferito rimandare, di un'altra settimana, la discesa in Calabria. Ovviamente non sono rimasto in casa a guardare.



Sabato mattina mi sono recato alla stazione di Terni a vedere che aria tirava. Le precipitazioni erano state inferiori alla precedente settimana, e il traffico ancora si svolgeva regolare, sulla dorsale Roma - Ancona. Segno che, anche sull'Appennino, dove si erano registrate forti criticità appena 7 giorni prima, le nevicate erano rientrate nel livello di guardia. Nonostante questo, la linea per L'Aquila era già chiusa dal giorno prima. Ho deciso allora di andare a dare un'occhiata in casa FCU, che lo scorso sabato, nel marasma totale, si era favorevolmente distinta, garantendo la circolazione di tutti i convogli, con ritardi molto contenuti, nell'ordine di una manciata di minuti. Sono salito sul Reg 246 delle 12:54 per Perugia, effettuato con la ALn 776.062. Attraversiamo tutta la periferia, superiamo Cesi, e all'arrivo a Sangemini si iniziano a vedere i primi segni di più abbondanti nevicate. Sarà un crescendo continuo da Todi fino a Perugia. A Marsciano ci fermiamo, e il capotreno avvisa che osserveremo una sosta di almeno una decina di minuti. Gli chiedo se dobbiamo effettuare incroci; mi risponde che, a causa degli scambi gelati, siamo impossibilitati ad incrociare alla stazione successiva di Papiano, dobbiamo quindi attendere l'arrivo del corrispondente Reg 243 Perugia - Terni prima di proseguire. Ne approfitto per scendere a scattare foto, e mi dico tra me e me che è stato un colpo di fortuna. Diverse volte avevo programmato di salire in auto a Marsciano a fare foto all'impianto, e avevo sempre rimandato. Ora potevo farlo comodamente, per giunta a scalo innevato, senza perdite di tempo, potendo poi proseguire direttamente in treno per il mio viaggio.



Mentre mi guardo intorno attendendo l'incrocio, faccio la prima valutazione. Questo è il modo corretto di affrontare i problemi e risolverli, senza arrecare pesanti disagi. Di fronte a un problema infrastrutturale dovuto a condizioni eccezionali, non si è provveduto ad eliminare ogni servizio, ma ci si è ingegnati per garantirlo in modo efficace. Con un ritardo di pochi minuti il viaggio è salvo. Queste ferrovie complementari, spesso viste con sufficienza, al momento opportuno sanno mettere in campo la loro perizia per svolgere, regolamente, il proprio lavoro. Arriviamo a Ponte San Giovanni sul binario 4.



Per S.Anna si cambia con la ALn 776.055, pronta al binario 5. E si parte. Complice i segni dell'abbondante nevicata a bordo tracciato e la corposa pendenza da superare, sembra di stare, per un attimo, in uno di quei tracciati di alta montagna che superano i 1.000 metri, mentre in realtà siamo a quote molto più modeste. Arriviamo a Perugia S.Anna, con i binari centrali sgombri; una 776 è ferma al binario 1, due unità agganciate in doppia sul 4; noi parcheggiamo in coda a quest'ultime. Vado a dare un'occhiata agli orari. Il primo treno per Terni è il Reg 27 delle 17, e mancano 10 minuti alle 15. Visto che ho tempo da perdere mi diletto a girare in lungo e in largo lo scalo, per l'occasione in veste inedita, scattando alcune foto. Quando sono le 15:30 decido di fare un giro in centro a Perugia per ingannare il tempo. Così mi diletto in un tour dal sapore vagamente turistico.



Mi dirigo nuovamente in stazione dove arrivo intorno alle 16:30. In tempo per la partenza del Reg 256 per Sansepolcro dal 1° binario.



Intanto sul binario 2 è parcheggiato il Reg per Terni composto da una doppia di 776, cui si apprestano ad effettuare il pieno di gasolio.



Suona la campanella, treno in arrivo. Reg 243 da Umbertide. Salgo sulle scale per una bella panoramica. Una "tripletta" sul 3. Finalmente tutti i binari sono magicamente occupati, sopra un candido velo di neve. Visione degna del miglior plastico ferroviario.



