mercoledì 7 giugno 2017

Il mondo dei treni


"Mi piace viaggiare in treno
veloce lasciare
stazioni e gallerie
correre accanto al mare entrare
in città rallentare passare
tra le case, spiare un balcone.
Mi piace guardare il treno
restare fermo al passaggio a livello
fare un gioco quello di contare  le lettere
fino all'ultimo vagone
sperare che l'ultima sia proprio
l'iniziale del tuo nome. "

Silvia Vecchini

Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno - Silvia Vecchini, Marina Marcolin, Topipittori

Così si esprime Silvia Vecchini nel suo "Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno", illustrato da Marina Marcolin, edito da Topipittori. La poetessa umbra descrive alla perfezione il rapporto arcano e simbiotico che si instaura tra l'immaginario del bambino e il lungo cavallo d'acciaio che egli vede srotolarsi dinanzi lo sguardo. A me preme sottolineare come Silvia, nel suo ideale emozionario a portata di bimbo, nello scavo quotidiano del suo sguardo attento alle piccole cose che gli si muovono intorno, consideri il "treno" elemento fondante e insostituibile nell'immaginario prodigioso dell'infanzia. Del resto basta leggerla la sua poesia, è una tale sequela di impulsi e sguardi, capace di far saltare in aria ogni accenno di punteggiatura, arrivando ad accavallare persino l'ingresso dei versi, pur di stare al passo delle emozioni. Ta-tan ta-tan, ta-tan ta-tan.

1) Mi piace viaggiare in treno

2) Veloce lasciare stazioni e gallerie

3) Correre accanto al mare

4) Entrare in città, rallentare

5) Passare tra le case

6) Spiare un balcone

7) Mi piace guardare il treno

8) Restare fermo al passaggio a livello

9) Fare un gioco, quello di contare le lettere fino all'ultimo vagone (sperare che l'ultima sia proprio l'iniziale del tuo nome).


La domanda sorge spontanea. Quante emozioni scatena un treno, tutte insieme, in un bambino?

Tralasciando la numero 3 (che dipende da dove la ferrovia insiste, il mare non c'è sempre), verrebbe da rispondere, comunque, tante.


E pensare che sono solo alcune, quelle descritte, tra le tante in opzione. 

Basterebbe sfogliare "Molly e Mae" di Danny Parker, illustrato da Freya Blackwood, edito da Terre di Mezzo, per rendersi conto che in treno ci si arrampica sui sedili, ci si sgattaiola sotto, si corre su e giù lungo i corridoi delle carrozze, si tracciano linee e disegni quando il vetro si appanna, ci si siede persino a leggere un libro, o a fare un qualunque gioco. Tanto per dirne qualcuna.

Molly e Mae - Danny Parker, Freya Blackwood, Terre di Mezzo
Molly e Mae - Danny Parker, Freya Backwood, Terre di Mezzo

Treni, stazioni e ferrovie costutuiscono un laboratorio itinerante, capace di connettere il bambino in presa reale con il tempo che scorre e lo spazio che si apre. Un'esperienza in perenne trasformazione,  capace di tenere in contatto il mondo esterno, fisico, con la propria sfera emotiva, interiore. 

 

Quando Eleonora era bambina non trascorrevo molto tempo a leggergli libri; frequentava una Scuola dell'Infanzia molto attenta in tal senso, che io e mia moglie scegliemmo con cura, e ci siamo sempre fidati del lavoro delle sue maestre. In compenso abbiamo trascorso molto tempo insieme a sfogliare il grande libro del mondo, andando continuamente in giro, alla scoperta di luoghi e suggestioni. Ogni settimana aveva cose nuove da raccontare, il suo linguaggio si arricchiva in continuazione, tracimando per fluidità e portata le migliori aspettative delle sue insegnanti che ogni volta dicevano: "ma che gli avete fatto fare?".



Una volta eravamo in stazione a Terni, stavamo passeggiando lungo il primo binario; era appena arrivato un treno merci da Civitavecchia, per l'acciaieria, Ele aveva compiuto da poco i tre anni e mezzo. C'era un manovratore venuto a sganciare il locomotore dai carri che di li a poco sarebbero stati presi in carico da un altro locomotore, per essere condotti all'interno dello stabilimento. Il simpatico manovratore, vedendo quella biondina riccioluta di mia figlia, col sorriso gli chiese:

"Bambina, ti piacciono i treni?"

E lei, senza farsi pregare:

"Si, ma qui non ci sono i treni storici come a Pittoia!"

Il povero manovratore rimase di sasso. Lui magari Pistoia l'aveva sentita nominare tante volte, magari non c'era nemmeno mai stato al Deposito Rotabili Storici; e una mocciosetta gnoma gli sentenziava che i treni che si apprestava a manovrare erano davvero poca cosa rispetto alle locomotive e ai locomotori storici presenti a Pistoia.  
 
 
Ho sempre cercato di non fargli pesare la mia passione, limitandomi a quel tanto che basta, sufficiente a fornirgli strumenti per leggere il mondo e soddisfare le sue curiosità. Oggi è una piccola donna che gioca a fare la femmina, presa dalle cose della sua età, per stare dietro a "Papà". Però a suo tempo ne ha fatte di passeggiate sulle traversine abbandonate a scattare foto a ponti e gallerie, nel Far West della Tuscia. C'è salita in cabina, ne ha azionate di leve, ha sollevato e sventolato le bandiere rosse del capostazione a Roccaraso, Castel di Sangro e San Nicola Silvana Mansio. E' venuta in deposito a vedere i rotabili storici, ma è anche entrata nelle officine, a Cosenza, a vedere i treni smontati. Abbiamo indossato pettorine ed elmetti. Ne abbiamo fatti di giri insieme, seduti sulla carrozza di un treno; pochi, ma buoni. 


Spero che abbia capito che la vita è fuori, che la lettura è uno spazio interiore che è bene si coltivi da sé, senza le mie interferenze. Che le avventure condivise insieme, se le porterà dietro per sempre.

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