lunedì 25 settembre 2017

Oltre lo scatto

Quel mattino tornavo da Cosenza con l'Arnaldo da Fabriano, il "Vescovo" della fotografia, non solo ferroviaria. Avevamo partecipato al primo treno storico Cosenza - Rogliano organizzato dall'Associazione "Ferrovie in Calabria".

Il viadotto FCL di Lagonegro fa capolino nella vallata oltre il muraglione della stazione FS
 
Quel giorno avevo la febbre ed ero imbottito di tachipirina, ma avevo promesso ad Arnaldo che lo avrei portato alla doppia stazione di Lagonegro e mantenni la promessa. Facemmo i nostri scatti in tutta calma nel più assoluto silenzio in quel luogo rimasto sospeso, scolpito nella storia, ma cancellato dalla geografia ferroviaria; stavamo per riporre la nostra attrezzatura quando il riso allegro di due ragazze ci distolse; attraversarono i binari fino al muretto di cemento delimitante l'area ferroviaria, oltre il quale si apre il vallone. Armate entrambe di tablet, volevano farsi una foto con il viadotto alle spalle. 

Il viadotto FCL di Lagonegro visto dalla stazione FS
Nell'epoca dei selfie sciatti dai primi piani improbabili fatti così dove capita, qualcuna che ancora si preoccupava di composizione fotografica.

E ce ne tornammo a casa soddisfatti, io e l'Arnaldo.

domenica 17 settembre 2017

Coi binari fra le nuvole

Stazione di Carovilli - In attesa del treno speciale Campobasso - Roccaraso del 14.10.2012
E' un mondo magico dove senti l'odore dell'erba, delle traversine in legno, il crepitìo delle pietre sotto le scarpe. Dove anche l'attesa cinguetta intrepida. Si respira aria di rivelazione e scoperta.

Stazione di Carovilli - Eleonora fotografa il binario
Certi mondi si aprono come libri, ci cammini dentro, scrivendo le tue impressioni. E' fantastico calcare questi sipari da bambini, ancora pieni di stupore e incanto negli occhi.

Stazione di Carovilli - Eleonora fotografi i binari aspettando l'arrivo del treno
Allora anche una vecchia stazione su una linea abbandonata in una sperduta contea molisana può trasformarsi in una nuova Camelot.
  
Stazione di Castel di Sangro - La bandiera rossa del capostazione funge da segnale di arresto e partenza dei treni
Giochiamo a rincorrerci, giochiamo a correre dietro al treno. Giochiamo ad attraversare il tempo che si è fermato, dove ancora non tutto è perduto.

Castel di Sangro - Eleonora gioca con la bandiera rossa del capostazione

Giochiamo a conquistare il far west della Maiella attraversato dal binario. Oggi è tutto nostro.

Il treno è transitato sul viadotto di Sant'Ilario. Chiudete il segnale!
Domani 18 settembre 2017 ricorrono i 120 anni della linea ferroviaria Sulmona - Carpinone - Isernia. Per festeggiare degnamente l'evento, Fondazione FS in collaborazione con l'Associazione "Le Rotaie" Molise ha organizzato un fitto calendario di tre giorni di treni storici, con locomotive a vapore, antiche littorine perfettamente restaurate, carrozze d'epoca. Un tripudio festante di treni e di persone affolla la linea sin dalla giornata di venerdi e fino a stasera.

Stazione di Roccaraso - La bandiera rossa del capostazione che funge da segnale di arresto e partenza dei treni
Io ricordo un'altra tre giorni di una metà ottobre di 5 anni fa, passata a stretto contatto con la mia famiglia e questi luoghi sospesi; giornate altalenanti, come accade nei luogi di montagna ad autunno avviato.  Ricordo la pioggerellina fitta nelle stazioni abbandonate e deserte, la bruma alzarsi dai binari ai piedi della Maiella, certi silenzi mistici che nessuno poteva scalfire. Anche un bell'albergo ricavato costruendo (e conservando) intorno ad un antico lavatoio pubblico. Ricordo, soprattutto, i giochi di bimba di mia figlia Eleonora sui luoghi che fecero da teatro alla ferrovia.