Il treno parte puntualmente alle 17 e in un'ora e mezza, senza intoppi di sorta o rallentamenti, sono di nuovo a Terni. Già a Todi inizia a cadere qualche fiocco di neve, che si mantiene a Massa Martana, ad Acquasparta è quasi bufera. A Terni ancora nulla, ma è questione di pochi minuti. E mentre attraverso il centro città a piedi dalla stazione a casa, inizia a cadere incessantemente per tutta la sera, anche di notte.

Anesthetize



L'indomani mi reco nuovamente in stazione, e nel giro di un giorno lo scenario è mutato, sprofondando indietro di una settimana. La Roma - Ancona è nuovamente in crisi, sotto la legge implacabile dell'Appennino; l'ES9325 Roma - Ravenna registra un +200, per poi scomparire dal tabellone; verrà soppresso al P.M.228, alle porte di Fabriano. Il Reg 2325 Roma - Ancona è dato a +90, saliranno a 2h10 per poi contenere in 105 minuti il suo ritardo a Termini. Per tutto il fascio binari della stazione, eccezion fatta per un Reg FCU in partenza, non si muove paglia. All'arrivo del 2483 Perugia - Roma e del corrispondente 12110 Roma - Ancona, entrambi dati in orario, manca ancora 40 minuti. Decido di spostarmi sul cavalcavia lato Foligno, per scattare qualche panoramica insolita, con il fascio binari innevato. Intanto arriva il 12110 sul 3° binario, e deve aspettare l'incrocio, essendo la linea per Foligno, dopo Terni a binario unico. Ma quel treno ha qualcosa di strano, nel locomotore. Scatto alcune foto a distanza, dalla forma sembrerebbe un caimano, ma è strano, il piccolo schermo della reflex non fuga i miei dubbi. Intanto arriva il 2483 che si attesta sul 2° binario.





Il 12110 si muove ed ecco svelato l'arcano. Ha in testa il 655.474 in vecchia livrea, e la 464 in coda.



Penso che sarei dovuto restare in stazione, a godermi da vicino lo spettacolo, con il treno rimasto fermo sul binario per 10 minuti almeno. Poi mi dico che l'inedita inquadratura vale altrettanto, saluto il convoglio in transito e me ne vado.

domenica 5 febbraio 2012

Corsivi di neve e di ghiaccio



Doveva essere un tranquillo week-end in giro sulle Ferrovie della Calabria. Avevo i biglietti e gli orari in tasca, un programma cucito su misura, a poche ore dalla partenza. Poi arriva la neve, che fiocca insistentemente dalla prima mattina, e non accenna a placarsi, qui dove solitamente non cade nemmeno a pregarla. E rimbalzano le prime notizie poco rassicuranti sul maltempo diffuso in tutto il centro Italia. Mi dico che è il caso di non rischiare, rinviando alla prossima settimana. Osservo tutto il pomeriggio la città imbiancarsi dalle finestra. E mi dico che, se cercavo qualcosa di speciale di cui parlare, forse finalmente l'ho trovato. Mi è caduto addosso senza che mi affannassi a cercarlo.



Ho tenuto due mesi questo spazio in silenzio, come avvolto in una coltre di candida, soffice neve. Per giorni mi sono chiesto cosa scriverci. Eppure gli spunti in questi ultimi tempi, non erano certo mancati. L'avvento del materiale ordinario sulla coppia di IC 533/540 Roma - Ancona dall'ultimo cambio orario; la presa in carico da parte di CFI dei treni merci Terni - Civitavecchia, con la varie unità di Siemens E189 noleggiate da MRCE Dispolok che da dicembre si sono avvicendate in loco; in ultimo l'arrivo della "Taurus" E190.321. Tutti argomenti di assoluto rilievo, per la vita ferroviaria che si svolge da queste parti, che hanno stimolato numerosi raid in stazione fruttati decine di scatti, che mi sono covato e coccolato in silenzio.



