martedì 15 novembre 2016

E' tempo di "Miracoli"

Salutiamo il Duomo e la Torre, e ci dirigiamo verso l'auto, quando Spritz si impunta davanti al portone del B&B lasciato pochi minuti prima. Vorrebbe tornare su, vorrebbe restare lì. E' questa l'ultima immagine che ho di Pisa. Vibrante e tenera.

E' che le città sono sempre li, nel loro impassibile e storico aplomb. I nostri occhi però non sono mai gli stessi, ogni volta che ci torniamo. Alle volte è una torre pendente, altre basta solo un portone verde nel palazzo color crema sulla strada grigia. 

La prima volta avrò avuto tre anni, c'erano mamma, papà, la piazza in bella posa, e io indossavo un cappottino. E una foto vecchia di 40 anni a ricordarmela.

La seconda ne avevo 30, era il lunedi di Pasqua e non sapevo che fare, a quale santo votarmi. Così presi il treno, destinazione "Piazza dei Miracoli". Ad Orte cambiai con un IC proveniente da Napoli per il Nord, pieno fino a scoppiare, rimasi in piedi sul vestibolo fino a Firenze. Cambiai con un regionale per Pisa Aeroporto. Vetture a due piani. Scesi in "Centrale", e attraversai il centro. No, non è un gioco di parole, quel giorno faceva un freddo, tirava un vento gelido, di quelli che solo nel cuore soffiano, in certe stagioni dell'animo. Il verde dei "Miracoli" di Piazza Duomo è stata forse l'unica nota di colore di una giornata intensamente da dimenticare.

La terza volta, mia moglie era incinta di Eleonora. Sfidando ogni scaramanzia comprammo i primi articoli del corredino alla Prenatal cittadina, che non erano ancora trascorsi i fatidici tre mesi. Li scegliemmo di color arancio, così sarebbero andati bene, sia che fosse stata femmina, sia che fosse stato maschio.

Nel mezzo ne sono passate altre. Questa era la prima, insieme a mia figlia e, se vogliamo, aggiungiamoci il cane. Non chiedo nulla alla mia vita, ma aspetto indicazioni su cosa scrivere. D'ora in avanti.

Stairway to Heaven

"There's a lady who's sure
All that glitters is gold
And she's buying a stairway to heaven"

Led Zeppelin - Stairway to Heaven 


Statua della Vergina in cima alla facciata della Basilica di Santa Maria degli Angeli, come appare dalla stazione di Assisi

Alle incommentabili affermazioni udite su Radio Maria circa le motivazioni etiche scatenanti le recenti scosse di terremoto che sta dilaniando interi paesi al confine tra Umbria e Marche, rispondo con questa immagine provocatoria, ma non irriverente; perché quella statua della Vergine che vedete ritratta in foto, in cima alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, e imbragata con delle funi, ballò sul suo piedistallo in occasione della violenta scossa del 26 settembre del 1997; quella stessa scossa che fece crollare la volta con gli affreschi del Cimabue all'interno della Basilica Superiore di San Francesco, in Assisi. Le immagini della statua tremante fecero il giro del mondo, alla pari di quelle, forse più spettacolari e tragiche, del crollo in diretta della volta in Basilica Superiore.

Nessuno è al riparo della furia scatenante della natura, nemmeno le immagini sacre su cui si fonda la nostra iconografia cristiana, e contestuale pratica religiosa.

Cupola e campanile della Basilica di Santa Maria degli Angeli, come appaiono dalla stazione di Assisi
Ieri ho aspettato che la locomotiva a vapore passasse, e la folla si disperdesse, per restare un attimo solo, a meditare. Quale stazione al mondo, migliore di Assisi, per contemplare? Quando, tra gli alberi, è apparsa lei, a spalancare le braccia, dandomi le spalle. Non potevo lasciar cadere nel vuoto quella visione, così ho montato il 300 mm. sulla reflex. Mi sono appropriato di quell'immagine incorniciandola, per portarmela a casa. Quando, la sera tardi, l'ho scaricata al PC, mi sono accorto che dal tetto della Basilica fino ai piedi della "Vergine" era posata una scala. Per il Paradiso, voglio immaginare.

"And it makes me wonder".

giovedì 10 novembre 2016

"Good morning" Terontola ..

