martedì 15 novembre 2016

E' tempo di "Miracoli"

Salutiamo il Duomo e la Torre, e ci dirigiamo verso l'auto, quando Spritz si impunta davanti al portone del B&B lasciato pochi minuti prima. Vorrebbe tornare su, vorrebbe restare lì. E' questa l'ultima immagine che ho di Pisa. Vibrante e tenera.

E' che le città sono sempre li, nel loro impassibile e storico aplomb. I nostri occhi però non sono mai gli stessi, ogni volta che ci torniamo. Alle volte è una torre pendente, altre basta solo un portone verde nel palazzo color crema sulla strada grigia. 

La prima volta avrò avuto tre anni, c'erano mamma, papà, la piazza in bella posa, e io indossavo un cappottino. E una foto vecchia di 40 anni a ricordarmela.

La seconda ne avevo 30, era il lunedi di Pasqua e non sapevo che fare, a quale santo votarmi. Così presi il treno, destinazione "Piazza dei Miracoli". Ad Orte cambiai con un IC proveniente da Napoli per il Nord, pieno fino a scoppiare, rimasi in piedi sul vestibolo fino a Firenze. Cambiai con un regionale per Pisa Aeroporto. Vetture a due piani. Scesi in "Centrale", e attraversai il centro. No, non è un gioco di parole, quel giorno faceva un freddo, tirava un vento gelido, di quelli che solo nel cuore soffiano, in certe stagioni dell'animo. Il verde dei "Miracoli" di Piazza Duomo è stata forse l'unica nota di colore di una giornata intensamente da dimenticare.

La terza volta, mia moglie era incinta di Eleonora. Sfidando ogni scaramanzia comprammo i primi articoli del corredino alla Prenatal cittadina, che non erano ancora trascorsi i fatidici tre mesi. Li scegliemmo di color arancio, così sarebbero andati bene, sia che fosse stata femmina, sia che fosse stato maschio.

Nel mezzo ne sono passate altre. Questa era la prima, insieme a mia figlia e, se vogliamo, aggiungiamoci il cane. Non chiedo nulla alla mia vita, ma aspetto indicazioni su cosa scrivere. D'ora in avanti.

Stairway to Heaven

"There's a lady who's sure
All that glitters is gold
And she's buying a stairway to heaven"

Led Zeppelin - Stairway to Heaven 


Statua della Vergina in cima alla facciata della Basilica di Santa Maria degli Angeli, come appare dalla stazione di Assisi

Alle incommentabili affermazioni udite su Radio Maria circa le motivazioni etiche scatenanti le recenti scosse di terremoto che sta dilaniando interi paesi al confine tra Umbria e Marche, rispondo con questa immagine provocatoria, ma non irriverente; perché quella statua della Vergine che vedete ritratta in foto, in cima alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, e imbragata con delle funi, ballò sul suo piedistallo in occasione della violenta scossa del 26 settembre del 1997; quella stessa scossa che fece crollare la volta con gli affreschi del Cimabue all'interno della Basilica Superiore di San Francesco, in Assisi. Le immagini della statua tremante fecero il giro del mondo, alla pari di quelle, forse più spettacolari e tragiche, del crollo in diretta della volta in Basilica Superiore.

Nessuno è al riparo della furia scatenante della natura, nemmeno le immagini sacre su cui si fonda la nostra iconografia cristiana, e contestuale pratica religiosa.

Cupola e campanile della Basilica di Santa Maria degli Angeli, come appaiono dalla stazione di Assisi
Ieri ho aspettato che la locomotiva a vapore passasse, e la folla si disperdesse, per restare un attimo solo, a meditare. Quale stazione al mondo, migliore di Assisi, per contemplare? Quando, tra gli alberi, è apparsa lei, a spalancare le braccia, dandomi le spalle. Non potevo lasciar cadere nel vuoto quella visione, così ho montato il 300 mm. sulla reflex. Mi sono appropriato di quell'immagine incorniciandola, per portarmela a casa. Quando, la sera tardi, l'ho scaricata al PC, mi sono accorto che dal tetto della Basilica fino ai piedi della "Vergine" era posata una scala. Per il Paradiso, voglio immaginare.

