giovedì 7 agosto 2014

Nei tuoi occhi

Ci sono storie che restano li sospese, ogni tanto ritornano, per alcuni istanti, poi passano giorni, mesi, alcuni anni, poi si riaffacciano. Come violenti temporali estivi spazzano la polvere e soffiano fresche, come non si fossero mai posate.

E' che ci sono storie che nascono con gli sguardi, e li restano confinate. Senza scambio di parole, senza voce. Poi però ti trovi ad andare per i fatti tuoi, e quella persona la incroci. E' un attimo, nel momento in cui la affianchi, lei alza lo sguardo. E quello sguardo è tutto. Un saluto, un accenno di sorriso. E mille interrogativi che ti balenano in un attimo (chi si rivede, quanto tempo è passato, come sei cresciuta, dove sei stato tutto questo tempo, eri bambina e ti sei fatta donna) e che ti porti dietro per tutto il proseguio del viaggio.

Ci sono persone che hanno gli occhi che gli parlano. E' questo il punto. E' non c'è niente di più fatale e devastante di uno sguardo, perché ti fulmina all'istante, prima ancora di pensare. Nemmeno un bacio può tanto, perché è un atto di volontà, in cui gli equilibri si spostano e le persone si vengono incontro. Lo sguardo non lo puoi arginare, non lo puoi imbrigliare. E' un momento che non puoi fermare, non puoi decidere.

E' straordinario come si possano passare anni accanto a persone con cui sei cresciuto insieme, hai condiviso tanto momenti dell'adolescenza e della giovinezza, poi magari le strade della vita ti portano a separarti e, tutto scivola via senza scosse, quasi non fosse mai esistito. Buono giusto per una rimpatriata un giorno in cui "ti ricordi quella volta che ...." "cosa fai adesso nella vita" "dove vivi". Eppure ci sei cresciuto insieme, nel bene e nel male.

Ci sono poi persone che sai appena chi sono, come si chiamano, non sai quasi che voce abbiano, e se l'hai sentita è stata di traverso e per sbaglio perché magari te la sei trovata davanti entrare in un negozio a ordinare qualcosa. E se ti fermi a pensare, nemmeno la ricordi la voce, è stata come un tonfo sordo, una cascata inghiottita in un crepaccio. Persone con cui non ci hai nemmeno mai parlato, anche se talvolta avresti anche potuto perché il caso te le ha messe davanti, lungo la strada, ad una fontanella a raccogliere l'acqua, in un qualsiasi luogo dove, guardandoti un attimo intorno, te le ritrovi di fronte. Non sai cosa pensano, quali gusti e opinioni abbiano, che musica ascoltano, quale gente e locali frequentano.

Di quelle persone tu cerchi lo sguardo. Di quelle persone conservi pochi e interminabili fotogrammi, ma non c'è un solo ricordo mosso, sfuocato, o fuori posto. E' tutto quello che hai di loro. E' come guardare un meraviglioso fondale oceanico da dietro un vetro. Non puoi toccarle, ma le senti dentro, e ti ci perdi a guardarle in quel preciso attimo.

Non penso esista qualcosa di più intimo del desiderare incontrare uno sguardo, parlare un attimo con due occhi che sono li distanti, come asteoridi confinati nel proprio rispettivo universo, ma che sai, come si avvicinano, ti sbriciolano in un pulviscolo di fuoco. Non penso esista niente di più intimo dell'immaginare di entrare, anche solo per un casuale istante, nel pensiero di una persona, senza sfiorarla, direttamente convogliati dagli occhi alla mente al cuore all'anima. In un attimo. Che se e quando si ripeterà, sarà sempre e solo un attimo. Nudo e puro. Inalienabile.