Stazione di Roccaraso - Eleonora gioca con la bandiera del capostazione

Sulmona, Cansano, Campo di Giove, Palena, Carovilli, San Pietro Avellana, Castel di Sangro, Roccaraso, Rivisondoli - Pescocostanzo. Pettorano sul Gizio. Il Quarto di Santa Chiara e l'Altopiano delle Cinque Miglia.

Lassù, come scrive Riccardo Finelli, "coi binari fra le nuvole".

Finora abbiamo giocato. Ma ora speriamo che torni il treno, quello vero. Quello che unisce i luoghi e sposta "le genti".

mercoledì 7 giugno 2017

Il mondo dei treni


"Mi piace viaggiare in treno
veloce lasciare
stazioni e gallerie
correre accanto al mare entrare
in città rallentare passare
tra le case, spiare un balcone.
Mi piace guardare il treno
restare fermo al passaggio a livello
fare un gioco quello di contare  le lettere
fino all'ultimo vagone
sperare che l'ultima sia proprio
l'iniziale del tuo nome. "

Silvia Vecchini

Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno - Silvia Vecchini, Marina Marcolin, Topipittori

Così si esprime Silvia Vecchini nel suo "Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno", illustrato da Marina Marcolin, edito da Topipittori. La poetessa umbra descrive alla perfezione il rapporto arcano e simbiotico che si instaura tra l'immaginario del bambino e il lungo cavallo d'acciaio che egli vede srotolarsi dinanzi lo sguardo. A me preme sottolineare come Silvia, nel suo ideale emozionario a portata di bimbo, nello scavo quotidiano del suo sguardo attento alle piccole cose che gli si muovono intorno, consideri il "treno" elemento fondante e insostituibile nell'immaginario prodigioso dell'infanzia. Del resto basta leggerla la sua poesia, è una tale sequela di impulsi e sguardi, capace di far saltare in aria ogni accenno di punteggiatura, arrivando ad accavallare persino l'ingresso dei versi, pur di stare al passo delle emozioni. Ta-tan ta-tan, ta-tan ta-tan.

1) Mi piace viaggiare in treno

2) Veloce lasciare stazioni e gallerie

3) Correre accanto al mare

4) Entrare in città, rallentare

5) Passare tra le case

6) Spiare un balcone

7) Mi piace guardare il treno

8) Restare fermo al passaggio a livello

9) Fare un gioco, quello di contare le lettere fino all'ultimo vagone (sperare che l'ultima sia proprio l'iniziale del tuo nome).


La domanda sorge spontanea. Quante emozioni scatena un treno, tutte insieme, in un bambino?

Tralasciando la numero 3 (che dipende da dove la ferrovia insiste, il mare non c'è sempre), verrebbe da rispondere, comunque, tante.


E pensare che sono solo alcune, quelle descritte, tra le tante in opzione. 

Basterebbe sfogliare "Molly e Mae" di Danny Parker, illustrato da Freya Blackwood, edito da Terre di Mezzo, per rendersi conto che in treno ci si arrampica sui sedili, ci si sgattaiola sotto, si corre su e giù lungo i corridoi delle carrozze, si tracciano linee e disegni quando il vetro si appanna, ci si siede persino a leggere un libro, o a fare un qualunque gioco. Tanto per dirne qualcuna.

Molly e Mae - Danny Parker, Freya Blackwood, Terre di Mezzo
Molly e Mae - Danny Parker, Freya Backwood, Terre di Mezzo

Treni, stazioni e ferrovie costutuiscono un laboratorio itinerante, capace di connettere il bambino in presa reale con il tempo che scorre e lo spazio che si apre. Un'esperienza in perenne trasformazione,  capace di tenere in contatto il mondo esterno, fisico, con la propria sfera emotiva, interiore. 