"And it makes me wonder".

giovedì 10 novembre 2016

"Good morning" Terontola ..

 Locomotiva FS 685.089 in testa al treno storico in partenza da Terontola per Foligno
 "Aspetta un momento a svegliarti
Voglio guardarti ancora
Aspetta un momento a girarti
Voglio sfiorarti ancora.. "

Gaetano Curreri canta la " fine di un'estate", la sua voce avvolgente si fa sfondo, paesaggio, orizzonte. Il cielo è cupo, lungo la strada inizia a piovere insistentemente. Una tipica giornata autunnale. In fondo cosa è l'autunno, se non la fine di un'estate? In verità fuori fa caldo, a Terni alle 6 di mattina ci sono già 15 gradi, diventeranno 17 un'ora dopo, doppiata Perugia. Allora forse l'estate non vuol finire, anche se siamo a novembre inoltrato. 

"... Immaginare che fai soltanto sogni belli
Dove noi siamo felici e non moriamo mai
Non moriamo mai".


(Stadio - Fine di un'estate)

Treno storico per Foligno condotto dalla locomotiva FS 685.089 in partenza da Terontola
Destinazione Terontola. Da bambino questo nome mi faceva ridere, tanto sembrava uno scioglilingua, un bizzarro gioco di parole. Che luogo è Terontola? In principio era un non luogo, poi ad un certo punto hanno posato il binario, è diventato un "borgo ferrovia" in una località di intersezione tra più linee, diventando il punto di riferimento di un'intera area. Un luogo serio, importante. Soprattutto se ci affianchi il nome di Cortona. "Terontola - Cortona", senti come suona. Imponente. Ma nonostante i nobili uffici di Cortona, la stazione era e resta Terontola. Un nome che sembra uno scherzo uscito da una storia di Gianni Rodari.  

Treno storico Terontola - Foligno in transito a Tuoro sul Trasimeno
Era il dicembre del 1866 quando fu inaugurato il tronco Foligno - Terontola, linea che oggi riveste un'importanza secondaria, ma esattamente 150 anni fa costituiva l'anello mancante per realizzare il primo collegamento ferroviario tra Roma e Firenze, le due principali città del "Centro d'Italia"; anche se l'Italia all'epoca era ancora un'idea astratta in via di realizzazione. La Roma - Firenze attraversava l'Umbria, decretandone la sua centralità ferroviaria; e fino a Foligno, Roma - Firenze e Roma - Ancona erano la stessa ferrovia. Rimasugli di orari ferroviari dell'epoca testimoniano che i primi collegamenti ferroviari internazioni tra Roma e Parigi passavano per Terni - Foligno - Assisi - Perugia. Per celebrare degnamente questo anniversario, il DLF di Perugia, in collaborazione con la Fondazione FS, ha organizzato un treno storico Terontola - Foligno , con sosta intermedia a Perugia, composto dalla locomotiva FS 685.089 (classe 1915) in testa a un convoglio composto di carrozze tipo 1928 R "Centoporte". Il supporto operativo e logistico allo svolgimento fattivo del treno, sia per quanto riguarda l'assistenza ai viaggianti che la disbriga di tutte le procedure ferroviarie e di sicurezza, a sostegno e in collaborazione con il personale di macchina, è stato garantito dall'attivismo dell'Associazione folignate "Turno C", operante in regime di convenzione con Fondazione FS. Una buona occasione per ritrovare alcuni vecchi amici, e compiacermi della bontà del loro lavoro.

