lunedì 31 ottobre 2016

L'ultimo giorno?


"Io mi dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati" - Fabrizio De André, Giugno '73

Inaugurazione della stazione di Norcia - 1° novembre 1926
Inaugurazione della stazione di Norcia - 1° novembre 1926
"Nel pomeriggio del 31 luglio la Società Spoletina comunicava al personale della linea che la corsa da Spoleto a Norcia delle 19:12 si sarebbe effettuata con l'autobus invece che con il treno. Così vi fu un gran movimento sul piazzale dello scalo norcino per la formazione dell'ultimo convoglio che doveva ricondurre a Spoleto tutti i rotabili. Alle 17:10 l'elettromotrice A2, completa di viaggiatori, partiva verso Spoleto, trainando una vettura passeggeri, il carro spartineve P90 e un trabattello. Dopo aver dato il via al convoglio, il capostazione di Norcia Altobelli disponeva lo scambio per il corretto tracciato. Il gesto, apparentemente inutile, si dimostrerà quasi profetico quando, più tardi, giungerà da Spoleto un'elettromotrice al posto del programmato autobus.

Panoramica dello scalo di Norcia con il famoso curvone che precedeva l'ingresso in stazione
La stazione di Norcia nei primi anni di esercizio ferroviario

L'ultimo convoglio da Spoleto per Norcia mosse intorno alle 19:40; con mezz'ora di ritardo rispetto all'orario di marcia. La Spoletina aveva affisso, qualche ora prima, un cartello in cui si avvisavano gli utenti della soppressione dell'ultima corsa che si sarebbe invece effettuata con autobus. Ma già una quarantina di persone avevano preso posto sul convoglio ed altre erano in attesa di salirvi. A nulla valsero gli inviti del personale di servizio, i capistazione Farinelli e Naticchioni, per convincere gli utenti a raggiungere l'autobus che nel frattempo era arrivato nel piazzale esterno della stazione di Spoleto. Tra i passeggeri il rifiuto si unì alla commozione dell'ultimo viaggio sul trenino celeste.

La stazione di Norcia negli ultimi giorni di vita ferroviaria

Il macchinista Mattioli e il controllore Ottaviani furono tra i testimoni dell'ultimo sferragliante treno in Valnerina. Anche l'ingegner Basler, ormai ottantaduenne, all'ombra del grande viadotto della Caprareccia. sventolava il fazzoletto in segno di addio. L'elettromotrice, giunta a Norcia, venne ricoverata nella rimessa. Vi rimase per più di un anno."

Adriano Cioci - Spoleto Norcia, una ferrovia alpina nel cuore dell'Umbria - Calzetti Mariucci, 1997

Questo il racconto che Adriano Cioci, il massimo biografo della Ferrovia Spoleto Norcia, autore di ben due monografie sulla ferrata, ci consegna degli ultimi istanti di vita ferroviaria della stazione di Norcia, in quel lontano 31 luglio del 1968. Da allora il piccolo e grazioso manufatto, posto poche decine di metri fuori della cinta muraria, saluta i viandanti in transito e diretti verso la zona industriale, il Pian Grande di Castelluccio, le Forche Canapine, la Forca di Ancarano o Cittareale. Dopodiché fu rapidamente spogliata dell'armamento ferroviario, la zona adiacente fu adibita a "Giardino Pubblico". Negli ultimi anni, l'area è stata interessata dai lavori per il "rispristino e la conservazione dell'ex tracciato della Ferrovia Spoleto Norcia" volti a preservare i manufatti esistenti e trasformare il sedime in sentiero ciclabile e pedonale interamente fruibile. Furono stanziati alcuni anni fa dei fondi, comunitari e regionali, da destinare allo scopo. Va premesso che il fabbricato viaggiatori della stazione di Norcia fu precedentemente restaurato già alcuni anni prima ad opera del Comune di Norcia che lo utilizzò anche, per un limitato periodo di tempo, sfruttando gli spazi interni come spazio espositivo. 

Quel che resta della stazione di Norcia dopo la scossa di terremoto del 30.10.2016 delle ore 7:41
 (Fonte web)
Lo sciame sismico inaugurato la notte del 26 agosto 2016, e ripreso nel pomeriggio 26 ottobre del 2016, l'aveva seriamente lesionata; l'ultima devastante scossa di terremoto alle 7:41 del 30 ottobre 2016 l'ha definitivamente rasa al suolo. Lasciando a bordo della strada un cumulo di macerie. E, con il cuore gonfio di tristezza, dubito fortemente che potrà risorgere. Sebbene anche lei, non meno della Basilica di San Benedetto, dell'abitato di Castelluccio o della chiesa di San Salvatore nella frazione di Campi, sia testimone dell'eccezionalità di questa tornata sismica che sta mettendo in ginocchio la zona. Perché questa piccola grande stazione, aveva passato indenne gli altri due terremoti del 1979 e del 1997, ma nulla ha potuto questa volta.