 

Quando Eleonora era bambina non trascorrevo molto tempo a leggergli libri; frequentava una Scuola dell'Infanzia molto attenta in tal senso, che io e mia moglie scegliemmo con cura, e ci siamo sempre fidati del lavoro delle sue maestre. In compenso abbiamo trascorso molto tempo insieme a sfogliare il grande libro del mondo, andando continuamente in giro, alla scoperta di luoghi e suggestioni. Ogni settimana aveva cose nuove da raccontare, il suo linguaggio si arricchiva in continuazione, tracimando per fluidità e portata le migliori aspettative delle sue insegnanti che ogni volta dicevano: "ma che gli avete fatto fare?".



Una volta eravamo in stazione a Terni, stavamo passeggiando lungo il primo binario; era appena arrivato un treno merci da Civitavecchia, per l'acciaieria, Ele aveva compiuto da poco i tre anni e mezzo. C'era un manovratore venuto a sganciare il locomotore dai carri che di li a poco sarebbero stati presi in carico da un altro locomotore, per essere condotti all'interno dello stabilimento. Il simpatico manovratore, vedendo quella biondina riccioluta di mia figlia, col sorriso gli chiese:

"Bambina, ti piacciono i treni?"

E lei, senza farsi pregare:

"Si, ma qui non ci sono i treni storici come a Pittoia!"

Il povero manovratore rimase di sasso. Lui magari Pistoia l'aveva sentita nominare tante volte, magari non c'era nemmeno mai stato al Deposito Rotabili Storici; e una mocciosetta gnoma gli sentenziava che i treni che si apprestava a manovrare erano davvero poca cosa rispetto alle locomotive e ai locomotori storici presenti a Pistoia.  
 
 
Ho sempre cercato di non fargli pesare la mia passione, limitandomi a quel tanto che basta, sufficiente a fornirgli strumenti per leggere il mondo e soddisfare le sue curiosità. Oggi è una piccola donna che gioca a fare la femmina, presa dalle cose della sua età, per stare dietro a "Papà". Però a suo tempo ne ha fatte di passeggiate sulle traversine abbandonate a scattare foto a ponti e gallerie, nel Far West della Tuscia. C'è salita in cabina, ne ha azionate di leve, ha sollevato e sventolato le bandiere rosse del capostazione a Roccaraso, Castel di Sangro e San Nicola Silvana Mansio. E' venuta in deposito a vedere i rotabili storici, ma è anche entrata nelle officine, a Cosenza, a vedere i treni smontati. Abbiamo indossato pettorine ed elmetti. Ne abbiamo fatti di giri insieme, seduti sulla carrozza di un treno; pochi, ma buoni. 


Spero che abbia capito che la vita è fuori, che la lettura è uno spazio interiore che è bene si coltivi da sé, senza le mie interferenze. Che le avventure condivise insieme, se le porterà dietro per sempre.

giovedì 30 marzo 2017

Marea


Alle volte non basta un "mare", ce ne vogliono due. Non importa che si susseguano, come il Tirreno e lo Jonio, oppure lambiscano entrambi i lati della città, come il Grande e il Piccolo. Il viaggio attraverso Reggio Calabria e Taranto sembra raccontarmi questo. Gli anni passano, ne ho già alle spalle più di 40, inizio quasi a sentirne il fardello, ho poca voglia di correre e sgomitare come un tempo. Allora è bello avere due orizzonti, perché se anche uno fosse irrimediabilmente perduto, resta sempre l'altro in cui fondersi, anche solo illudersi. 
L’oro del Sud. Non c’è punta di meraviglia senza una goccia di rimpianto.

sabato 25 marzo 2017

Nuovo binario Paradiso

Torre idrica della stazione di Capranica - Sutri
I ricordi sono li che dormono, come motori sotto il cofano. Attendono solo qualcuno che giri la chiave, tornando a farli ruggire.

Era un sabato mattina di dieci anni fa. L'11 marzo 2007 per la precisione. Avevo ancora la mia Ford Fiesta 1.2, immatricolata il 29 agosto dell'anno 2000. Aveva abbondantemente superato i 200.000 km, da qualche mese le avevo installato l'impianto a GPL. L'avrei tenuta con me 5 anni ancora, e ancora mi chiedo se ho fatto bene a disfarmene. A parte gli acciacchi a sospensioni e carrozzeria, il motore andava ancora una bomba. 

