martedì 29 marzo 2016

#Untitled n. 1

Lo chiamavano il "Tacito". Era l'ultimo arrivato, parlava poco e tirava dritto. Ad uno ad uno, saltarono quasi tutti. Lui ancora esiste, e resiste.

Ogni volta che salgo sull'IC Terni - Milano mi rigenero. Perdo la cognizione del tempo, ritrovo d'incanto lo spazio mentale necessario per essere me stesso. Vedere l'Italia dei mille paesi e delle cento stazioni scorrere dal finestrino, mi ricorda cosa siamo stati, da dove siamo venuti. L'Alta Velocità sarà anche importante, per alcune ragioni vitale, ma stare tre ore su viadotti a veder campi che paiono tutti uguali ti fa domandare dove stiamo correndo, per dove, incontro a chi. Vuoi mettere il piacere di transitare per Vernio, attraversare per interi minuti la lunga Galleria dell'Appennino, leggere cartelli blu con l'indicazione di "Grizzana Morandi", tanto per fare un nome, ti ricorda che il viaggio è nel mezzo, non nella destinazione. Conta quello che vedi e vivi nel mentre. E allora Modena, Reggio Emilia, Parma, Fidenza per Salsomaggiore, Piacenza, non sono luoghi persi per strada, non sono nomi campati per aria, ma ricordi di tanti viaggi passati, volti incrociati nei tanti soggiorni dei bei tempi andati, per cui vale la pena lasciare cadere in gola un sospiro, e impiegarci quelle 3 ore di tempo in più, per andare a Milano.

martedì 22 marzo 2016

[N]e[v]rotica


Ancora una manciata di ore. Domani è già oggi, e ci si alza all’alba per andare in stazione. Destinazione Milano con treno diretto. Benvenuta l’Italia di provincia che viaggia nello “scompartimento”, dove puoi ancora concederti il lusso di trovare te stesso.
Per un giorno abbandono le vesti ludiche dell’apprendista libraio e torno a calzare quelle più intime del mio segreto tormento. Al Palaghiaccio di Milano presenterò il mio ultimo libro. E fondamentalmente non so cosa dire.
Perché il punto è questo. Come si raccontano dieci anni in dieci minuti, come si narra qualcosa che è accaduto in un’altra “Era” della propria vita, distante anni luce da questa. Ma soprattutto, come si descrive la poesia?
La poesia non si racconta, parla da sola. Non ha personaggi, non ha trame, vive in segrete stanze. E’ come la “marea”. Non puoi descriverla, puoi solo ammirarla a distanza e udirne il fragore. E’ come la “tormenta”. Non puoi spiegarla, è il soffio incessante dell’interiore che si anima. E’ qualcosa che ti prende e ti attraversa. Spazza. E’ una tempesta che si rinnova.
La mia poesia è nuda e autentica, ed è tutta lì dentro, in quelle poche, turgide, righe nere tra le pagine bianche, accavallate come gambe. E’ nevrosi erotica.
Non chiedere a me, parla con lei.


mercoledì 9 marzo 2016

Crotone

Si fa presto a dire ... Crotone Porto. Ma di quale Crotone e quale Porto parliamo.
Lontana è la civiltà ellenica, finita l’era industriale, restano i cocci malati di cancro e una discarica di emergenze umanitarie. Persino il “Mare” ha perso la voglia di lasciarsi andare. Crotone non è più "Porto" ma nemmeno "Città", che hanno tolto i binari anche là. Non è più “Scalo”. Non è più “Magna Grecia”, è solo “Romano”.
Crotone è un “non luogo”, cancellato dalla storia antica e moderna e dalla geografia trasportistica ferroviaria. 
Crotone è uno “stato d’animo”. Adulto e Malinconico. Non sei tu a imprimerlo, e lui che ti sceglie e ti segue ovunque, come un cane fedele dallo sguardo triste.
A Crotone non cantano le Sirene di Ulisse. Non transita nemmeno il “Pitagora”. Eppure, nonostante tutto, mi ostino a volerci tornare di tanto in tanto. So che “Lei” è là, che mi attende. Come quella “Madre” paziente persa per strada che tanto mi manca. Ora e Sempre.
Tanto mi basta. Perché mi addormenti col mare che entra in stanza. Cullandomi come un abbraccio in una conchiglia. Che si fa risacca.