venerdì 3 dicembre 2010

Gioia (Tristezza) Tauro


Anche l'ultima residua e indomita pagina della gloriosa storia delle Ferrovie Calabro Lucane sembra volgere fatalmente al termine. Non un temporale violento di fine estate, soltanto un epitaffio di vento carico di profonda mestizia. La resistenza è stata strenua e solitaria, in questo lembo di terra relegato ai margini estremi della Calabria. Lontano dei grandi disegni suburbani di reti ferroviarie convertite a traffico metropolitano, nel rispetto di un antico progetto più volte spezzato, e sovente messo a repentaglio dall'avanzar del tempo, nel progressivo retrocedere di una modalità di trasporto che, come nessun altro, ha forgiato luoghi e comunità, attraversandoli in modo discreto, ma non per questo indifferente ai loro destini.


Sarà che quaggiù non è mai arrivata la rivoluzione copernicana dalle automotrici M4 (figurarsi i nuovi Stadler, espressione di un'altra galassia ferroviaria), sarà che le M2 con l'originaria motorizzazione Breda erano sovrane indiscusse e indisturbate, sarà che i locomotori LM4 con la livrea giallo crema - rosso accattivante, armoniosa, elegante sembrano non aver smania di vendere la loro storia al primo passante.



Anche il deposito - officina è a misura d'uomo, mai troppo grande, dando a tratti l'impressione di poter respirare l'aria delle antiche manovalanze, tipico di chi non ha fretta di riscrivere la sua storia. Quelle M2 adagiate lungo i binari, carri di ogni genere accantonati in cerca d'autore, sembrano comporre, a corollario, un'antologia che rimanda al percorso interrotto delle Calabro Lucane.


Decenni di storia di vita ordinaria legati ad un filo in procinto di essere spezzato. Sono viaggi, vite, bisogni, paesi, non solo binari e stazioni. Non sono solo treni. E' tutto un patrimonio di risorse e ideali da gettare alle ortiche. Palmi e Cinquefrondi, altri due nomi da inserire nella bacheca dei ricordi.


Non mi abituerò mai ai colpi di spugna gettati sul tappeto, lavati via senza alcun rimpianto. Dicono che sia l'era delle grandi possibilità, di spostarsi da un capo all'altro, di vedere e scoprire il mondo dalla finestra di casa. Io mi guardo intorno e vedo un'era incompiuta e sradicata, senza capo né coda, fortemente individualista ai limiti dell'egoismo sfrenato, dove .... se non sai organizzarti da solo ... resti a piedi, a terra o tra le mura di casa. Fine della corsa.

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