Capranica. Chi scende (Orte) e chi sale (Viterbo). Suggestioni che si diramano
Era un periodo particolare della mia vita, avevo da poco cambiato lavoro, quello che ancora oggi mi vede impiegato, anche se all'epoca era ancora a tempo determinato. Erano giorni di forte stress emotivo, il nuovo capo mi metteva sotto torchio per vedere come reagivo, se ero all'altezza del compito per cui venivo pagato. Qualche mese dopo l'avrei ringraziato per tutto quanto mi ha dato, ma in quei giorni ero abbastanza terrorizzato. Poi, un paio di mesi dopo, entrai nel suo ufficio per consegnargli la partecipazione di nozze. Il 9 giugno mi sarei sposato. E tutto cambiò di colpo, pur declinando l'invito spalancò un sorriso di compiacimento, apprezzando il mio gesto, e qualcosa mutò nel nostro rapporto: non fu più l'orco di prima, iniziò a trattarmi come un premurevole, per quanto all'occorrenza severo, padre di famiglia.  Inserendomi un premio in busta paga per il  matrimonio, un altro alla nascita di mia figlia Eleonora, appena un anno dopo.

Viadotto della ferrovia Roma - Viterbo all'uscita di Capranica
Ma quel giorno di marzo avevo tutte le ragioni per voler fuggire e cercare un luogo tranquillo. Come poteva esserlo solo un luogo sospeso nel tempo, al riparo dai rumori del mondo. Come un ex tracciato ferroviario. Venivo da due anni di escursioni frequenti sull'ex tracciato della Spoleto - Norcia, che avevo ormai percorso da palmo a palmo, e non serbava più sorprese a riguardo. Cercavo nuovi stimoli. Fu così che, senza pensarci due volte, mi diressi verso Viterbo. Destinazione Capranica.

Strani incroci. Ponte ad arco della ferrovia Roma - Viterbo sulla Civitavecchia - Orte all'uscita di Capranica.

Stazione di "Capranica - Sutri". Diramazione tra storia e memoria, attualità e archeologia ferroviaria. Trading post lungo il "Far West della Tuscia". La dove la "Roma - Viterbo" incrocia la compianta "Orte - Civitavecchia". Quel giorno risuonava "Crumbling Down" dei Sentenced, in auto. Introduzione gotica, riff tagliente di chitarra, buon groove, coro femminile celeste e oscuro. Bello come  le arcate del viadotto in curva sulla Roma - Viterbo, quando il binario si eleva ad abbracciare l'altro tracciato che gli scorre sotto, tirando dritto verso un destino segnato che lo vede condannato all'oblìo.
Stazione FS di Ronciglione
Stazione di Ronciglione. Qui la ferrovia arrivò nel lontano 1894, come diramazione della Roma - Viterbo. Caso ha voluto che  l'ultimo tronco di linea fosse chiuso al traffico esattamente un secolo dopo, nel 1994. Quando l'ironia supera la strategia. Vi ricordate "La vita è bella" di Roberto Benigni? Le scene della deportazione furono girate in questa stazione, con il convoglio trainato dalla locomotiva a vapore FS 940.044, assegnata del Deposito di Sulmona. Dall'altro lato, nel silenzio ciclopico della natura, un imponente manufatto in ferro sorvola la forra. Reca una targa sul corrimano. "Società Nazionale Officine di Savigliano - Torino. 1928". L' "Eiffel di Ronciglione" ricorda l'anno in cui fu inaugurato il corridoio tra il porto di Civitavecchia e le Acciaierie di Terni.


Viadotto in ferro sul Rio Vicano all'uscita di Ronciglione, lato Orte
Poi venne un altro giorno di marzo, otto anni dopo. Su quel binario salì mia figlia, con la sua macchina fotografica, e mi accompagnò nella camminata. Non so se il tempo sarà così galantuomo da preservarle i ricci; io le auguro che il vento soffi costante a scompigliarle i pensieri, sollevandole i boccoli. Perché i suoi sogni non finiscano su un binario morto.