Sabato mattina mi sono recato in stazione, inizialmente per informarmi sul rimborso per il mancato utilizzo dei biglietti Roma - Lamezia T.C. (Exp 895) e Lamezia T.C. - Catanzaro Lido (LP 895), che mi sono stati prontamente risarciti in contanti presso la biglietteria. La situazione era alquanto caotica, con decine di persone a chiedere informazioni sui treni per Roma, gente che doveva partire con valige al seguito e nessuna certezza a cui appigliarsi. Così varco l'atrio e mi dirigo verso i binari, e vedo la mia stazione, non sembra nemmeno lei, con quei binari affondati nel bianco freddo candido manto. E' bella, come lo si può essere un solo giorno nella vita, come una donna quando indossa l'abito da sposa. Non circola un treno, sarebbe avvolta da un silenzio spettrale se non fosse per quei annunci all'altoparlante ripetuti, reiterati, ridondanti. Sui binari non circola non treno. E' una situazione così surreale che mi tiene incollato li, ben oltre il tempo speso per le foto di rito.



Mi guardo intorno, e cammino su e giù per le banchine e i sottopassi, anche in mezzo alla neve, e osservo, e scatto foto, e tendo lo sguardo e l'orecchio all'evolversi della situazione che resta immobile, piantata. La linea per L'Aquila è chiusa, sulla Roma - Ancona non arriva un treno. Annunciano regionali soppressi, l'ES 9325 Ravenna - Roma è dato in ritardo di 120 minuti che diventano 180, 200, poi 300. Non farò in tempo a vederlo, arriverà a Roma 390 minuti oltre l'orario. l'IC 534 Roma - Ancona è anch'esso dato con 120 minuti, poi 180, poi 200, poi ... scompare dal tabellone. Inghiottito dalla coltre. Chi non accusa problemi è la Centrale Umbra, i treni arrivano regolarmente, con massimo 10 minuti di ritardo da Perugia, e prontamente ripartono. Riesco a vederne partire tre, il reg delle 11:15, quello delle 13:16, quello delle 14:12. I primi due composti dalle 776 arrivate da Perugia; l'ultimo generato da Terni, con l'automotrice proveniente dal fascio ricovero e prontamente piazzata sul binario 5.



Sia il Truman D143.3001 posteggiato davanti la rimessa che il D145.1025, parcheggiato nell'ex scalo merci, vengono tenuti accesi per alcune decine di minuti. Sull'altro lato il piccolo locomotore della Thyssen manovra dei carri sul raccordo delle acciaierie, con gli operai a terra che si affaccendano per liberare il binario dalla neve.



Dopo oltre due ore di permanenza in stazione, i primi segnali di vita sulla Roma - Ancona. Arriva il Reg 12110 per Ancona



cui risponde reg 2483 per Roma.



Ed è subito incrocio, sotto la neve che piano riprende a fioccare. Alle 13:20 parte il 2480 per Foligno, garantito dalla mattina. E' stato li, parcheggiato per ore sul binario 4, eppure quando parte tre persone salgono di corsa per le scale, giusto il tempo di vederlo allontanarsi.



A pareggiare il conto sull'altro versante il Reg 12113 Perugia - Orte.



Sono passate più di 4 ore dal mio arrivo in stazione, nevica insistentemente e l'annunciato Reg 7090 L'Aquila - Terni sembra non voler più arrivare. E' ora di andare. Resto ancora un poco, mi dico tra me e me. Ad aspettare cosa? Il Ravenna non si sa dove si è perso e se mai arriverà. Torna a casa che è meglio. Si, no, forse, ma, però. Però oggi è una giornata straordinaria e può accadere di tutto. Anche quello che non ti aspetti. Te lo ricordi l'IC534, quello dato con 200 minuti di ritardo e poi misteriosamente scomparso dagli annunci e dai tabelloni? Lui, si lui, che riappare miracolosamente come straordinario, classificato come IR534, un interregionale con l'ETR450, in mezzo alla neve. Cosa c'è di più straordinario?



Arriva a Terni con 240 minuti di ritardo, e l'IC 541 Ancona - Roma, che doveva essere effettuato con lo stesso materiale di rimando, sarà soppresso.



Soddisfatto? Adesso si. E se vuoi saperlo, anche contento di non essere partito. Non me ne voglia Soveria, ma qui oggi si è scritta una pagina di storia. Come direbbe Steven Wilson:"Terni on ice".