La ferrovia Spoleto - Norcia è stato il mio primo e più grande amore ferroviario; e forse oggi un suo pezzo se ne è partito davvero per l'ultimo viaggio, quello definitivo, senza ritorno. Come Roger Keith "Syd" Barrett è morta due volte; nel 1968, quando ha perso il treno, e stamattina, quando un dannato sisma l'ha ridotta in un cumulo di macerie, avvolgendo i miei ricordi in una nuvola di polvere.

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)


Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)



Ex stazione di Norcia (13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)
Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)

Ex stazione di Norcia (Foto 13.10.2013)


"È troppo tardi ma è presto se tu te ne vai." - Gino Paoli, Una lunga storia d'amore

giovedì 27 ottobre 2016

Corsi e ricorsi

Quando un terremoto fa crollare chiese, campanili e case, generando crepe sulle identità comunitarie, vengono inevitabilmente a galla gli esercizi della memoria, su quello che è stato e forse avrebbe anche potuto essere.

Il sisma, che da fine agosto gira intorno alla catena montuosa dei Sibillini, sembra incrociarsi con la storia di quella piccola e gloriosa ferrovia che dal 1 novembre 1926 al 31 luglio 1968 ha collegato Spoleto a Norcia. A voler essere rigorosi, i nomi di "Ussita" e "Visso", richiamano alla genesi della ferrovia "Roma - Ancona". Era il 1846 quando due fratelli di Ussita, Girolamo e Venanzio Caporioni, individuarono nel tracciato passante per Terni, Visso, Tolentino e Macerata, la via più agevole per realizzare tale ferrata. Ma tale progetto, sebbene molto pregevole sotto il profilo altimetrico, aveva il difetto di lasciare da parte realtà importanti come Spoleto, Foligno, Perugia, andando ad attraversare, fino a Tolentino, territori scarsamente abitati. La discussione sulla ferrovia "Chienti - Nerina" continuò a lungo, ma oramai nei primi anni sessanta i binari arrivarono fino al valico di Fabriano. 

Tornando alla "Spoleto - Norcia", una volta individuato il passaggio della ferrata lungo le rive dei sistema fluviale Nera - Corno - Sordo, da Triponzo a Biselli attraverso la stretta Gola della Balza Tagliata, si sollevarono vivaci proteste da parte del Comune di Preci, che rimase l'unico ad essere totalmente escluso da questo nuovo collegamento ferroviario che, a vario titolo, coinvolgeva l'intera alta Valnerina. Preci all'epoca propose un percorso alternativo, in grado di servire il proprio abitato, che prevedeva il raggiungimento di Norcia attraverso la Forca di Ancarano. Tale progetto venne impietosamente bocciato, per due ragioni, di opportunità economica e tecnica. La prima risiedeva nel fatto che una siffatta variante prevedeva un allungamento rispetto al percorso originario di ben 13 km. , che nella modesta economia di una ferrata lunga 52 km. scarsi equivaleva a un buon 25%, e tale modifica non era giustificata dall'attraversamento di centri tali da sostenerne l'ulteriore aggravio, visto e considerato che già la ferrovia di suo, esclusi i capolinea Spoleto e Norcia, attraversava zone scarsamente popolate; non si ritenne opportuno inventarsi tutto quel giro per servire solo ed esclusivamente Preci. Senza contare quanto tutto questo avrebbe pesato in termini di aggravio sui tempi di percorrenza per raggiungere Norcia. Tanto più che, e qui entrò in ballo il discorso tecnico, valicare la Forca di Ancarano, nel portare in quota la ferrata per poi farla ridiscendere nella piana "nursina", avrebbe comportato la realizzazione di inevitabili opere d'arte quali ponti, viadotti, gallerie e trafori, laddove il passaggio accanto alle gole scavate del fiume Corno, aveva di fatto creato nel corso dei secoli dei corridoi di penetrazione naturale, dove la ferrata poteva incastonarsi attraversando il paesaggio senza scalfirlo, riducendo al minimo l'impatto ambientale e l'operato dell'uomo. "Tecnica" che alla "resa dei conti" diventa "Economia", nel conteggiare il risparmio ottenuto dalla mancata realizzazione di siffatte opere. 

Certo, una tal variante, avrebbe comportato il passaggio per Piedivalle (di Preci) e Campi (di Norcia), luoghi assunti a simbolo di questo nuovo sciagurato sciame sismico, a causa del crollo parziale della Basilica "benedettina" di Sant'Eutizio e di quello, pressoché totale, della Chiesa di San Salvatore. I nuovi tragici simboli dell'ennesima tragedia sismica lungo l'Appennino dell'Italia Centrale.

Solo questo volevo dirvi.