mercoledì 22 aprile 2015

Storie

Amo quelle storie che non hanno inizio né fine, sono semplicemente lì che restano in circolo. Non chiedono nulla, eppur son sempre pronte a strapparti un sorriso, rubarti un'emozione. Come l'aria dispensano profumi, fragranze, odori.

Adoro quegli incontri che non avvengono mai quando lo decidi tu. Che stai lì a contare i minuti e pesare i secondi giusti per metterti in strada e poterla incrociare, ma non è ancora uscita dal lavoro oppure è già arrivata a casa, e l'unica traccia di lei è la sua auto parcheggiata in bella mostra. Poi quando rinunci a cercarla ti sbuca alle spalle, alla fontanella dell'acqua o in cartolibreria, come un'apparizione miracolosa. Che come ti volti sbatti addosso ai suoi occhi, veloci e potenti come un schiaffo in pieno viso. E si che lasciano il segno.

giovedì 16 aprile 2015

Fuori e Dentro il Borgo

Sono tre anni oramai che ogni volta che torno al borgo, avverto quella sensazione di "sospensione". Che poi chiamarlo "borgo" è un complimento. Ponte San Lorenzo è un ammasso di case senza alcun costrutto, non è né Terni né Narni, in fondo forse neanche sé stesso. Una continua urbanizzazione senza alcun servizio. Alle volte mi chiedo come faccia la gente a continuare a vederlo come una sorta di terra promessa da voler continuare a restarci, comprarci casa, e farci crescere anche i figli. In 34 anni l'ho visto cambiare pelle almeno due - tre volte, ricordo ancora quando la strada finiva dietro casa mia, oltre c'era solo un mare di campi dove oramai da molti anni ci sono i "campetti", i cosiddetti impianti sportivi. Ho visto la gente partire e tornare, invecchiare e morire, nascere e crescere.

Però avverto sempre quel senso di personale sospensione, ogni volta che torno. Non che il tempo si sia fermato, che ha continuato a scorrere velocemente di anno in anno, al punto che alcune di quelle che all'epoca erano poco più che bambine, facciamo "ragazzette", oggi le incroci che sono donne compiute, hanno studiato, preso la laurea, oppure lavorano già da qualche anno. E' solo il filmato della tua vita che è andato in pausa, e ogni volta che ripremi "play" non ricordi più dove lo avevi lasciato. Per anni non ci facevo caso. Per anni, non me ne è fregato assolutamente nulla.

Poi si è ammalata Mamma, e nel giro di due anni è morta. Per me è come fosse venuto giù il Vajont, nulla è stato più come prima. Un'ondata che ha cancellato tutto, lasciandomi attonito e incredulo. Una parte di me se l'è portata via l'acqua, inghiottita dal passato; l'altra, come un superstite che rovista tra le macerie di quel che è rimasto, cerca tracce di quanto ha lasciato in sospeso. Quei momenti che non ho vissuto, le tante volte che sono scappato altrove. La mia camera, i suoi libri e fumetti. Gli oggetti. Non lo so nemmeno io cosa cerco, cosa diavolo vuoi trovare nelle risposte che non ci sono.

Devi guardare avanti, ti dicono. Il bello è che io guardo avanti, nei luoghi dell'indietro. Non è nostalgia né rimpianto, perché è qualcosa che non è stato scritto, non è mai andato in scena, quindi non è andato nemmeno perduto. E' lo sguardo di oggi nei paesaggi di ieri. Qualcosa di familiarmente inedito, ma che sa di scoperta, di tanto in tanto. Cerco il bandolo della matassa, perché so che è lì che è conservato.

Ieri come oggi per me resta un "non luogo", un posto di transito e movimento dove tuttavia ho dimorato a lungo, quando viaggiavo altrove con il pensiero. Però in mezzo sono cambiato io. Che tornerò sempre, ma non tornerò più quello di un tempo.