lunedì 22 agosto 2016

Lettere dal passato ... (che ritorna sempre)

C'è poco da fare e da dire, da qualunque verso tu prenda e rigiri quel nastro d'asfalto, la Jonica resta un'interminabile prateria, guazzabuglio di paesaggi urbani e umani così contigui e così diversi. E quando, tra Botricello e Cutro, la littorina ti sfreccia sulla destra in surplus, quasi capisci perché da queste parti la fretta è un lusso che non puoi permetterti e il tempo un incalcolabile optional. Poi c'è il crotonese che è tutto un mondo a parte. Soprattutto di notte, quando alle 21 imbocchi la 106 dallo svincolo di Le Castella, e ti perdi in rettilinei e saliscendi, costeggiando l'aeroporto e la ferrovia. Poi c'è quella stazione illuminata a giorno nel buio dei binari tagliati, un grande piazzale di ambizioni mozzate. Ti prende una malinconica dolce mestizia che è il nostalgico sunto di tre millenni di storia, dall'Enotria alla Pertusola. Paesaggi che ripassi ma sembra tu non finisca mai di imparare da cima a fondo, anche se il fondo appare ormai vicino. Poi c'è il cosentino, un interminabile avvicendarsi di paesi in cui restare invischiati, da Cariati a Mirto. Quando arriva Rossano sembra esserti scorta davanti una vita intera. Sono le 23, e dopo due ore arrivi a destinazione, liberato e spossato al contempo. E Soverato è solo un altro lontano ricordo.