 Locomotiva FS 685.089 in testa al treno storico in partenza da Terontola per Foligno
 "Aspetta un momento a svegliarti
Voglio guardarti ancora
Aspetta un momento a girarti
Voglio sfiorarti ancora.. "

Gaetano Curreri canta la " fine di un'estate", la sua voce avvolgente si fa sfondo, paesaggio, orizzonte. Il cielo è cupo, lungo la strada inizia a piovere insistentemente. Una tipica giornata autunnale. In fondo cosa è l'autunno, se non la fine di un'estate? In verità fuori fa caldo, a Terni alle 6 di mattina ci sono già 15 gradi, diventeranno 17 un'ora dopo, doppiata Perugia. Allora forse l'estate non vuol finire, anche se siamo a novembre inoltrato. 

"... Immaginare che fai soltanto sogni belli
Dove noi siamo felici e non moriamo mai
Non moriamo mai".


(Stadio - Fine di un'estate)

Treno storico per Foligno condotto dalla locomotiva FS 685.089 in partenza da Terontola
Destinazione Terontola. Da bambino questo nome mi faceva ridere, tanto sembrava uno scioglilingua, un bizzarro gioco di parole. Che luogo è Terontola? In principio era un non luogo, poi ad un certo punto hanno posato il binario, è diventato un "borgo ferrovia" in una località di intersezione tra più linee, diventando il punto di riferimento di un'intera area. Un luogo serio, importante. Soprattutto se ci affianchi il nome di Cortona. "Terontola - Cortona", senti come suona. Imponente. Ma nonostante i nobili uffici di Cortona, la stazione era e resta Terontola. Un nome che sembra uno scherzo uscito da una storia di Gianni Rodari.  

Treno storico Terontola - Foligno in transito a Tuoro sul Trasimeno
Era il dicembre del 1866 quando fu inaugurato il tronco Foligno - Terontola, linea che oggi riveste un'importanza secondaria, ma esattamente 150 anni fa costituiva l'anello mancante per realizzare il primo collegamento ferroviario tra Roma e Firenze, le due principali città del "Centro d'Italia"; anche se l'Italia all'epoca era ancora un'idea astratta in via di realizzazione. La Roma - Firenze attraversava l'Umbria, decretandone la sua centralità ferroviaria; e fino a Foligno, Roma - Firenze e Roma - Ancona erano la stessa ferrovia. Rimasugli di orari ferroviari dell'epoca testimoniano che i primi collegamenti ferroviari internazioni tra Roma e Parigi passavano per Terni - Foligno - Assisi - Perugia. Per celebrare degnamente questo anniversario, il DLF di Perugia, in collaborazione con la Fondazione FS, ha organizzato un treno storico Terontola - Foligno , con sosta intermedia a Perugia, composto dalla locomotiva FS 685.089 (classe 1915) in testa a un convoglio composto di carrozze tipo 1928 R "Centoporte". Il supporto operativo e logistico allo svolgimento fattivo del treno, sia per quanto riguarda l'assistenza ai viaggianti che la disbriga di tutte le procedure ferroviarie e di sicurezza, a sostegno e in collaborazione con il personale di macchina, è stato garantito dall'attivismo dell'Associazione folignate "Turno C", operante in regime di convenzione con Fondazione FS. Una buona occasione per ritrovare alcuni vecchi amici, e compiacermi della bontà del loro lavoro.

Il convoglio storico in transito al PL al Km. 68 + 551 posto all'ingresso di Passignano sul Trasimeno
La vecchia "Signora", ormai centenaria, era in splendida forma e tirava come una dannata, e ho faticato non poco nel primo tratto per stargli dietro; se a Tuoro sono riuscito ad appostarmi in tempo, a Passignano a dovuto rimediare un punto di fortuna, che il PL era già abbassato, impedendomi di raggiungere il rilevato sopraelevato sul muraglione, in uscita di galleria subito dopo la stazione. A Magione mi sono incartato da solo, sbagliando strada e ho perseverato andando per tentativi dietro alla ferrata in un punto che non conoscevo, salvo tornare sui miei passi con il treno che aveva ormai preso il largo. A quel punto ho puntato diretto a Perugia, alla stazione Capitini, confortato dall'orario; peccato che il treno, in anticipo di 10 minuti abbondanti sulla tabella di marcia, era già arrivato in stazione a Fontivegge. Dove il convoglio ha osservato una sosta prolungata di quasi due ore, anche per agevolare la regolarità della circolazione ferroviaria ordinaria sulla tratta ai treni di metà mattinata.

