mercoledì 30 ottobre 2013

Deadwing

Poi inserisci quel CD nel lettore, traccia n. 3, "Lazarus", mentre parte la musica metti in moto e ti avvii lungo la strada. Ma quando Wilson inizia il cantato, il pensiero ti balza via lontano. E' una sequenza di pochi interminabili istanti che ti proietta sulla cremagliera di Catanzaro. E pensi a quell'amicizia, che poggia su ingranaggi semplici, eppure solidi e collaudati. Che tra loro si incastrano e ti tirano su. Non capisco se è il sole che abbaglia sul vetro che mi fa vedere e pensare questo. Mi desto un attimo, ma ci ricado dentro. E vedi il 3811 proveniente da Taranto entrare in curva e incrociare col Murge. Che non è un proprio un treno qualunque, ma l'origine di un lungo viaggio che non resta mai a secco di tracce e gasolio. Quel mascalzone che entrava in deviata sul 2 a Torre Melissa, quel nome che lui mai vorrebbe pronunciare, tanta è la voglia che ha di tirar dritto. Ma cosa sono questi pensieri, è la malinconia della musica a dettarli? Si cambia registro. Avanzo alla traccia n. 7, "Open Car", potente  e ruvida, è un'altra storia. E vedi Crotone e il suo porto, la strada che dribbla Marchesato e Val di Neto, e ti manda dritto in porta a tu per tu con la Sila. Ma dal mare alla neve quanda strada c'è, e quante stazioni in mezzo in cui fermare? Tutto questo è semplicemente assurdo. Retrocedo alla n. 5. "Arriving somewhere (but not here)". No, questa volta non siamo insieme, ti osservo da lontano, perso in qualche treno che osservi il mondo dal finestrino. Che è senza periodicità, ma in perpetuo moto. Migliaia di chilometri per chilometri di pensieri. Che non pronunci ma mastichi nel tuo animo. L'animo di chi non si è mai lamentato, anche se dalla vita non ha avuto tutto in regalo, e qualche volta come una biglia in un flipper non sapeva nemmeno dove sbattere la testa per andare a stanarlo. Ma la canzone è lunga, più della somma delle due altre. E noi non ci perdiamo d'animo, ci ritroviamo a Terontola in una notte di fine marzo. Quella in cui, per la prima e unica volta, ti sei un po' confessato. Mi piace pensare che quell'episodio ti abbia aperto un varco. Quello che so, è che tempo tre sere, quattro al massimo, in quel di Lido la tua vita ha cambiato passo.

E allora "ciccio",  cambiamo CD ...

mercoledì 23 ottobre 2013

Pensieri di andata ... e ritorno

Quest'anno è andata così. Ha richiesto molte soste in linea, attimi che mi hanno lasciato aggrappato a me stesso, guardando fuori e attraverso. Dove certi pensieri si sono ravvivati e schiariti, scorrendo, al contempo, a velocità rallentata. Viscosi, più che fluidi. Una sorta di aritmia emotiva, talvolta temporalesca, altre plumbea, capace di destarmi e arrivare persino a soggiogarmi. Galleggio e vortico. 

Quest'anno è stato a tratti terribile, costellato di eventi capaci di marchiarmi la vita fino a raschiare l'anima, eppure adesso che sta inesorabilmente volgendo al termine, non sono così convinto di desiderare che passi in fretta, e finisca. E' strano, ma è così. Alle volte vorrei fermare il "tempo", e le emozioni contenutevi dentro. Per questo cerco luoghi sospesi e irrisolti, in cui fermarmi e talvolta tornare, mentre continuo ad andare avanti. Per questo coltivo e fermo immagini da mettere accanto e davanti alle stesse parole, in grado di suggerire spazi, tracciare rotte e aprire varchi in cui infilarmi. 

Non cerco più pagine da voltare, scatto istantanee e attendo righe da sottolineare e imprimere a mente. E qualche foglio bianco da inchiostrare, che le lacrime non versate sono di luce e sale, e pure traboccano di colore, lassù. oltre le nuvole.

domenica 6 ottobre 2013

Basilicata: andata e ritorno

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Altri 500 km e 6 ore di viaggio alle spalle, e non sei affatto stanco nonostante ti sei messo alla guida dopo una giornata di intenso lavoro. Metterti in strada ti rigenera il corpo e l'animo, ti basta avere orizzonti da raggiungere, spazi da colmare. Da Sicignano ti interni e scivoli via nella notte sul nastro d'asfalto, tagliando l'intera Basilicata, come la lama di un coltello che morbida affonda nel burro. E leggi quei nomi che pesano, Balvano, Brienza, circuendo Potenza di luci appollaiate nel buio, mentre i cartelli ostinati indicano Metaponto che profuma di mare e Magna Grecia, richiamando le magie delle terre d'Oriente. Ferrandina, Pisticci, Craco, come prima Picerno e Tito ogni svincolo richiama uno scalo ferroviario. Quante notti ci sei transitato a bordo di quell'espresso. Il mondo fuori avvolto nel silenzio sa essere immenso e magnanimo.

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E venne il tempo di rientrare. Della sortita a Matera annegata sul nascere da una pioggia scrosciante. Della deviazione dalla Basentana davanti alla stazione calabro- lucana di Ferrandina filtrata sotto le maglie di catene d'acqua. Del passaggio in mezzo alle guglie delle Dolomiti Lucane, fasciate da sottili nebbie di umidità evaporante. Un paesaggio mistico pian piano rasserenato dalla certezza di un prossimo ritorno. E quella consapevolezza nuova di parole e immagini che il pensiero ha scorto nuovi spazi in cui migrare.