giovedì 31 maggio 2012

Accanto scorre il fiume

Il fiume Sordo con le sue marcite, a Norcia

Quando si parla di Spoleto - Norcia viene subito in mente quel capolavoro di tecnica e ingegneria che questa ferrovia ha unanimemente rappresentato. E mai tributo fu più meritato. A patto di non dimenticarci dell'alto valore naturale e paesaggistico che questa ferrata ha storicamente incarnato. Quei 31 km che univano Sant'Anatolia di Narco a Norcia hanno dovuto fare i conti con un'ecosistema a tratti aspro e indomito, tale da mettere spesso la nostra aggraziata creatura spalle alla roccia; in alcuni punti non esisteva, prima di essa, una vera strada carrozzabile degna di tal nome. E se anche le pendenze erano morbide, a tratti impercettibili, e non c'erano grandi dislivelli da superare, spesso la visuale si restringeva a tal punto da aguzzare l'ingegno, nel tentativo di penetrare la natura senza stravolgerla, anzi, se possibile valorizzarla. Questa piccola ferrovia costruita in "economia" non ha avuto vita semplice, ma, a posteriori, è possibile affermare che si è difesa piuttosto bene.

Un dato che mi piace sottolineare è che, in appena 30 km, la Spoleto - Norcia risaliva ben 3 fiumi, con rispettive valli, ed ecosistemi, per quanto contigui e consequenziali, ben distinti. Questo appunto dovrebbe far riflettere e distogliere quanti amano ricordare la ferrovia solo per quella incantevole giostra di viadotti ed elicoidali dei suoi primi 20 km. Sarà che per cogliere le bellezze della prima parte, soprattutto nel suo tratto più eloquente, devi lasciare l'auto e incamminarti in mezzo alla montagna, sul sedime della stessa, per impattare visivamente e fisicamente con i suoi lasciti, ed allora è tutto di immediata percezione; mentre risalendo la Valnerina e sue diramazioni, la ferrovia corre placida talvolta vicino alla strada, spesso dall'altra parte, talvolta ne è (oramai) tagliata fuori (o mangiata dalla strada), la scorgi passando con la coda dell'occhio e ti sembra scontata. Così non è, testimoni ne sono il Nera, il Corno, il Sordo.

Il Nera

Galleria di Passo Stretto, incastonata tra roccia e fiume, così come si scorge dalla statale 209 Valnerina.
Il Nera, e il suo sistema di affluenti, è geneticamente catalizzatore di storie, valli, industrie e strade ferrate. Il principale affluente del Tevere, che oltre al Corno riceve più a valle il Velino, in quel meraviglioso tripudio di ingegno e natura che è la "Cascata delle Marmore" alle porte di Terni, prima ancora della Spoleto - Norcia, ha visto le sue rive solcate dalla tramvia Terni - Ferentillo. E le sue rive hanno storicamente bagnato le più grandi "bocche di fuoco" che fiume italiano conosca. Un sistema industriale complesso e variegato di piccoli e grandi opifici, a macchia d'olio, si è instaurato in quei 30 km che vanno da Collestatte - Papigno a San Liberato di Narni, tutti raccordati via ferro. La Regia Fabbrica d'Armi, le Acciaierie, il Lanificio Gruber, lo Jutificio Centurini, la Montedison, le Officine Meccaniche Bosco, la Societa per il Carburo di Calcio e lo Stabilimento Chimico del Carburo di Calcio, solo per citare i nomi più noti del sistema "ternano"; Linoleum ed Elettrocarbonium in quel di Narni; Industrie Chimiche e Alcantara a Nera Montoro. In mezzo un sistema di dighe e sbarramenti che fanno del sistema Nera - Velino il più grande complesso idroelettrico dell'Italia Centrale. Spoleto - Norcia, Terni - Ferentillo e Roma - Ancona le ferrate che hanno fatto i conti con le sue acque, e quelle dei suoi affluenti. Sulle sue rive si sono intavolate grandi diatribe ferroviarie a partire dal 1846, quando i fratelli Venanzio e Girolamo Caporioni di Ussita, individuarono nella strada ferrata che da Terni passava per Visso, Tolentino e Macerata la via più breve, e meno incidentata, per collegare Roma e Ancona. Senonché tale soluzione, allora come oggi, aveva il difetto di lasciar fuori grossi centri, come Spoleto, Foligno, Perugia, e la Roma - Ancona prese la strada del valico di Fabriano, come ancora oggi la conosciamo. Quando si pose il problema della grande industrializzazione a Terni, fu realizzata la tramvia, fino a Ferentillo, raccordata a tutti gli opifici in forza lungo il suo percorso. E i paesi lungo la Valnerina a fare comizi e convegni per un suo prolungamento fino a Norcia, che potesse sottrarli dal loro storico e atavico isolamento. E' si convenne che non aveva senso prolungare la tramvia così a lungo, così come congeniata e tarata per l'hinterland ternano e le sue industrie, per servire lande non molto densamente popolate. E fu la volta della Spoleto - Norcia, che si assunse l'onere di andare a parare per quelle lande fieramente arroccate e amabilmente scontrose.