Locomotiva FS 685.089 in sosta alla stazione di Perugia
Io ne ho approfittato per ricaricar le pile e smaltire le tossine dopo una corsa sotto la pioggia; dopo tanti anni una locomotiva a vapore è tornata a Perugia. Sebbene l'evento sia passato in sordina, con un grado di partecipazione istituzionale e una voglia di festeggiare il pur importante traguardo giunta ai minimi storici. Degna di una Regione Cenerentola "distratta" sempre più votata alla "gomma", e scarsamente propensa ad investire sulla rotaia. Fuori dai denti e al netto di polemiche spicciole i 150 anni della "Foligno - Terontola", che poi sono i 150 anni della "Roma - Firenze" meritavano una cornice migliore; e se "treno storico" per fortuna c'è stato, è sempre grazie all'impegno volontario delle associazioni locali che ci mettono più di una pezza per salvare la faccia. Del resto, solo pochi mesi prima, correvano i 150 anni della "Roma - Ancona"; nessun treno storico a ricordare l'evento. Lo hanno fatto passare in cavalleria.


Al ponte di "Prepo" ho dato l'assalto al treno, recuperando parte del malloppo che mi aveva sottratto nel primo tratto; come mi sono lasciato Perugia alle spalle, ha ripreso a piovere a dirotto. Ho tirato dritto fino alla stazione di Assisi, per dare l'ultimo saluto al convoglio, in transito verso Foligno.

Il treno storico Terontola - Foligno in transito ad Assisi
Il treno saluta e se ne va verso Foligno
Come il treno è passato, è tornata a splendere radiosa la luce del sole. Quasi che la locomotiva, sbuffando possente, si fosse tirata dietro la malinconia insieme alle vetture. La gente accorsa ad ammirare al convoglio, era già andata via. La stazione di Assisi, tutta per me. Allora ho pensato a quanto fosse bello essere li e restarci, senza alcuna ragione. Perché tutto il resto è già storia, che siano passati solo pochi minuti o 150 anni, poco importa. Finché ne resta memoria.

"...ma poi ho camminato tanto e fuori

c'era un grande sole

che non ho più pensato a tutte queste cose...


E va bene così

senza parole... "

(Vasco Rossi - Senza parole)

lunedì 7 novembre 2016

Incroci e diramazioni


Treno storico turistico del 13.08.2016, condotto dalla FCL 353 Borsig in transito a Righio

La vita sa essere cinica e beffarda, mettendoti uno di fronte all'altro alcuni accostamenti impietosi. In questo 2016 cadono due importanti ricorrenze: i 90 anni della FCL 353 Borsig e i 90 anni (proprio questo 1 novembre del 1926) dell'inaugurazione della Ferrovia Spoleto Norcia.

La prima è l'unica unità rimasta attiva di un gruppo di 11 locomotive passato alla storia per essere il più potente tra quelle a scartamento ridotto utilizzate in Italia, con ben 800 cv alle ruote. La seconda è sempre stata riconosciuta come il "massimo sforzo della tecnica e dell'ingegneria applicato ad un tracciato ferroviario", una sorta di "Piccolo Gottardo" nel Cuore dell'Umbria, al punto da essere definito, non da pochi, come il più bel tracciato ferroviario esistito al mondo.

Treno storico turistico del 15.08.2016 nel punto di valico precedente l'arrivo a San Nicola Silvana Mansio
Solo che, nel primo caso, la nostra locomotiva non solo è ancora brillantemente in esercizio, ma proprio per i suoi 90 anni è tornata a sbuffare nel suo habitat naturale, quella Sila per le cui pendenze (e altre linee analoghe delle calabro lucane come l'ex Ferrovia del Pollino, entrambe linee da 60x1000 ad aderenza naturale) questo gruppo di locomotive era stato appositamente costruito. Nel secondo caso, invece, per una tragica fatalità, la stazione di Norcia è stata rasa al suolo da un violento terremoto. Giova ricordare che giaceva li, inutilizzata, da 48 anni, su 90. Come a dire che, in ogni caso, al di là di quello che sta accadendo sull'altopiano nursino, non c'era granché da ricordare, tanto meno festeggiare, oggi.

Treno storico turistico del 15.08.2016 nei pressi del PL Germano, tra Croce di Magara e Sculcà
Ora io non voglio infierire su quanto sta accadendo in questi giorni, ne sostenere l'assurdo che se ci fosse stata la ferrovia questo non sarebbe successo, ci sarebbero stati anzi danni importanti all'infrastruttura ferroviaria (ma anche motivi fondati un domani per rimettere in piedi la stazione e non solo lei). Ne voglio attribuire questo a chissà quale punizione divina, io che sono miscredente più che credente.