Il convoglio storico in transito al PL al Km. 68 + 551 posto all'ingresso di Passignano sul Trasimeno
La vecchia "Signora", ormai centenaria, era in splendida forma e tirava come una dannata, e ho faticato non poco nel primo tratto per stargli dietro; se a Tuoro sono riuscito ad appostarmi in tempo, a Passignano a dovuto rimediare un punto di fortuna, che il PL era già abbassato, impedendomi di raggiungere il rilevato sopraelevato sul muraglione, in uscita di galleria subito dopo la stazione. A Magione mi sono incartato da solo, sbagliando strada e ho perseverato andando per tentativi dietro alla ferrata in un punto che non conoscevo, salvo tornare sui miei passi con il treno che aveva ormai preso il largo. A quel punto ho puntato diretto a Perugia, alla stazione Capitini, confortato dall'orario; peccato che il treno, in anticipo di 10 minuti abbondanti sulla tabella di marcia, era già arrivato in stazione a Fontivegge. Dove il convoglio ha osservato una sosta prolungata di quasi due ore, anche per agevolare la regolarità della circolazione ferroviaria ordinaria sulla tratta ai treni di metà mattinata.

Locomotiva FS 685.089 in sosta alla stazione di Perugia
Io ne ho approfittato per ricaricar le pile e smaltire le tossine dopo una corsa sotto la pioggia; dopo tanti anni una locomotiva a vapore è tornata a Perugia. Sebbene l'evento sia passato in sordina, con un grado di partecipazione istituzionale e una voglia di festeggiare il pur importante traguardo giunta ai minimi storici. Degna di una Regione Cenerentola "distratta" sempre più votata alla "gomma", e scarsamente propensa ad investire sulla rotaia. Fuori dai denti e al netto di polemiche spicciole i 150 anni della "Foligno - Terontola", che poi sono i 150 anni della "Roma - Firenze" meritavano una cornice migliore; e se "treno storico" per fortuna c'è stato, è sempre grazie all'impegno volontario delle associazioni locali che ci mettono più di una pezza per salvare la faccia. Del resto, solo pochi mesi prima, correvano i 150 anni della "Roma - Ancona"; nessun treno storico a ricordare l'evento. Lo hanno fatto passare in cavalleria.


Al ponte di "Prepo" ho dato l'assalto al treno, recuperando parte del malloppo che mi aveva sottratto nel primo tratto; come mi sono lasciato Perugia alle spalle, ha ripreso a piovere a dirotto. Ho tirato dritto fino alla stazione di Assisi, per dare l'ultimo saluto al convoglio, in transito verso Foligno.

Il treno storico Terontola - Foligno in transito ad Assisi
Il treno saluta e se ne va verso Foligno
Come il treno è passato, è tornata a splendere radiosa la luce del sole. Quasi che la locomotiva, sbuffando possente, si fosse tirata dietro la malinconia insieme alle vetture. La gente accorsa ad ammirare al convoglio, era già andata via. La stazione di Assisi, tutta per me. Allora ho pensato a quanto fosse bello essere li e restarci, senza alcuna ragione. Perché tutto il resto è già storia, che siano passati solo pochi minuti o 150 anni, poco importa. Finché ne resta memoria.

"...ma poi ho camminato tanto e fuori

c'era un grande sole

che non ho più pensato a tutte queste cose...


E va bene così

senza parole... "

(Vasco Rossi - Senza parole)

lunedì 7 novembre 2016

Incroci e diramazioni


Treno storico turistico del 13.08.2016, condotto dalla FCL 353 Borsig in transito a Righio

La vita sa essere cinica e beffarda, mettendoti uno di fronte all'altro alcuni accostamenti impietosi. In questo 2016 cadono due importanti ricorrenze: i 90 anni della FCL 353 Borsig e i 90 anni (proprio questo 1 novembre del 1926) dell'inaugurazione della Ferrovia Spoleto Norcia.

La prima è l'unica unità rimasta attiva di un gruppo di 11 locomotive passato alla storia per essere il più potente tra quelle a scartamento ridotto utilizzate in Italia, con ben 800 cv alle ruote. La seconda è sempre stata riconosciuta come il "massimo sforzo della tecnica e dell'ingegneria applicato ad un tracciato ferroviario", una sorta di "Piccolo Gottardo" nel Cuore dell'Umbria, al punto da essere definito, non da pochi, come il più bel tracciato ferroviario esistito al mondo.

