giovedì 13 agosto 2015

On the Sunday of Life

Il Reg 3811 Taranto - Catanzaro Lido in sosta alla stazione di Corigliano Calabro, in attesa di incrocio con l'IC 618 "Murge" Crotone - Milano C.le

Alle volte ci provi a fermarlo il tempo, ma quasi mai ti riesce bene. Ad esempio sabato pomeriggio, una volta approdati in Calabria, posati i bagagli dopo 4 piani di scale, fatta la spesa al supermercato, sono andato al mare con mia figlia. Un po' titubante, ma ho lasciato il cellulare a casa. E per un paio d'ore me ne sono dimenticato. Niente facebook, niente spippettamenti con il mondo esterno, niente stupidi selfie o scatti di quel che hai intorno con l'assurda pretesa che parlino di te per te, come se fossimo solo i luoghi in cui siamo e quel facciamo in un fottutissimo istante. Per me poi, che non porto orologi, il cellulare è importante come riferimento temporale. Che ore sono, quando devo rientrare. Niente, nemmeno quello. Sono in vacanza, non devo correre dietro a niente e nessuno, quando rientro ceno, quando mi stanco me ne vado dalla spiaggia. Che in fondo per staccare la spina non basta cambiar luogo, bisogna cambiare abitudini, quelle nocive che ci portiamo ovunque, al cesso e anche e soprattutto in spiaggia. Diceva Seneca che "il tuo spirito deve cambiare, non il cielo sotto il quale vivi", che non troverai sollievo nella fuga perché "fuggi portandoti dietro te stesso". E pensare che io in vacanza non c'ero ancora, ero soltanto un'anima in transito.


Stazione di Corigliano Calabro - Incrocio tra il Reg 3811 Taranto - Catanzaro Lido e l'exp 618 "Murge" Crotone - Milano C.le

Poi, come dicono i Porcupine, "On the Sunday of Life", così, nella domenica della vita ho preso il treno e ho circumnavigato mezza italia, per tornare a casa, al lavoro. Che io al fascino di queste cose qui ancora non mi ci sono rassegnato. Vedere l'Italia che ti scorre lenta dal finestrino, quella fisica-geografica che si sovrappone a quella dell'anima, perché finisci sempre per intersecare ricordi, stagioni della vita, importanti per te e la tua famiglia. Con le emozioni che sono una volta diverse, anche quando reiteri gli stessi pensieri. Come quando passi a Taranto. Cosa vuol dire Taranto per te. Un luogo in cui sei stato all'età di due anni di cui non hai ricordi. Poi un nome della carta geografica, dove veniva spesso spedito tuo padre quando lavorava all'Ansaldo. Una città per certi versi simile a Terni, quasi 3 mila anni di storia di cui nessuno si ricorda più per poi essere etichettata con sufficienza come la città dell'acciaio, dei tumori e dell'inquinamento. Poi Taranto è diventata un cartello sulla SS 106 anteposto a Reggio Calabria. Poi, qualche anno dopo, quando i treni per Roma non circolavano più sullo Jonio, Taranto è diventata una stazione. E allora eri li, la domenica mattina, a prendere quel treno che da Crotone saliva a Milano, quello che chiamavano il "Murge". E lo prendevi a quella stazione simpatica li, quella in curva con due binari in croce, talvolta entrambi impegnati perché era spesso usata come punto d'incrocio tra i treni che muovevano nelle opposte direzioni. Che i treni quando fermano sembrano tutti inclinati sulla parabolica. Quella stazione che domini dal cavalcavia. Si, proprio quella stazione li, che ieri era un cumulo di fango, con la ferrovia che per un lasso di tempo era diventata un fiume in cui non intravedevi più i binari. Da quella stazione prendevi il treno per Milano, che arrivava a Taranto, dove cambiava locomotore e ripartiva alla volta di Bari, per poi proseguire, previa inversione, sull'Adriatico. Feci due viaggi su quel Murge, nel febbraio e nel luglio del 2011, per tornare a Terni. La prima volta arrivai ad Ancona, dove cambiai con il regionale per Roma. La seconda volta cambiai a Foggia, presi una frecciargento per Roma via Benevento - Caserta, e di li col regionalicchio per l'Umbria. Poi tolsero davvero tutti i treni per Crotone, tolsero pure i regionalicchi e a Taranto non si arrivava più. Fino a quando non misero quel buffo IC mignon, o Regio-Ic da Reggio a Taranto e vv. per consentirti di prendere il notturno che da Lecce sale a Milano, che ovviamente fa il giro della peppa via Brindisi - Taranto, perché nel frattempo a Taranto avevano tolto i notturni su Milano, e in Puglia, a differenza della Calabria, la Regione si era davvero incazzata. Finendo per strappare il contentino. Cosi tornai altre due volte a Terni da Taranto, lo scorso anno e appunto sabato. Prendendo l'IC barzelletta fino a Taranto, e poi il notturno da Lecce per Milano, per stare un'ora e mezza fermo dalle 2:20 alle 3:50 ad Ancona, per arrivare fresco a Terni alle 6:30, il tempo di una doccia a casa e poi filato al lavoro. E ho riprovato quel brivido arcano, quando dopo una scorpacciata di treno a filo sul mar cristallino, con le spiagge semideserte a ghiaioni, le rigogliose pinete che da Metaponto arrivano quasi alle porte della città pugliese. Poi inizi a vedere quelle grandi gru portuali che sembrano enormi cicogne dal collo piegato, e le grandi cisterne delle raffinerie, i cementifici, gli altoforni e le acciaierie, i grandi tubi sparsi a terra, le strade mezze rosse dalla polvere che vi cade sopra, poi i binari si allargano, e vedi le carrozze vecchie, quel poco che resta del vecchio deposito dove fino a non molto tempo fa giaceva materiale storico custodito con dedizione da un'associazione locale, poi fai una esse e ... "Taranto, stazione di Taranto. Termine di corsa del treno". E non capisci bene dove sei finito, che stanno già sganciando il D445, e a poco distanza sul binario adiacente c'è il 245 che aspetta solo di rimorchiarsi le due carrozze e infrattarsele, al riparo da occhi indiscreti. E tu stai li a domandarti che, tutto sommato .. il viaggio, quello vero, deve ancora iniziare. Anche se sembra passato tanto tempo. Che hai attraversato la spina dorsale dell'antica storia d'Italia, scritta tra Crotone, Sibari e Metaponto. Si, proprio quella Metaponto dove meno di 5 anni fa hanno rifatto la stazione nuova di pacca, per poi disalimentare i binari 4-5-6 e 7, e lasciare il tempio impresenziato.

