venerdì 13 febbraio 2015

Circolare transappenninica


Stazione FS di Terni, ore 5.40
Adoro mettermi in viaggio quando il resto del mondo dorme, eccezion fatta, naturalmente, per chi fa il turno di notte. Con quella cortina di bruma che allaga la strada e ingoia l'orizzonte. Alle 5.40 il bar della stazione è insolitamente affollato di ragazzi, devono essere reduci del sabato sera passato in discoteca che sono li a far colazione, lo deduco dalle minigonne a "girotopa" indossate dalle ragazze. Un caffè e un cornetto alla crema, e mi sposto lato binari. A quell'ora della domenica mattina, partito il Tacito per Milano Centrale da una buona mezz'ora, in tutto il piazzale ferroviario siamo io e 4 "caimani" (di cui uno nella vecchia livrea). Del resto, commento tra me e me, chi ha l'urgenza di partire tanto presto, in una fredda domenica mattina di inizio febbraio? Verrò di li a breve smentito, tempo una ventina di minuti, e sulla banchina si presentano una cinquantina di persone per prendere il regionale per Roma delle 6:25. Che arriva puntale. Come il treno si rimette in marcia lasciando la stazione alle spalle, tutti i pensieri meditati in mezz'ora si dissolvono di colpo. Sarà l'effetto movimento, il paesaggio che scorre liquido dal finestrino, le turbolenze del vento sui vetri, i caratteristici cigolii, sobbalzi, lo stridere dei freni ad ogni fermata, tutto sembra risucchiarmi e portarmi lontano, verso un altrove di difficile collocazione. Intanto fuori è ancora buio, quando si prende la DD. Albeggia alle porte di Roma, giusto in tempo per scendere, per il primo cambio. Che è anche il più stretto, una ventina di minuti appena, ma c'è da attraversare tutto il fascio di Tiburtina, per arrivare al 3 est. Il tempo di scendere le scalette, dopo la futuristica incompiuta panoramica sopra i binari del nuovo scalo, che arriva il treno.

Stazione FS di Roma Tiburtina. Reg 23674 per Pescara Centrale pronto al binario 3 Est
Il cielo è nuvolo, squarciato da un improbabile arcobaleno che arriva a toccare le carrozze del treno. Sembra di buon auspicio, anche se, quando mi siedo all'interno, di lì a poco odo un rombo di tuono. E si parte alla volta delle montagne d'Abruzzo. Su un piatto della bilancia la constatazione di un viaggio già noto, da affrontare con quella lasciva e serena tranquillità di un ritorno a casa. Sull'altro la capacità di stupirsi ed emozionarsi per uno scenario capace di spiazzarti ad ogni nuovo passaggio, sempre diverso ed inedito. Che già all'uscita di Roma ti riempie di urbani interrogativi. Da un lato i palazzoni di una periferia in cerca d'autore, dall'altro campi incolti a lambire la città, dove pascolano ora le pecore, ora le mucche. Ma è quando il binario decide di salire che ti inchioda alla maqniloquenza di un tempo che sembra restare scolpito sul costone roccioso da quanto scorre lento. Del resto come commentare un treno che si affaccia di fronte alla Grande Cascata sul Fiume Aniene? Sono quelle visioni di un secolo fa, che oggi nessuno si sognerebbe di andare più a cercare. A Tivoli piove per dire che diluvia, e tutto sembra preludere a una giornata pessima. Intanto il treno prosegue la sua corsa in salita, come se niente di quel che lo circonda possa ambire a scalfirlo. Nemmeno quando si varca la soglia d'abruzzo, e l'acqua diventa neve.
 
Reg 23674 in sosta alla stazione FS di Tagliacozzo

Reg 23674 in sosta alla stazione FS di Avezzano

Reg 23674 in sosta alla stazione FS di Celano - Ovindoli


 
Reg 23674 in sosta nella stazione FS di Cocullo
Si inizia a Carsoli con i primi fiocchi di neve, che a Tagliacozzo sono già diventati un candido manto. Si continua per il cuore della Marsica, fino ad Avezzano, dove la neve insiste. Il personale di terra commenta che è inziato da poco, fino a 20 minuti prima era tutto pulito; intanto ora è tutto bianco. E si prosegue per Celano, fino a Cocullo, cioè fino a quando la ferrata rimane in quota, prima dell'imponente discesa per la valle Peligna. Che ripropone il consueto spettacolo alla stazione di Anversa, con la sua curva a ferro di cavallo, inframezzata da un grande viadotto con galleria; sull'altro versante in salita scorgi il treno fermo alla protezione, che attende la nostra sosta in stazione per ripartire e fare incrocio. Le solite sfiziose amenità delle linee a binario unico. E si scende girando la valle, e volti lo sguardo e vedi i tanti viadotti incastonati alla parete in cui sei transitato sopra da pochi minuti; ed è già Sulmona. Dove a voler guardare, ci sono le carrozze storiche della Fondazione FS per i treni turistici sulla Carpinone, disseminate qua e là per lo scalo, comprese alcune in evidente ricerca di restauro. Però a me Sulmona racconta un'altra storia, quando due ragazze salite da Roma conversano con la capotreno, che le informa del bus sostitutivo sul piazzale antistante la stazione. Allora le osservo con attenzione, e noto che una è vestita da "neve", con la salopette e i doposcì indosso. E allora capisco che quelle due vanno a Roccaraso, e quel bus è sostitutivo del trenino della Maiella per Castel di Sangro. Capisco, ma non mi adeguo.

