lunedì 22 luglio 2013

La leggenda del Pollino

Viadotto sul Battendiero tra Papasidero e Mormanno
Sono passati sei mesi da quando ci hai lasciato. Ricordo gli ultimi concitati e flebili istanti, quando hai tentato di dirci qualcosa, e le parole ti sono sprofondate in gola come macigni staccati dalla parete rocciosa e rotolati a fondo valle. Poi il silenzio, eterno. Ogni tanto provo a chiedermi cosa volevi dirci negli ultimi aliti di vita terrena, ma invano. Resta il dolore muto, incastonato tra le pareti di rabbia e impotenza su cui si erige, maestosa, la Vita. Costruiamo ponti dall'Infinito al Nulla, in cui transitare e affacciarci nel vuoto a urlare il nostro sconforto. Devi restare solo e indifeso, per sentire l'abbraccio della Natura. Che ti accoglie come la Madre che ti ha donato la Vita e portato alla Luce, in una promessa di incondizionato Amore, che fa suo ogni tuo vagito.

Aliti di Vita tra le pietre dell'Oblio


Il "peccato originale" dell'Uomo risiede nella sua scarsa "memoria" che gli fa abiurare la sua "ingegneria" del limite applicata alla "fantasia" con cui affronta il bisogno, per poi rinnegare la sua "opera" in una giudizio di utilità che si fa "storia", prendendo le distanze da sé, sancendo definitivamente la propria condanna. Degli spazi e pertugi che la Natura offre restano solo cicatrici e ferite, che pure Lei gelosamente conserva. Perché tra la storia e la memoria passa la vita, qualcosa che si anima e prende forma, oltre lo Spazio e il Tempo,  il Dolore e la Gioia. Perché una madre perdona gli errori al proprio figlio, proteggendolo dalla sua capacità distruttrice, perché nei suoi sogni, progetti e visioni rinviene lo sguardo per guardare oltre le gelide nebbie dell'Oblìo. Una fede primordiale e uterina, al contempo acerrima e incondizionata. 

Sopra il viadotto calabro - lucano sul Battendiero, con il paese di Mormanno appollaiato sulla montagna
La Fede dell'Uomo vacilla quando resta sospesa nel Vuoto dei suoi Dubbi amletici, esistenziali. Si pianta, alla ricerca di appigli concreti, tangibili, più saldi della sua stessa Vertigine. Chi siamo, dove siamo, perché. Ieri, di ritorno sulla strada di casa, mi sono fermato alla piazzola dell'autostrada. Lì dove sovente ho gettato l'occhio, e lo sguardo ha sempre raccolto. E mi sono affacciato, nella verde valle tagliata di traverso da un ponte dimenticato. La Natura mi ha chiamato, e, senza fare domande, mi sono incamminato. Ci sono salito sopra e l'ho attraversato, e, con molto timore, affacciato. Ricordo lo scrocchiare delle pietre sotto le scarpe, fiori e sterpaglie baciati dal sole e carezzati dal vento, il paese di Mormanno addormentato sulla montagna, e un cielo buio rotto da tuoni e lampi ad alcuni chilometri di distanza, verso Laino Castello e Borgo, dove di lì a poco mi sarei recato. Perché qualcuno lassù mi stava chiamando. E la Natura stava aprendo un varco. Per ringraziare mia madre per quello che ha fatto e quel che mi ha lasciato, che ogniqualvolta perderò il binario, rimarrà salda la terra su cui ho camminato.

L'occhio della Natura 
Un giorno racconterò a mia figlia la leggenda dell'uomo solitario sul Pollino. E dei suoi ricci si riempirà la vallata.


venerdì 19 luglio 2013

Giusto 4 accordi ...

E devi partire e si è messo a piovere forte, ma in fondo che importa, devi giusto fare 600 km di strada. Se saranno abbastanza per aiutarti a smaltire amarezza e rabbia Dio solo lo sa.

"Four Chords That Made a Million" è un brano dei Porcupine Tree apparso nell'album "Lightbulb Sun", musicalmente non uno dei più memorabili che la band abbia scritto, eppure concettualmente, quel "quattro accordi ne fanno un milione" è un'ottima scuola di pratica quotidiana,. Perché per quanto ci giriamo intorno e piangiamo addosso, tramiamo e ordiamo sui nostri problemi e passioni, ricamandoci sopra alibi e scuse, alla fine sono poche le regole, o meglio, i principi di buon senso, che la nostra vita ci impone di applicare e reiterare, con una certa costanza. Il resto, indipendentemente dall'intensità che gli attribuiamo sul momento, sono piccole, infinite variazioni dello stesso tema.

Io vorrei trovarli quei quattro accordi capaci di cristallizzare il dolore che provo per cosi frantumarlo, sbriciolarlo, fino a ridurlo a polvere inerte. Ma ho l'impressione che almeno uno di questi sia alquanto mobile e variabile, si sposta in continuazione, come una nuvola sulle tue spalle, spostando continuamente la messa al fuoco verso il divenire. Lasciandoti galleggiare in uno spasmo viscoso, che lascia una strana e sporca sensazione addosso. Con la musica che inganna non aiuta.