L'Exp 953 Metaponto - Catanzaro Lido, antenna dell'Exp 951 Roma T.ni - Lecce, in sosta alla stazione di Corigliano Calabro
Eh si che il tempo inganna. Da un giorno all'altro ti cambia tutto, da un giorno all'altro, che sia la natura o Trenitalia, rischiano di toglierti tutto, e quello che fino a ieri ti sembra abitudine, familiare, nel giro di una stagione o due sembra diventato lontano anni luce, tanto ha stravolto le tue abitudini. Che sarebbe successo ad esempio, se quello che è accaduto ieri fosse accaduto l'agosto di 6 anni fa. Che sarebbe successo con la chiusura della ferrovia da Sibari a Cirò ai tempi del Murge, del Sila, del 953, della Freccia Adriatica e di quella del Levante, con la linea, che chiude, alle 8 di mattina. Io oggi me lo sono chiesto. Intorno alle 7:30, in piena tempesta d'acqua, il Murge avrebbe (il condizionale è sempre d'obbligo, con la natura ma anche e soprattutto con Trenitalia) incrociato a Corigliano con il reg 3811 da Taranto per Catanzaro Lido. Arrivato a Sibari prima delle 8, avrebbe proseguito indisturbato la sua corsa verso Milano. Il tarantino avrebbe forse rischiato di rimanere imbucato da qualche parte in linea, se non riusciva a passare Cariati. E l'exp 953, quello che da Roma via Potenza mi lasciava tutte le estati il sabato mattina in riva allo Jonio? Quello arrivava a Corigliano proprio alle 8:00 del mattino (7:58 per la precisione): probabilmente lo fermavano a Sibari, altrimenti alle 8:00 avrebbe trovato ricovero proprio nella piscina alluvionale di Corigliano. E tutti gli altri? Il Sila, ex Genova - Torino poi limitato a Roma, che a memoria arrivava a Corigliano intorno alle 9:30, partendo da Crotone più o meno alle 8:00 ... non lo facevano certo muovere dallo scalo pitagorico. Gli altri due, i notturni Freccia Adriatica da Torino a Catanzaro e Freccia del Levante da Milano a Crotone, arrivavano assai più tardi; il primo fermava alle 11:17, il secondo intorno alle 13:00. Quelli nella migliore delle ipotesi li fermavano a Sibari, ma non è escluso che, molto probabilmente la Calabria non l'avrebbero nemmeno vista, finendo con il limitarli proprio a Taranto. 

L'Exp 953 Metaponto - Catanzaro Lido, antenna dell'Exp 951 Roma T.ni - Lecce, in sosta alla stazione di Corigliano Calabro

Perché scrivo tutto questo? Perché i treni possono essere fermati da Trenitalia o dal fango, ma i ricordi, quelli non li ferma nessuno. Neanche il tempo. E fine della corsa.