Stazione FS di Sulmona. Carrozze storiche della Fondazione FS bisognose di un restauro.
E si riparte, con un breve cenno di saluto al binario per l'Aquila - Terni tante volte calcato nel recente passato. Faccio un breve ripasso degli orari, dei prossimi cambi. E arrivo a Pescara, buona per la pausa pranzo, con la prima metà della circolare transappenninica in tasca.
 
"Jazz" in sosta alla stazione FS di Pescara Centrale
E il cambio con l'IC 610 Lecce - Bologna C.le, la cui numerazione mi ricorda tanto precedenti trascorsi Jonici, quel caro IC Murge Crotone - Milano C.le che ero riuscito a prendere un paio di volte per tornare su la domenica, una volta via Ancona, l'altra via Foggia - Caserta. Con le vecchie carrozze a scompartimento, che odorano di passato, non ancora dimenticato. E si riparte, e come costeggio l'Adriatico,  realizzo che è un'altra giornata di quelle che amo definire "dal mare alla neve". Intanto il tempo sembra assestarsi verso una sua stabilità. O quasi. Il tempo di arrivare ad Ancona, e ricomincia a piovere. Forte. Con il vento che si alza, gelido. Fortunatamente l'IC 541 per Roma è piazzato con largo anticipo sul binario 6, e ci salgo dentro anzitempo, mentre sono ancora in corso le operazioni di pulizia delle carrozze.

Stazione FS di Ancona
Ancona è sempre Ancona, anche se non parti più dai binari tronchi sul piazzale ovest. Te ne accorgi non appena impegni la curva e costeggi il mare nel breve tratto che la separa da Falconara Marittima, e ti volti e vedi il porto, e la città appollaiata sulla collina. Da un lato il mare, dall'altro la SS 16 Adriatica. Come è da antologia il curvone di Falconara da cui si innesta la linea per Roma.

A bordo dell'IC 541 in procinto di fermarsi alla stazione FS di Falconara Marittima
Come lasci il mare è un'altra storia, un altro odore. Ci vuole un po' a realizzare, devi lasciarti alle spalle aeroporto e interporto, perfino Jesi. Ma come arrivi a Serra San Quirico, e la ferrovia si interna in quell'angusta valle stretta e affilata che conduce a Genga, capisci che sei di nuovo in uno di quei posti in cui il tempo si ferma. E ci fermiamo davvero, imbucati una ventina di minuti, alla stazione di Genga. Con Trenitalia che sfoggia la sua consueta sobrietà nel motivare le soste inattese: "inconveniente alla circolazione", la spiegazione addotta, per cui ci troviamo con + 20 minuti in groppa in arrivo a Fabriano. Che non recupereremo più, anzi diventeranno +30 man mano che si procede per l'Umbria. Insomma il 541 è sempre lui, con il suo buon ritardo, a Terni incrocerà con il FB 9852 per Ravenna che da orario è previsto in arrrivo mezz'ora dopo. In compenso di domenica viaggia bello pieno, ogni stazione movimenta il suo bel gruzzolo di passeggeri, è preso d'assalto dalla gente di rientro dal fine settimana per Roma. E io mi godo quest'altra transappenninica, che fretta non ne ho, non piove, non nevica, ma le colline intorno a Fossato, Gualdo, finanche Nocera sono ugualmente imbiancate. E le serpentine del binario tra il fiume e gli alberi tra Valtopina e Capodacqua che, vista dalla soprastante statale fa sempre tanto "diorama". Ormai siamo a Foligno e, complice il ritardo accumulato, iniziano a calare le tenebre.

I titolo del "viaggio"

Resta giusto il tempo di un bilancio sulla giornata appena trascorsa. Quattro treni, 683 km, 11 h e 30 soste comprese, per questa circolare transappenninica. Tutta roba nota, già fatta in passato un pezzo per volta, più di una volta. Ne è valsa la pena? Qualcuno potrebbe anche domandarselo, chi me lo fa fare di alzarmi una domenica all'alba e spendere soldi per qualcosa che ho già visto e provato. Poi però penso all'alternativa, una domenica chiuso in casa, a passare ore al pc, ad annoiarmi su FB, a lessarmi sulle dirette TV delle inconsistenti cronache politiche, dalle  elezioni  presidenziali alle riforme - non riforme che tutti auspicano e nessuno realmente vuole, e tutte quelle porcherie parlamentari che mi hanno abbondantemente nauseato. E che oramai, neanche più mi interessano. Che al prossimo turno, lo dico e lo faccio, voto scheda bianca. Allora forse ne è valsa la pena di passare mezza giornata attraversando mezzo Centro d'Italia, quella vera, di provincia e asserragliata, transitando in mezzo alla neve dal caldo di una carrozza, e tornare a rivedere il mare. Essere in movimento pur stando seduto e fermo, portandosi il proprio mondo ideale dietro. E per un giorno lasciare a casa i pensieri e i problemi, i limiti e i vincoli, e ritrovarsi leggeri. Si, ne vale sempre la pena, perché il viaggio è si nella testa, ma se questa mente non la si nutre e ossigena, se non la si distrae e distoglie dandogli qualche reale pezza d'appoggio, arranca e prima o poi si stanca.