mercoledì 11 maggio 2016

#Untitled n. 2


Ma i viaggi negli scompartimenti raccontano anche altre storie. Non è solo l'incedere lento, alla ricerca del tempo perduto e la riscoperta dell'Italia di provincia defilata, troppo presto dimenticata. In mezzo sono passati tanti e tali viaggi a ricongiungere due "patrie", a tenere legata la famiglia, in quel pendolare a lunga percorrenza che era ormai diventata cosa abituale.Tanti e tali viaggi di notte, quando il treno era un serpente luminoso che strisciava nell'oscurità più totale. Svegliarsi tutte le sante volte che il treno sostava in stazione a Potenza. Svegliarsi a Metaponto, quando era già giorno e il sole era già alto, incamminandosi sullo Jonio come un balcone viaggiante affacciato sul mare. 


Sono rimasto attaccato con le unghie e con i denti a quei treni che di lì a poco hanno tolto uno dietro l'altro. Le ho provate tutte per continuare a salire a casa in quel modo con il mio bagaglio di pensieri addosso. Passando per Foggia e Ancona, pur di godermi quegli ultimi scampoli di immenso quando, transitando a Roseto Capo Spulico, il mare sembrava entrarti ovunque allagando lo scompartimento, tanto era riflesso dal sole in ogni vetro, su ogni lato. E pensare che per taluni, era un brutto viaggiare. Per me non ne esisteva di più bello. Ancora oggi faccio fatica ad immaginarmene uno diverso. 

Erano altri tempi, ma era anche un'altra vita, la mia, che non si sa più dove sia finita. A quale deposito sia stata assegnata. Se le sarà riservato qualche servizio, e resterà li a far ruggine, in attesa delle demolizione.