Treno storico turistico del 15.08.2016 condotto dalla FCL 353 Borsig tra le stazioni di Moccone e Camigliatello Silano
E' che io sono fatalista. Non credo alla mano celeste, o al libro del destino già scritto, credo alla "fatalità" che è una verità più umana che rimanda l'uomo alle sue responsabilità. Accade di trovarsi in certe situazioni e a certi incontri sulla base di determinate scelte che si sommano a quelle degli altri con cui ci confrontiamo e interagiamo. Ridefinendo costantemente il tutto. Scelte, atti di volontà, a volte inconsapevoli, anche ingenui, perché mostreranno in pieno le loro implicazioni e conseguenze solo molto più a valle. La fatalità riporta l'uomo in braccio a sé stesso, alle sue intenzioni e capacità, alla sua pertinacia ... o alla sua debolezza, paura, negligenza.

Intitolai proprio così il mio primo libro di poesie: "La fatalità in braccio". In omaggio a questo mio personale modo di interpretare gli accadimenti a vivere la vita.
 
Treno storico turistico San Nicola Silvana Mansio - Moccone del 15.08.2016 in transito a Righio
 E' una fatalità che la stazione di Norcia sia crollata proprio in questo momento, a un pelo del novantennale della sia inaugurazione e a quasi 50 dal suo abbandono. Ma, se le cose devono davvero accadere in un dato momento, ho ragione di credere che abbia scelto quello giusto per venire giù.

Ad ogni modo, per quanto mi pianga il cuore, non starò a rimpiangere una "non stazione" di una "non ferrovia", preferisco ricordare quella locomotiva pertinacemente preservata e rimessa in corsa che è tornata a sbuffare su una linea che, ancorché ritenuta da molti inutile al pari di come fu considerata 50 anni fa la Spoleto - Norcia, è ancora armata e ogni tanto il treno ci sbuffa.

Treno storico turistico del 15.08.2016 in discesa tra San Nicola Silvana Mansio e Righio
Bisogna lavorare per i propri sogni, anche quando ai più sembrano assurdi, non svenderli. Per questa ragione negli ultimi anni ho calpestato il sedime delle stazioni della Sila, lasciando andare al loro destino quelle della Valnerina. Agli incroci della vita non ci arrivi mai a caso, e solo dopo esserti lasciato alle spalle un lungo cammino.

lunedì 31 ottobre 2016

L'ultimo giorno?


"Io mi dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati" - Fabrizio De André, Giugno '73

Inaugurazione della stazione di Norcia - 1° novembre 1926
Inaugurazione della stazione di Norcia - 1° novembre 1926
"Nel pomeriggio del 31 luglio la Società Spoletina comunicava al personale della linea che la corsa da Spoleto a Norcia delle 19:12 si sarebbe effettuata con l'autobus invece che con il treno. Così vi fu un gran movimento sul piazzale dello scalo norcino per la formazione dell'ultimo convoglio che doveva ricondurre a Spoleto tutti i rotabili. Alle 17:10 l'elettromotrice A2, completa di viaggiatori, partiva verso Spoleto, trainando una vettura passeggeri, il carro spartineve P90 e un trabattello. Dopo aver dato il via al convoglio, il capostazione di Norcia Altobelli disponeva lo scambio per il corretto tracciato. Il gesto, apparentemente inutile, si dimostrerà quasi profetico quando, più tardi, giungerà da Spoleto un'elettromotrice al posto del programmato autobus.

Panoramica dello scalo di Norcia con il famoso curvone che precedeva l'ingresso in stazione
La stazione di Norcia nei primi anni di esercizio ferroviario

L'ultimo convoglio da Spoleto per Norcia mosse intorno alle 19:40; con mezz'ora di ritardo rispetto all'orario di marcia. La Spoletina aveva affisso, qualche ora prima, un cartello in cui si avvisavano gli utenti della soppressione dell'ultima corsa che si sarebbe invece effettuata con autobus. Ma già una quarantina di persone avevano preso posto sul convoglio ed altre erano in attesa di salirvi. A nulla valsero gli inviti del personale di servizio, i capistazione Farinelli e Naticchioni, per convincere gli utenti a raggiungere l'autobus che nel frattempo era arrivato nel piazzale esterno della stazione di Spoleto. Tra i passeggeri il rifiuto si unì alla commozione dell'ultimo viaggio sul trenino celeste.