Il Fiume Nera e la statale Valnerina come si presentano dagli archi della Galleria di Passo Stretto.
La Spoleto - Norcia da Sant'Antolia a Piedipaterno, passando per Castel San Felice e il bivio di Vallo di Nera, corre placidamente addossata alla statale, e non riserva sorprese. Appena la stazione di Piedipaterno guada il Nera con un piccolo ponte, passando per l'altro lato, e qui il discorso si fa interessante. La valle si stringe, allarga e restringe di nuovo, e il binario compie autentiche serpentine a ridosso della roccia. Ma è soprattutto la visuale sul fiume a dettare legge. Quel Nera che mai troverete affacciandovi lungo la strada è li che costeggia e istruisce la sua ferrovia E' un altro mondo, ignoto nella sua atavica semplicità, che merita di essere raccontato. Poi la ferrovia curva in quella strettoria che la ferrovia ricorda con il casello e la galleria di "Passo Stretto", in parte rivestita, in parte scavata nella roccia, con i suoi finestroni ad arco che danno sul fiume che canta di sotto.

Le due gallerie "Lastre" a Borgo Cerreto, procedendo da Norcia a Spoleto, ai tempi della ferrovia.
 E si prosegue pensando di averla scampata bella, ma quando si arriva alle porte di Borgo Cerreto, due piccole gallerie in buona parte scavate nella roccia, e a picco sul fiume, non a caso chiamate le "Lastre". Perché i nomi dati hanno sempre un senso. Ma cosa racconta il fiume da quelle parti? Chiediamoglielo.

Il Nera a Passo Stretto

Il Nera a Passo stretto
Sono solo istantanee che non sanno racchiudere il complesso intricato flusso della natura che intesse il paesaggio. Ma raccontano una visuale per larghi tratti ignota ai viandanti che si accodano nei fine settimana in quella lingua d'asfalto della statale Valnerina.

Il fiume Nera a Borgo Cerreto, presso le due gallerie "Lastre"




Il fiume Nera ai piedi della gallerie "Lastre" di Borgo Cerreto
Il Corno


Il fiume Corno alla Balza Tagliata
Del Corno, affluente del Nera a Triponzo, e delle sue meraviglie, ho già abbondantemente parlato a proposito della Balza Tagliata e della Stretta di Biselli. Qui la ferrovia passava gli angoli più angusti e impervi, ma anche paesaggisticamente più spettacolari, di questo secondo lotto. Su questi punti eviterò di ripetermi. Nondimeno, quel tratto dalla galleria Nortosce all casello - fermata di Biselli era quanto di più angusto ci potesse essere, con la gola che si stringeva intorno, con molti tratti in cui passava a malapena la statale. Prova ne è che in un tratto dello sviluppo di 1,5 km. la ferrovia si trovava il fiume a sbarrargli la strada, ricorrendo alla costruzione di sei ponti in ferro che lo guadassero da un fronte all'altro. La Spoleto - Norcia in quel punto sembrava un camoscio che saltava da un versante all'altro.


Resti del basamento lato Spoleto del 4° ponte in ferro sul Corno, procedendo da Spoleto a Norcia.


Resti del basamento lato Norcia del 2° ponte in ferro sul Corno, procedendo da Spoleto a Norcia.

Alcuni lasciti del Corno, ora placido ora tumultuoso, sempre mistico e mai scontato, nel suo incedere a ridosso e a pungolo della cara ferrovia.

Il fiume Corno davanti alla Balza Tagliata

Il fiume Corno alla Stretta di Biselli

Il Sordo

Il Sordo a Serravalle di Norcia
Parliamo del torrente che scende da Norcia confluendo nel Corno all'altezza di Serravalle. In realtà oggi l'acqua del Corno che si getta nel Nera, potremmo attribuirla interamente al Sordo, visto e considerato lo stato di perenne secca del Corno nel tratto tra Cascia a Serravalle. Poiché tuttavia nei fiumi c'è una gerarchia, attruibuiamo al Corno le glorie, ma al Sordo non restano in mano le briciole. Chi conosce la zona dell'altopiano nursino saprà decantare lo spettacolo delle "marcite" di Norcia; ma anche più a valle, poco prima di Serravalle, poco prima dell'omonina stazione e del cimitero del paese, c'è un punto in cui il torrente fiume si allarga con una straordinaria vegetazione gorgogliante nel mezzo delle acque.

Il Sordo nei pressi del Cimitero di Serravalle
Sono questi i luoghi in cui l'antica ferrata scorreva placida nell'altopiano che si distende e allarga, circondata da campi e animali al pascolo, senza più asperità. E ancora una volta il fiume era li, testimone discreto e ineludibile di un rito che arcano si consumava.

Il fiume Sordo proveniente da Norcia a Serravalle, visto dal ponte della ferrovia.

Il ponte della ferrovia che guada il Sordo a Serravalle di Norcia, nel tratto precedente l'arrivo alla stazione di Cascia - Serravalle.
Decretando un nuovo invito al viaggio, nel tempo e nello spazio.