Treno storico turistico del 15.08.2016 nel punto di valico precedente l'arrivo a San Nicola Silvana Mansio
Solo che, nel primo caso, la nostra locomotiva non solo è ancora brillantemente in esercizio, ma proprio per i suoi 90 anni è tornata a sbuffare nel suo habitat naturale, quella Sila per le cui pendenze (e altre linee analoghe delle calabro lucane come l'ex Ferrovia del Pollino, entrambe linee da 60x1000 ad aderenza naturale) questo gruppo di locomotive era stato appositamente costruito. Nel secondo caso, invece, per una tragica fatalità, la stazione di Norcia è stata rasa al suolo da un violento terremoto. Giova ricordare che giaceva li, inutilizzata, da 48 anni, su 90. Come a dire che, in ogni caso, al di là di quello che sta accadendo sull'altopiano nursino, non c'era granché da ricordare, tanto meno festeggiare, oggi.

Treno storico turistico del 15.08.2016 nei pressi del PL Germano, tra Croce di Magara e Sculcà
Ora io non voglio infierire su quanto sta accadendo in questi giorni, ne sostenere l'assurdo che se ci fosse stata la ferrovia questo non sarebbe successo, ci sarebbero stati anzi danni importanti all'infrastruttura ferroviaria (ma anche motivi fondati un domani per rimettere in piedi la stazione e non solo lei). Ne voglio attribuire questo a chissà quale punizione divina, io che sono miscredente più che credente.

Treno storico turistico del 15.08.2016 condotto dalla FCL 353 Borsig tra le stazioni di Moccone e Camigliatello Silano
E' che io sono fatalista. Non credo alla mano celeste, o al libro del destino già scritto, credo alla "fatalità" che è una verità più umana che rimanda l'uomo alle sue responsabilità. Accade di trovarsi in certe situazioni e a certi incontri sulla base di determinate scelte che si sommano a quelle degli altri con cui ci confrontiamo e interagiamo. Ridefinendo costantemente il tutto. Scelte, atti di volontà, a volte inconsapevoli, anche ingenui, perché mostreranno in pieno le loro implicazioni e conseguenze solo molto più a valle. La fatalità riporta l'uomo in braccio a sé stesso, alle sue intenzioni e capacità, alla sua pertinacia ... o alla sua debolezza, paura, negligenza.

Intitolai proprio così il mio primo libro di poesie: "La fatalità in braccio". In omaggio a questo mio personale modo di interpretare gli accadimenti a vivere la vita.
 
Treno storico turistico San Nicola Silvana Mansio - Moccone del 15.08.2016 in transito a Righio
 E' una fatalità che la stazione di Norcia sia crollata proprio in questo momento, a un pelo del novantennale della sia inaugurazione e a quasi 50 dal suo abbandono. Ma, se le cose devono davvero accadere in un dato momento, ho ragione di credere che abbia scelto quello giusto per venire giù.

Ad ogni modo, per quanto mi pianga il cuore, non starò a rimpiangere una "non stazione" di una "non ferrovia", preferisco ricordare quella locomotiva pertinacemente preservata e rimessa in corsa che è tornata a sbuffare su una linea che, ancorché ritenuta da molti inutile al pari di come fu considerata 50 anni fa la Spoleto - Norcia, è ancora armata e ogni tanto il treno ci sbuffa.

Treno storico turistico del 15.08.2016 in discesa tra San Nicola Silvana Mansio e Righio
Bisogna lavorare per i propri sogni, anche quando ai più sembrano assurdi, non svenderli. Per questa ragione negli ultimi anni ho calpestato il sedime delle stazioni della Sila, lasciando andare al loro destino quelle della Valnerina. Agli incroci della vita non ci arrivi mai a caso, e solo dopo esserti lasciato alle spalle un lungo cammino.