La stazione di Norcia negli ultimi giorni di vita ferroviaria

Il macchinista Mattioli e il controllore Ottaviani furono tra i testimoni dell'ultimo sferragliante treno in Valnerina. Anche l'ingegner Basler, ormai ottantaduenne, all'ombra del grande viadotto della Caprareccia. sventolava il fazzoletto in segno di addio. L'elettromotrice, giunta a Norcia, venne ricoverata nella rimessa. Vi rimase per più di un anno."

Adriano Cioci - Spoleto Norcia, una ferrovia alpina nel cuore dell'Umbria - Calzetti Mariucci, 1997

Questo il racconto che Adriano Cioci, il massimo biografo della Ferrovia Spoleto Norcia, autore di ben due monografie sulla ferrata, ci consegna degli ultimi istanti di vita ferroviaria della stazione di Norcia, in quel lontano 31 luglio del 1968. Da allora il piccolo e grazioso manufatto, posto poche decine di metri fuori della cinta muraria, saluta i viandanti in transito e diretti verso la zona industriale, il Pian Grande di Castelluccio, le Forche Canapine, la Forca di Ancarano o Cittareale. Dopodiché fu rapidamente spogliata dell'armamento ferroviario, la zona adiacente fu adibita a "Giardino Pubblico". Negli ultimi anni, l'area è stata interessata dai lavori per il "rispristino e la conservazione dell'ex tracciato della Ferrovia Spoleto Norcia" volti a preservare i manufatti esistenti e trasformare il sedime in sentiero ciclabile e pedonale interamente fruibile. Furono stanziati alcuni anni fa dei fondi, comunitari e regionali, da destinare allo scopo. Va premesso che il fabbricato viaggiatori della stazione di Norcia fu precedentemente restaurato già alcuni anni prima ad opera del Comune di Norcia che lo utilizzò anche, per un limitato periodo di tempo, sfruttando gli spazi interni come spazio espositivo. 

Quel che resta della stazione di Norcia dopo la scossa di terremoto del 30.10.2016 delle ore 7:41
 (Fonte web)
Lo sciame sismico inaugurato la notte del 26 agosto 2016, e ripreso nel pomeriggio 26 ottobre del 2016, l'aveva seriamente lesionata; l'ultima devastante scossa di terremoto alle 7:41 del 30 ottobre 2016 l'ha definitivamente rasa al suolo. Lasciando a bordo della strada un cumulo di macerie. E, con il cuore gonfio di tristezza, dubito fortemente che potrà risorgere. Sebbene anche lei, non meno della Basilica di San Benedetto, dell'abitato di Castelluccio o della chiesa di San Salvatore nella frazione di Campi, sia testimone dell'eccezionalità di questa tornata sismica che sta mettendo in ginocchio la zona. Perché questa piccola grande stazione, aveva passato indenne gli altri due terremoti del 1979 e del 1997, ma nulla ha potuto questa volta.

La ferrovia Spoleto - Norcia è stato il mio primo e più grande amore ferroviario; e forse oggi un suo pezzo se ne è partito davvero per l'ultimo viaggio, quello definitivo, senza ritorno. Come Roger Keith "Syd" Barrett è morta due volte; nel 1968, quando ha perso il treno, e stamattina, quando un dannato sisma l'ha ridotta in un cumulo di macerie, avvolgendo i miei ricordi in una nuvola di polvere.

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)


Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)



Ex stazione di Norcia (13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)


"È troppo tardi ma è presto se tu te ne vai." - Gino Paoli, Una lunga storia d'amore

giovedì 27 ottobre 2016

Corsi e ricorsi

Quando un terremoto fa crollare chiese, campanili e case, generando crepe sulle identità comunitarie, vengono inevitabilmente a galla gli esercizi della memoria, su quello che è stato e forse avrebbe anche potuto essere.

