lunedì 7 novembre 2016

Incroci e diramazioni


Treno storico turistico del 13.08.2016, condotto dalla FCL 353 Borsig in transito a Righio

La vita sa essere cinica e beffarda, mettendoti uno di fronte all'altro alcuni accostamenti impietosi. In questo 2016 cadono due importanti ricorrenze: i 90 anni della FCL 353 Borsig e i 90 anni (proprio questo 1 novembre del 1926) dell'inaugurazione della Ferrovia Spoleto Norcia.

La prima è l'unica unità rimasta attiva di un gruppo di 11 locomotive passato alla storia per essere il più potente tra quelle a scartamento ridotto utilizzate in Italia, con ben 800 cv alle ruote. La seconda è sempre stata riconosciuta come il "massimo sforzo della tecnica e dell'ingegneria applicato ad un tracciato ferroviario", una sorta di "Piccolo Gottardo" nel Cuore dell'Umbria, al punto da essere definito, non da pochi, come il più bel tracciato ferroviario esistito al mondo.

Treno storico turistico del 15.08.2016 nel punto di valico precedente l'arrivo a San Nicola Silvana Mansio
Solo che, nel primo caso, la nostra locomotiva non solo è ancora brillantemente in esercizio, ma proprio per i suoi 90 anni è tornata a sbuffare nel suo habitat naturale, quella Sila per le cui pendenze (e altre linee analoghe delle calabro lucane come l'ex Ferrovia del Pollino, entrambe linee da 60x1000 ad aderenza naturale) questo gruppo di locomotive era stato appositamente costruito. Nel secondo caso, invece, per una tragica fatalità, la stazione di Norcia è stata rasa al suolo da un violento terremoto. Giova ricordare che giaceva li, inutilizzata, da 48 anni, su 90. Come a dire che, in ogni caso, al di là di quello che sta accadendo sull'altopiano nursino, non c'era granché da ricordare, tanto meno festeggiare, oggi.

Treno storico turistico del 15.08.2016 nei pressi del PL Germano, tra Croce di Magara e Sculcà
Ora io non voglio infierire su quanto sta accadendo in questi giorni, ne sostenere l'assurdo che se ci fosse stata la ferrovia questo non sarebbe successo, ci sarebbero stati anzi danni importanti all'infrastruttura ferroviaria (ma anche motivi fondati un domani per rimettere in piedi la stazione e non solo lei). Ne voglio attribuire questo a chissà quale punizione divina, io che sono miscredente più che credente.

Treno storico turistico del 15.08.2016 condotto dalla FCL 353 Borsig tra le stazioni di Moccone e Camigliatello Silano
E' che io sono fatalista. Non credo alla mano celeste, o al libro del destino già scritto, credo alla "fatalità" che è una verità più umana che rimanda l'uomo alle sue responsabilità. Accade di trovarsi in certe situazioni e a certi incontri sulla base di determinate scelte che si sommano a quelle degli altri con cui ci confrontiamo e interagiamo. Ridefinendo costantemente il tutto. Scelte, atti di volontà, a volte inconsapevoli, anche ingenui, perché mostreranno in pieno le loro implicazioni e conseguenze solo molto più a valle. La fatalità riporta l'uomo in braccio a sé stesso, alle sue intenzioni e capacità, alla sua pertinacia ... o alla sua debolezza, paura, negligenza.

Intitolai proprio così il mio primo libro di poesie: "La fatalità in braccio". In omaggio a questo mio personale modo di interpretare gli accadimenti a vivere la vita.
 
Treno storico turistico San Nicola Silvana Mansio - Moccone del 15.08.2016 in transito a Righio
 E' una fatalità che la stazione di Norcia sia crollata proprio in questo momento, a un pelo del novantennale della sia inaugurazione e a quasi 50 dal suo abbandono. Ma, se le cose devono davvero accadere in un dato momento, ho ragione di credere che abbia scelto quello giusto per venire giù.

Ad ogni modo, per quanto mi pianga il cuore, non starò a rimpiangere una "non stazione" di una "non ferrovia", preferisco ricordare quella locomotiva pertinacemente preservata e rimessa in corsa che è tornata a sbuffare su una linea che, ancorché ritenuta da molti inutile al pari di come fu considerata 50 anni fa la Spoleto - Norcia, è ancora armata e ogni tanto il treno ci sbuffa.

Treno storico turistico del 15.08.2016 in discesa tra San Nicola Silvana Mansio e Righio
Bisogna lavorare per i propri sogni, anche quando ai più sembrano assurdi, non svenderli. Per questa ragione negli ultimi anni ho calpestato il sedime delle stazioni della Sila, lasciando andare al loro destino quelle della Valnerina. Agli incroci della vita non ci arrivi mai a caso, e solo dopo esserti lasciato alle spalle un lungo cammino.

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