sabato 25 marzo 2017

Nuovo binario Paradiso

Torre idrica della stazione di Capranica - Sutri
I ricordi sono li che dormono, come motori sotto il cofano. Attendono solo qualcuno che giri la chiave, tornando a farli ruggire.

Era un sabato mattina di dieci anni fa. L'11 marzo 2007 per la precisione. Avevo ancora la mia Ford Fiesta 1.2, immatricolata il 29 agosto dell'anno 2000. Aveva abbondantemente superato i 200.000 km, da qualche mese le avevo installato l'impianto a GPL. L'avrei tenuta con me 5 anni ancora, e ancora mi chiedo se ho fatto bene a disfarmene. A parte gli acciacchi a sospensioni e carrozzeria, il motore andava ancora una bomba. 

Capranica. Chi scende (Orte) e chi sale (Viterbo). Suggestioni che si diramano
Era un periodo particolare della mia vita, avevo da poco cambiato lavoro, quello che ancora oggi mi vede impiegato, anche se all'epoca era ancora a tempo determinato. Erano giorni di forte stress emotivo, il nuovo capo mi metteva sotto torchio per vedere come reagivo, se ero all'altezza del compito per cui venivo pagato. Qualche mese dopo l'avrei ringraziato per tutto quanto mi ha dato, ma in quei giorni ero abbastanza terrorizzato. Poi, un paio di mesi dopo, entrai nel suo ufficio per consegnargli la partecipazione di nozze. Il 9 giugno mi sarei sposato. E tutto cambiò di colpo, pur declinando l'invito spalancò un sorriso di compiacimento, apprezzando il mio gesto, e qualcosa mutò nel nostro rapporto: non fu più l'orco di prima, iniziò a trattarmi come un premurevole, per quanto all'occorrenza severo, padre di famiglia.  Inserendomi un premio in busta paga per il  matrimonio, un altro alla nascita di mia figlia Eleonora, appena un anno dopo.

Viadotto della ferrovia Roma - Viterbo all'uscita di Capranica
Ma quel giorno di marzo avevo tutte le ragioni per voler fuggire e cercare un luogo tranquillo. Come poteva esserlo solo un luogo sospeso nel tempo, al riparo dai rumori del mondo. Come un ex tracciato ferroviario. Venivo da due anni di escursioni frequenti sull'ex tracciato della Spoleto - Norcia, che avevo ormai percorso da palmo a palmo, e non serbava più sorprese a riguardo. Cercavo nuovi stimoli. Fu così che, senza pensarci due volte, mi diressi verso Viterbo. Destinazione Capranica.

Strani incroci. Ponte ad arco della ferrovia Roma - Viterbo sulla Civitavecchia - Orte all'uscita di Capranica.

Stazione di "Capranica - Sutri". Diramazione tra storia e memoria, attualità e archeologia ferroviaria. Trading post lungo il "Far West della Tuscia". La dove la "Roma - Viterbo" incrocia la compianta "Orte - Civitavecchia". Quel giorno risuonava "Crumbling Down" dei Sentenced, in auto. Introduzione gotica, riff tagliente di chitarra, buon groove, coro femminile celeste e oscuro. Bello come  le arcate del viadotto in curva sulla Roma - Viterbo, quando il binario si eleva ad abbracciare l'altro tracciato che gli scorre sotto, tirando dritto verso un destino segnato che lo vede condannato all'oblìo.
Stazione FS di Ronciglione
Stazione di Ronciglione. Qui la ferrovia arrivò nel lontano 1894, come diramazione della Roma - Viterbo. Caso ha voluto che  l'ultimo tronco di linea fosse chiuso al traffico esattamente un secolo dopo, nel 1994. Quando l'ironia supera la strategia. Vi ricordate "La vita è bella" di Roberto Benigni? Le scene della deportazione furono girate in questa stazione, con il convoglio trainato dalla locomotiva a vapore FS 940.044, assegnata del Deposito di Sulmona. Dall'altro lato, nel silenzio ciclopico della natura, un imponente manufatto in ferro sorvola la forra. Reca una targa sul corrimano. "Società Nazionale Officine di Savigliano - Torino. 1928". L' "Eiffel di Ronciglione" ricorda l'anno in cui fu inaugurato il corridoio tra il porto di Civitavecchia e le Acciaierie di Terni.


Viadotto in ferro sul Rio Vicano all'uscita di Ronciglione, lato Orte
Poi venne un altro giorno di marzo, otto anni dopo. Su quel binario salì mia figlia, con la sua macchina fotografica, e mi accompagnò nella camminata. Non so se il tempo sarà così galantuomo da preservarle i ricci; io le auguro che il vento soffi costante a scompigliarle i pensieri, sollevandole i boccoli. Perché i suoi sogni non finiscano su un binario morto.


Mia figlia Eleonora, tra Orte e Castel Bagnolo
Non esiste leggenda, senza qualcuno che ne tramandi le gesta.

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