Il sisma, che da fine agosto gira intorno alla catena montuosa dei Sibillini, sembra incrociarsi con la storia di quella piccola e gloriosa ferrovia che dal 1 novembre 1926 al 31 luglio 1968 ha collegato Spoleto a Norcia. A voler essere rigorosi, i nomi di "Ussita" e "Visso", richiamano alla genesi della ferrovia "Roma - Ancona". Era il 1846 quando due fratelli di Ussita, Girolamo e Venanzio Caporioni, individuarono nel tracciato passante per Terni, Visso, Tolentino e Macerata, la via più agevole per realizzare tale ferrata. Ma tale progetto, sebbene molto pregevole sotto il profilo altimetrico, aveva il difetto di lasciare da parte realtà importanti come Spoleto, Foligno, Perugia, andando ad attraversare, fino a Tolentino, territori scarsamente abitati. La discussione sulla ferrovia "Chienti - Nerina" continuò a lungo, ma oramai nei primi anni sessanta i binari arrivarono fino al valico di Fabriano. 

Tornando alla "Spoleto - Norcia", una volta individuato il passaggio della ferrata lungo le rive dei sistema fluviale Nera - Corno - Sordo, da Triponzo a Biselli attraverso la stretta Gola della Balza Tagliata, si sollevarono vivaci proteste da parte del Comune di Preci, che rimase l'unico ad essere totalmente escluso da questo nuovo collegamento ferroviario che, a vario titolo, coinvolgeva l'intera alta Valnerina. Preci all'epoca propose un percorso alternativo, in grado di servire il proprio abitato, che prevedeva il raggiungimento di Norcia attraverso la Forca di Ancarano. Tale progetto venne impietosamente bocciato, per due ragioni, di opportunità economica e tecnica. La prima risiedeva nel fatto che una siffatta variante prevedeva un allungamento rispetto al percorso originario di ben 13 km. , che nella modesta economia di una ferrata lunga 52 km. scarsi equivaleva a un buon 25%, e tale modifica non era giustificata dall'attraversamento di centri tali da sostenerne l'ulteriore aggravio, visto e considerato che già la ferrovia di suo, esclusi i capolinea Spoleto e Norcia, attraversava zone scarsamente popolate; non si ritenne opportuno inventarsi tutto quel giro per servire solo ed esclusivamente Preci. Senza contare quanto tutto questo avrebbe pesato in termini di aggravio sui tempi di percorrenza per raggiungere Norcia. Tanto più che, e qui entrò in ballo il discorso tecnico, valicare la Forca di Ancarano, nel portare in quota la ferrata per poi farla ridiscendere nella piana "nursina", avrebbe comportato la realizzazione di inevitabili opere d'arte quali ponti, viadotti, gallerie e trafori, laddove il passaggio accanto alle gole scavate del fiume Corno, aveva di fatto creato nel corso dei secoli dei corridoi di penetrazione naturale, dove la ferrata poteva incastonarsi attraversando il paesaggio senza scalfirlo, riducendo al minimo l'impatto ambientale e l'operato dell'uomo. "Tecnica" che alla "resa dei conti" diventa "Economia", nel conteggiare il risparmio ottenuto dalla mancata realizzazione di siffatte opere. 

Certo, una tal variante, avrebbe comportato il passaggio per Piedivalle (di Preci) e Campi (di Norcia), luoghi assunti a simbolo di questo nuovo sciagurato sciame sismico, a causa del crollo parziale della Basilica "benedettina" di Sant'Eutizio e di quello, pressoché totale, della Chiesa di San Salvatore. I nuovi tragici simboli dell'ennesima tragedia sismica lungo l'Appennino dell'Italia Centrale.

Solo questo volevo dirvi.

lunedì 22 agosto 2016

Lettere dal passato ... (che ritorna sempre)

C'è poco da fare e da dire, da qualunque verso tu prenda e rigiri quel nastro d'asfalto, la Jonica resta un'interminabile prateria, guazzabuglio di paesaggi urbani e umani così contigui e così diversi. E quando, tra Botricello e Cutro, la littorina ti sfreccia sulla destra in surplus, quasi capisci perché da queste parti la fretta è un lusso che non puoi permetterti e il tempo un incalcolabile optional. Poi c'è il crotonese che è tutto un mondo a parte. Soprattutto di notte, quando alle 21 imbocchi la 106 dallo svincolo di Le Castella, e ti perdi in rettilinei e saliscendi, costeggiando l'aeroporto e la ferrovia. Poi c'è quella stazione illuminata a giorno nel buio dei binari tagliati, un grande piazzale di ambizioni mozzate. Ti prende una malinconica dolce mestizia che è il nostalgico sunto di tre millenni di storia, dall'Enotria alla Pertusola. Paesaggi che ripassi ma sembra tu non finisca mai di imparare da cima a fondo, anche se il fondo appare ormai vicino. Poi c'è il cosentino, un interminabile avvicendarsi di paesi in cui restare invischiati, da Cariati a Mirto. Quando arriva Rossano sembra esserti scorta davanti una vita intera. Sono le 23, e dopo due ore arrivi a destinazione, liberato e spossato al contempo. E Soverato è solo un altro lontano ricordo.

