venerdì 24 gennaio 2014

Il Paradiso .... all'improvviso

Riavvolgo il nastro di qualche giorno. A quella notte tra il 29 e il 30 dicembre scorso quando, passata da poco la mezzanotte, con l'animo stanco e lo sguardo assente,  osservo sul monitor gli orari dal sito di Trenitalia. Ricordo di aver pensato chi me la facesse fare una cosa del genere e, per alcuni lunghi minuti la mia convinzione ha vacillato. Tenevo a malapena aperti gli occhi, ma ero soprattutto provato da un anno di psicologici stenti. Al punto da arrivare lecitamente e chiedermi se non fosse più la ragione dell'abitudine, che una reale motivazione, a spingermi a fare quel viaggio l'indomani. Poi mi sono risposto che volevo trascorrere una giornata fuori di casa, senza pensare a niente e a nessuno, e osservare il mondo scorrere dal finestrino di un treno era probabilmente il modo migliore, per viaggiare lasciandomi guidare, senza dovermi preoccupare d'altro. O forse soltanto l'unico che conoscevo. Così mi sono rasserenato, ho spento il pc e mi sono messo a letto, che erano abbondantemente passate le una.


Quando alle 5:15 la sveglia ha suonato, avevo dormito appena tre ore, eppure mi sono alzato di scatto, riposato e tonico. Il 580 per Milano si stava incuneando nelle gole buie della Valserra. Alle 5:40 ero già in stazione. Cornetto alla crema e caffè ad andamento lento, e poi via sui binari. L'aria era brumosa, satura di umidità, tanto i marciapiedi erano imperlati di gocce che di li a qualche ora il giorno avrebbe asciugato. Quando ero già altrove, irrimediabilmente lontano. Ho visto paesaggi sfilacciarsi  allo sguardo, altri ricomporsi placidamente, mentre i paesi scorrevano lenti a fianco e intorno, di sopra e di sotto. E mentalmente annotavo, asperità e pendenze, tortuosità e cadenze.



Poi mi sono fermato in una stazione a ingannare il tempo, sulla via del ritorno. Sono stato attratto da un "oggetto", al punto da dedicargli diverse foto. Da molteplici angolazioni, prospettive, distanze. E ho finalmente capito quanto la fotografia, come già un tempo fu per la scrittura, mi stia salvando l'anima. Suggerendomi, talvolta insegnandomi, a osservare le cose in modo diverso. A concentrare e focalizzare, selezionare e togliere. Come con la scrittura, anche nella fotografia è la "sottrazione" la scelta spiazzante. Togliere riferimenti, decontestualizzare, porta a pensare e immaginare oltre quello che l'occhio vede. Un'operazione di taglia e cuci a cui sottrai elementi dal contesto reale per aggiungere stimoli del tuo mondo ideale. Ed ecco che quel qualcosa che è sempre stato lì e immoto per il mondo improvvisamente diventa qualcosa di unico e tuo. E più sei bloccato nella realtà da circostanzee e contingenze a impedire di muoverti, viaggiando fisicamente, più diventa vitale aprire queste finestre in cui lasciare affacciare l'animo, fosse anche solo la mente.

Cosi ho ripreso il treno, sereno e soddisfatto di me stesso. Quando è accaduto qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Come mi sono svuotato di ogni pensiero, gli occhi si sono riempiti di lacrime. Mi sono cadute addosso nel loro invisibile peso, rompendo i sottili argini delle reticenze interiori. E ho rivisto mia madre, in quegli ultimi giorni d'ospedale, quando non c'era più niente da fare. E non sapevo più a che porta bussare. Quegli sguardi persi, le sue espressioni stravolte, incarnazione del disumano da cui non trafelava nemmeno un sussurro. Poi ho visto le giornate di quell'anno nefasto scorrere rapide come fogli di calendario. Poi ho realizzato che era trascorso un anno e in fondo in fondo al cuore e all'animo non era passato un attimo. Poi ho visto la gente scendere e salire da quel treno chiamato vita che sempre passa e mai aspetta, e tu puoi solo decidere se salire a bordo o restare a terra. E amen. Poi .. sono arrivato a Sulmona. Termine di corsa.



Sulmona non è semplicemente un luogo tra le montagne dove si incrociano due strade ferrate, da Roma a Pescara e da Terni a Isernia, né la frontiera tra la trazione diesel e quella elettrica. Sulmona è un punto cardinale tra il vissuto e l'immaginato, nella mia geografia dell'animo. Un spazio dove il tempo si è fermato, mentre l'acqua continua a scorrere fresca dalle fontanelle della stazione. Sulmona è il luogo in cui i miei genitori passarono di ritorno dal viaggio di nozze. A Sulmona, in treno, ho portato mio padre, mia moglie, e mia figlia Eleonora. A Sulmona so che potrò tornare ogniqualvolta il mio animo vaga in cerca di pace.