mercoledì 18 marzo 2015

Intermezzo

Nonostante la crisi di vocazione ferroviaria che ha colpito ogni scalo d'Italia, ogni tanto, anche se sempre più di rado, qualcosa di interessante lo si riesce a vedere ancora a Terni. Erano quasi le nove quando, finite le commissioni, mi sono fermato in stazione a fare colazione. Mentre mi affacciavo sul piazzale ferroviario, una 652 manovrava i carri vuoti dal binario 1 al fascio della Thyssen. Contemporaneamente e in sordina, dal binario 5 partiva il regionaletto per l'Aquila. Sullo sfondo, in posizione molto defilata, c'era la 189 bianca (finalmente ce l'ho fatta a beccarla a Terni), che sembrava quasi guardata a vista da una 190 CFI. Il tempo di sporgermi qualche metro dalla banchina per una fotaccia ricordo scattata con il cellulare a distanza, e arriva l'IC 533 Ancona - Roma, con doppia di 403 (la seconda di rimando) in testa. Arrivava al contempo il 2480 Roma - Perugia. 


A ben guardare, la stazione è uno dei pochi angoli della città di Terni in cui, nonostante tutto e tutti, continui a sentirmi a casa. Sarà perché è stato crocevia di tante fasi della vita, quando ancora dei treni non me ne fregava nulla (e non pensate che ora come ora me ne freghi molto di più, per me restano principalmente un mezzo di trasporto che offre spunti di suggestione poetica e inviti a viaggiare con la testa, prima che con il corpo), vedendomi sia spettatore che attore protagonista. Sarà che è rimasto l'unico angolo della città con un propria, distinta, identità. Finiti i tentativi di riconversione a città universitaria e del cinema, falliti i pallidi tentativi di scopiazzamento delle idee altrui, una volta tramontata l'età industriale dell'oro, son rimaste le ceneri di una città in crisi di vocazione e di identità, prima ancora che sociale ed economica. 

In tutto questo la stazione è rimasto l'unico angolo che ancora tiene banco e tiene botta, smuovendo qualcosa, fossero anche solo i pendolari in cerca di fortuna, o qualche pertugio in cui evitare di lasciar intorpidire i sogni nella bruma che avvolge la città di prima mattina.

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