lunedì 25 luglio 2016

Lettere dal passato (sempre più presente)

Le stelle non sono tutte uguali. Non brillano tutte allo stesso modo. Così come i cieli. Così come le persone. Pochi brillano di luce propria, molti brillano di luce riflessa e te ne accorgi subito, quando il sipario si chiude e rimangono soli in scena. Alcuni poi non brillano affatto, sono sempre opachi. Magari cordiali, magari anche affidabili, ma opachi. 

Eppure sono luce e colore a dare un sapore, un gusto, ai momenti delle persone, come il sale e il pepe. Senza, sono sciape, non sanno di niente.

Ci sono persone con cui parli intere giornate e non ti dici niente. Perché parli di quello che fai e che non fai, ma non ti racconti per quello che sei. Perché siamo qualcosa di più e di meglio di una somma di abitudini e comportamenti.

Sarà per questo che ad un certo punto della mia vita ho fatto terra bruciata intorno a me, e mi sono detto che a determinate condizioni era forse meglio rimanere solo con me stesso. E che da allora avrei scelto, e non mi sarei più accontentato di quelle che la vita mi ha messo di fronte o accanto all'uscio. Perché a me piacciono le persone autentiche, le persone che emozionano. Che non ti lasciano indifferente quando ti parlano, anche se ti raccontano la cosa più banale che hanno fatto la mattina o la sera prima. Le incontro molto raramente, ma quando le incontro mi ci lego e affeziono. Non posso farne a meno.

Non è solo una questione di qualità personali, che ce le hai o non ce le hai, quanto di atteggiamenti e quelli sei tu che te li dai. Le persone stanno diventando sempre più pudiche di sentimenti e avare di emozioni autentiche. Hanno paura di mettersi a nudo. Mostrare i sorrisi, le lacrime, gli occhi che brillano. Preferiscono vestirsi di frasi fatte e parlare per aforismi. Che a "leggerci" sembra quasi che la pensiamo tutti allo stesso modo.

Non servono molte parole, ne bastano poche che non suonino a vuoto. Miles Davis diceva che "non è importante che uno suoni molto, l'importante è che non suoni nulla di cui non sia convinto". E che uno non deve nemmeno inventarsi nulla di nuovo, perché "non c'era nulla di quello che suonavano (lui e i trombettisti virtuosi alla Gillespie) che non fosse stato già suonato anni prima da Armstrong".

Serve senso del tempo e dello swing. Alle volte basta uno sguardo, un sorriso, un accenno di gesto per capirsi al volo e creare interplay. Certe cose prima le senti, poi, semmai, le capisci.

lunedì 11 luglio 2016

La leggenda del Pollino (never ending story)

Ex stazione FCL di Lauria - Viadotto in curva in muratura all'uscita della stazione lato Lagonegro
Ci sono luoghi che restano sospesi, perché qualcuno decreta, di punto in bianco, che sono diventati inutili. A quel punto diventano invisibili, anche se restano li, defilati a pochi passi, talvolta alle spalle, talvolta accanto. Potresti persino sbatterci contro, finirci sopra o dentro, se sei distratto e cammini immerso nel tuoi pensieri.

Ex stazione FCL di Lauria come appare dal viadotto in curva in muratura lato Lagonegro
 
Dalla stazione "Spazio" alla stazione "Tempo" partono due binari distinti, una linea attraversa le lande dell'Oblìo, l'altra quelle della Memoria. Il primo tracciato smaterializza tutto, al di là del permanere della sua consistenza fisica, ingegneristica e  architettonica. Il secondo mantiene tutto in vita, al di là della contingente utilità e della sua presunta attualità storica.  

