giovedì 23 maggio 2013

Live to Tell


Domenica scorsa, tornando da Venezia, durante la cena in un autogrill a ponte sull'autostrada, volgendo lo sguardo all'esterno, un velo di tristezza mi ha avvolto. E' durato un attimo, lo scheggiarsi di un frammento, il posarsi di un sibilo. Qualche ricordo deve avermi inconsciamente attraversato l'animo, inciampando, come l'ultimo raggio di sole sulla via del tramonto. Poi mi sono rasserenato, confidando sul fatto che la rievocazione, anche  malinconica e nostalgica, di un episodio del passato presuppone l’intensa partecipazione allo stesso nel momento  in cui fu vissuto. Noi viviamo anche per  raccontare e  trasmettere, e non c’è niente di peggio di non aver nulla di autentico da preservare, che valga la pena di essere ricordato, e tramandato. Parafrasando Faber, “è meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati".


Tutto bello, tutto vero, ma con le verità di carta non ci attraversi  il vuoto quando, di colpo,  ti svegli sul ciglio di un burrone. Quando, come oggi, dovresti festeggiare il compleanno di qualcuno che ci è caduto dentro, e non può più risponderti. E tu cerchi in cielo, ma trovi solo nuvole, che galleggiano in squarci di muto dolore.

Rita Lotti in Mancini da Roccaporena mi perdonerà se non provo giubilo nel festeggiare la sua ricorrenza, ma per me il 22 maggio è una data scolpita su una tomba fresca, in cui portare quelle rose tanto care alla Santa di Cascia.

Tanti auguri Mamma.

giovedì 2 maggio 2013

She's a rainbow...


Il colore devi trovare il modo di dartelo, a costo di andarlo a stanare in fondo al tunnel. Che ci pensa la vita a mostrarti il bianco e il nero, il giusto e sbagliato, il buono e il cattivo, seppellendoti sotto una montagna di grigio cenere. Ci vantiamo di essere una specie evoluta, “pensante”, dotata di cervello e sensibilità, mente e cuore, in grado di perseguire il bisogno e il piacere, salvo poi farci condizionare dalla quotidianità, al punto da appiattire ai suoi dettami le nostre valutazioni.

A ben guardare, è sempre il fattore tempo che ci frega, non quello che corre dietro alle lancette,  quanto la sua diretta derivazione, quella porzione di vita che resta sospesa e in noi si stratifica, assumendo a valle la forma di inedite rotte e le sembianze di nuovi significati, ai nostri passi. E’ che non basta voler pensare per riuscire compiutamente a farlo; bisogna fermarsi, e riuscire a smarcare il pensiero da condizionamenti vari.

Questa cosa l’ho capita quando ho iniziato a scrivere. Che, ad entrarci dentro, assomiglia più a un faticoso cammino che ad un prodigioso abbaglio. Vista da fuori pensi all’ispirazione, all’interruttore che si accende e getta luce nel buio. Sarebbe bello fosse così, forse diventerebbe anche banale, l’atto creativo, frutto di un solo istante di divinazione; non fosse altro perché finirebbe con il dare ragione a chi asserisce che, della vita reale, solo pochi attimi valgono la pena di essere vissuti. Quanti giorni ho passato a fissare il foglio, facendo mulinare i pensieri, a volerli amalgamare, levigare in un qualcosa che continuamente sfuggiva. E mi veniva in mente l’immagine dello scultore che ha il suo bel blocco di marmo, squadrato; lui ha in mente l’idea di cosa vuol fare, ma questo prende forma e vita solo dopo vari colpi e ritocchi, e molta materia finita a terra. Allora inizia ad assumere una fisionomia, ed è probabile che, anche chi l’ha pensata quando ancora era nel blocco, la vede in modo diverso da come la immaginava, e questo influenzerà il suo lavoro. Me li ricordo i miei pensieri, i miei versi, piallati, saldati, legati, lasciati a macerare e a consumare. Le parole amate e quelle ripudiate, persino quelle perdonate. Non c’è nulla di  scontato nella vita, come nel cammino di chi crea. Niente di davvero gratuito.

E’ che la nostra vita corre a doppio binario; c’è la quotidianità con i suoi condizionamenti che sa di bianco e nero, e molto grigio in mezzo; e c’è la nostra intimità fatta di desideri e aspirazioni, sogni e aneliti, a volerla continuamente trascendere. E mentre andiamo avanti, lungo il sentiero rigido costruito perlopiù dagli altri e condizionato dagli eventi, quella parte di noi si sposta di lato, di sopra o di sotto, gira su se stessa. E questo moto, gratuito e parallelo, alle volte invocato, molto spesso riflesso incondizionato del nostro volere e pensare, dona profumo e colore in prospettiva ai nostri passi. Viviamo al contempo in diretta e in differita. Per questo siamo sempre incompleti, in anticipo o in ritardo, molto raramente sul tempo.


Siamo spugne senza accorgercene; registriamo i superficiali sbalzi d’umore che imputiamo a radicati stati d’animo a cui ci votiamo; in realtà tra questo e quello, incameriamo molto altro. Momenti come oggetti messi in cantina, che torneranno utili un giorno, dove arriva il momento in cui, come provetti artigiani, ricomponiamo il tutto. Questa è l’ispirazione; quando camminando e gettando lo sguardo, cucendo e tagliando, tessendo e ricamando, sgrossando e levigando .. inizi a capire dove stai andando, a leggere quel disegno che ti eri fatto. Quel punto, a distanza variabile, in cui, al culmine della salita, scorgi il panorama sottostante.

Che poi "pensare", in fondo, è lo stesso. Non è mai un mero assistere, è un ricomporre e redimere, comunque partecipare. La "memoria" non è una biblioteca dove in modo meccanico e avulso togli e riponi i libri impolverati dagli scaffali, come e quando ti pare e piace. Non è un hard disk dove trovi i files come li avevi salvati. E’ una raffineria dove presente, passato e futuro si mescolano, spogliate delle impurità del quotidiano; resta solo la polpa, e l’essenza di quello che hai fatto, desiderato, sognato, fosse anche sofferto, pianto, subito. Il bello della memoria è il suo essere autonoma, anarchica; in barba alla nostra smania di archiviare le cose, i sentimenti, le persone, e voltare pagina, riscrivere la nostra storia. Si muove in modo indipendente, quando qualcosa o qualcuno sfiora quella parte di noi al buio, conferendole nuova luce. Pensiamo sia una catastrofe, invece è l’arcobaleno che infonde colore e calore a quelle che pensavamo giornate nere, bianche e grigie. She’s a rainbow .. e profuma di ispirazione.