Mia figlia Eleonora, tra Orte e Castel Bagnolo
Non esiste leggenda, senza qualcuno che ne tramandi le gesta.

venerdì 17 marzo 2017

"Tacito accordo"


Ic 599 per Terni in partenza dalla stazione Centrale di Milano
Del "Tacito" non si butta via niente.

Nemmeno quando hai fatto il biglietto Terni - Bologna a/r per andare alla "Bologna Children's Book Fair" per il 5 aprile. Tu sei già li che, biglietti alla mano, pregusti il tutto. E in ufficio ti arriva la doccia fredda. La collega ha già chiesto le ferie quel giorno, e tu devi sostituirla. Lasciare l'amministrazione sguarnita non si può, puoi solo cambiare data, e decidi il 4.

Ma i biglietti sono in "Economy", e non puoi cambiare data, pena l'applicazione della tariffa ordinaria. Sono 41,50 €. a salire e 41,50 €. a scendere, e tu che avevi pagato in tutto 39,80 €. andata e ritorno. Ti conviene rifare i biglietti in "Economy" per il 4, e gettare i vecchi nel cestino. Dove lo trovi uno che si alzi all'alba per prendere il treno alle 5 di mercolerdi 5 aprile per andare a Bologna e ripartire la sera tornando a Terni a mezzanotte inoltrata? Giusto se conosci qualcuno che, come te, quel giorno, deve salire alla Fiera in giornata.

Per fortuna che c'è tuo padre cui piace viaggiare, che in treno ci è salito e sceso su e giù per anni da un capo all'altro d'Italia tutti i fine settimana, per andare al lavoro e rientrare a casa. Domodossola, Taranto, Bagnoli, Genova, chi più ne ha più ne metta. E si che lui l'aveva tenuto a battesimo il "Tacito" vent'anni prima, quando lo avevano appena istituito, era ancora numerato 550/562 e ci metteva ancora 6h e 30 spaccate a fare Terni - Milano sia a salire che a scendere. Partiva alle 5:30 e arrivava alle 12:00; ripartiva alle 18:00 e arrivava alle 00:30. E quanto volte sei andato a prenderlo alla stazione di Terni, quando lavorava a Trezzo d'Adda e il venerdi sera scendeva a casa. Saliva in "Centrale", che per taluni è "Cattedrale", e poteva anche addormentarsi che tanto il treno finiva a Terni. E non c'era nemmeno il rischio di rimanere la notte in stazione, che so a Roma Termini, perché anche l'ultimo treno per l'Umbria era ormai partito. 

Ma a Terni quel treno non arrivava mai in orario, si portava sempre dietro una buona mezz'ora, qualche volta un'ora. Così si facevano le 01:00, talvolta le 01:30, tra nebbie e imprecazioni. Già allora Trenitalia si "scusava per il disagio", anche se Trenitalia non esisteva ancora. Si chiamavano ancora Ferrovie dello Stato. Fatto sta che quel treno era comodo, e fortuna che c'era. 

Così tu quei biglietti non hai più buttato, ma un bel viaggio a Bologna a tuo padre hai regalato. Il "Tacito" non ha più un nome, ha cambiato numerazione, hanno persino allungato la traccia oraria, ma oggi come allora di quel treno non si butta via niente, ed è un magnifico lasciapassare per girare l'Italia, di stazione in stazione, di città in città. Quelle che non vedi più scorrere con l'Alta Velocità.

Ora e sempre, IC 580/599. Dove "Intercity" non è solo un sigla, ma una filosofia esperenziale, metafora, essenza, perfino arte del viaggiare.

Ferma a Spoleto, Foligno, Assisi, Perugia Ponte San Giovanni, Perugia, Terontola - Cortona, Arezzo, Firenze Santa Maria Novella, Prato Centrale, Bologna Centrale, Modena, Reggio Emilia, Parma, Fidenza, Piacenza, Lodi, Milano Rogoredo e arriva a .. Milano Centrale

Ditemi voi se non è musica questa.