Viadotto in curva in muratura e galleria all'uscita della stazione FCL di Lauria in direzione Lagonegro
Anche nella nostra anima giacciono momenti, episodi, stati d'animo che galleggiano lì sospesi, così come i luoghi che costantemente attraversiamo, o a cui torniamo di tanto in tanto, oppure dopo tanti anni, a tratti e per alcune ragioni ci sembrano immoti, per altri motivi irrimediabilmente cambiati. Alle volte mi piace pensare che i luoghi abbiano una loro precisa identità, coscienza, autonomia, una loro "anima" che si evolve nel tempo, che reagisce e interagisce agli accadimenti e agli episodi, posti in essere da noi uomini. Forse anche e soprattutto per questo, mi piace passeggiare sui sentieri abbandonati nel Tempo dall'Uomo, provando ad immaginare gli stati d'animo che si sono avvicendati quando erano "abitati" e "vissuti", e hanno mosso generazioni ospitando emozioni. Per me è come un Mantra, un ritorno alle origini, rileggere brandelli rimasti impigliati nel tempo, tra le scelte e gli accadimenti, le rotte smarrite e quelle repentinamente cambiate in corsa. Mi aiuta a leggermi dentro, al riparo dal mondo esterno fatto di vociare scomposto e continui elementi di disturbo. Un camminare verso me stesso. Non importa il "Dove" e il "Quando".

Il paese di Laura dal ponte in ferro tra due gallerie che sovrasta l'abitato, sulla ex ferrovia Lagonegro - Spezzano Albanese
Stare bene con se stessi è un po' come scrivere, non basta avere il mondo dentro, bisogna volerlo attraversare. E' un cammino sospeso tra terra e cielo, un ponte sul vuoto, un intimo desiderio di portare la luce nel buio, andare a recuperare qualcosa là dove lo si è perduto. Una Ragione di Vita imbevuta nel Sogno. Viaggiare è porsi  "alla ricerca del tempo perduto". Un formidabile spunto narrativo, un espediente letterario.

Già .. ma la letteratura è come le ferrovie abbandonate: a chi interessa più?  (click)

sabato 4 giugno 2016

C'era una volta il West ...

Sogniamo mondi lontanissimi, inseguiamo orizzonti sconosciuti, alla ricerca del nostro "West". Che spesso si cela, nascosto e invisibile, a pochi passi da casa. Francesco Guccini il suo lo aveva individuato, più di 40 anni fa, lungo la via Emilia; io il mio potrei collocarlo nel bel mezzo della Tuscia, tra Civitavecchia, Orte e Capranica. 


Una cosa però l'ho capita. Il West, quello "so Far", non unisce due luoghi, divide due ere. Non è un confine spaziale, ma temporale. Tra l'utile e l'inutile, il possibile e l'impossibile, il probabile e l'improbabile. Tra la vita sognata e quella vissuta.


Per questo giriamo in lungo e in largo nel mondo anelando di trovarlo invano, e quando smettiamo di cercarlo, e passeggiamo a mente sgombra e scarica, in un pomeriggio piovoso e di scazzo, finiamo per  caderci dentro.

mercoledì 11 maggio 2016

#Untitled n. 2


Ma i viaggi negli scompartimenti raccontano anche altre storie. Non è solo l'incedere lento, alla ricerca del tempo perduto e la riscoperta dell'Italia di provincia defilata, troppo presto dimenticata. In mezzo sono passati tanti e tali viaggi a ricongiungere due "patrie", a tenere legata la famiglia, in quel pendolare a lunga percorrenza che era ormai diventata cosa abituale.Tanti e tali viaggi di notte, quando il treno era un serpente luminoso che strisciava nell'oscurità più totale. Svegliarsi tutte le sante volte che il treno sostava in stazione a Potenza. Svegliarsi a Metaponto, quando era già giorno e il sole era già alto, incamminandosi sullo Jonio come un balcone viaggiante affacciato sul mare. 


Sono rimasto attaccato con le unghie e con i denti a quei treni che di lì a poco hanno tolto uno dietro l'altro. Le ho provate tutte per continuare a salire a casa in quel modo con il mio bagaglio di pensieri addosso. Passando per Foggia e Ancona, pur di godermi quegli ultimi scampoli di immenso quando, transitando a Roseto Capo Spulico, il mare sembrava entrarti ovunque allagando lo scompartimento, tanto era riflesso dal sole in ogni vetro, su ogni lato. E pensare che per taluni, era un brutto viaggiare. Per me non ne esisteva di più bello. Ancora oggi faccio fatica ad immaginarmene uno diverso. 

Erano altri tempi, ma era anche un'altra vita, la mia, che non si sa più dove sia finita. A quale deposito sia stata assegnata. Se le sarà riservato qualche servizio, e resterà li a far ruggine, in attesa delle demolizione.